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Raffaello

Raffaello nasce a Urbino nel 1483 e muore a Roma nel 1520. Raffaello ricevette una prima educazione nella bottega paterna, però muore quando Raffaello ha 11 anni. Successivamente incontra Pietro Perugino. Un suo modello furono le opere di Piero della Francesca.
Raffaello ritrattista: nel nuovo secolo il genere del ritratto, già favorito del ‘400 da un’ampia fortuna cortigiana e dalle tentazioni realistiche della tradizione Fiamminga, oltre che dai primi exploit di Leonardo, si arricchisce di una complessità compositiva e psicologica verso risultati di naturalezza o suontuosa celebrazione.
Il volto della borghesia fiorentina sull’ esempio di Leonardo, Raffaello sviluppò sin da giovane una grande abilità come ritrattista riuscendo a unire la resa realistica dei personaggi con gli armoniosi paesaggi degli sfondi.
Agnolo Doni e Maddalena Strozzi: 1506 ca., olio su tavola. Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina.

Intorno al 1506 l’artista dipinse il Ritratto di Agnolo Doni e quello di Maddalena Strozzi. Al pari di sua moglie, Agnolo è ripreso a mezzo busto e di tre quarti, con lo sguardo rivolto verso l’osservatore, seduto sullo sfondo di una veduta di dolci colline e di un vasto cielo. Il viso ha lineamenti marcati e decisi, la fronte è leggermente corrucciata, la bocca serrata. All’ incisività delle linee del volto si contrappone l’andamento curvilineo delle spalle e delle braccia, che si chiudono in moto circolare verso le mani, placidamente abbandonate e ornate di anelli. Il pittore si è concentrato sul limpidezza dei contorni e sulla resa materica del velluto dell’abito.
Nel caso di Maddalena, l’artista ne ha riprodotto in modo realistico la pienezza delle carni e la bellezza imperfetta, cercando però di aggraziarne i lineamenti e addolcirne lo sguardo, secondo una prassi che tendeva a idealizzare i volti femminili rispetto a quelli maschili. Anche qui il pittore si è soffermato con compiacimento sulle stoffe e sui gioielli, indici di status sociale, diverso da Leonardo che non dipingeva lo statu sociale delle persone, ma i moti dell’animo.
Nella loro perfezione ottica, i due ritratti non raggiungono la penetrazione psicologica di quelli leonardeschi: qui Raffaello è ancora legato alla tradizione encomiastica fiorentina.
Verso una ritrattistica “a tutto tondo”  nei ritratti realizzati a Roma, Raffaello raggiunse un maggiore realismo nella definizione dei volti e seppe cogliere il carattere, il modo di essere e la posizione sociale dei personaggi con maggiore perspicacia.
Ritratto di donna (La Velata): 1512, olio su tela. Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina.
Uno dei risultati più straordinari dell’intera ritrattistica del ‘500 è la cosiddetta Velata, una giovane donna raffigurata a mezzo busto e da un punto di vista molto ravvicinato. La fanciulla ha l’aria serena e appagata, la bocca pare distendersi in un lieve sorriso, ripreso forse da Leonardo, e lo sguardo sembra esprimere una sorta di complicità con il pittore e con l’osservatore. Il capo e le spalle sono coperte da un pudico velo, sotto il quale appare un sontuoso, elegantissimo abito color crema ricamato d’oro: Raffaello ha modellato la meravigliosa manica a sbuffo in primo piano con baluginii di luce e profonde zone d’ombra nelle vivacissime pieghe, riuscendo così a renderla tridimensionale. Come per la Maddalena Strozzi, il taglio del ritratto ricorda ancora la Gioconda di Leonardo, ma il pittore urbinate (di Urbino) ha rinunciato al suggestivo paesaggio dello sfondo optando per un bruno uniforme, che proietta in avanti la figura inondata di luce anziché assorbirla nell’ atmosfera.
Ritratto di Baldassar Castiglione: 1514-15, olio su tela. Parigi, museo del Louvre.
Controparte maschile della Velata è in un certo senso il Ritratto di Baldassar Castiglione, diplomatico, scrittore, intellettuale nonché grande amico di Raffaello. L’uomo è raffigurato a mezzo busto, leggermente ruotato verso lo spettatore, sullo sfondo di una parete chiara non meglio definita, a destra si nota l’ombra proiettata dal corpo. Le mani saldamente unite e l’espressione del volto, con la bocca serrata e i grandi occhi azzurri che sembrano tradire un lieve imbarazzo. Il pittore si è soffermato sull’abito di panno e velluto, dipinto con pennellate veloci, e sul largo cappello, che disegna un’ampia sagoma scura sulla superficie retrostante, in netto contrasto con il colore luminoso dello sfondo. Il quadro si basa su tonalità brune e ocra, con l’unica eccezione della luminosissima macchia bianca della camicia. Raffaello è perfettamente riuscito a suggerire la personalità del soggetto: la sua eleganza, raffinata ma non ostentata (esibita), le sue qualità morali e intellettuali, il ruolo del perfetto gentiluomo rinascimentale da lui incarnato. Quindi oltre a dipingere gli aspetti esteriori (status sociale), dipinge anche gli aspetti interiori.
L’invenzione del ritratto ufficiale  durante il soggiorno romani, Raffaello raffigurò alcuni illustri esponenti della corte pontificia, contribuendo a fondare un vero e proprio sottogenere: il cosiddetto state portrait o “ritratto ufficiale”.
Ritratto di Leone X tra i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi: 1518, olio su tavola. Firenze, Galleria degli Uffizi.
Il Ritratto di Leone X tra i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi raffigura il papa, figlio di Lorenzo il Magnifico, seduto a un tavolo dove ha appena terminato di esaminare una Bibbia miniata (decorata) del ‘300. La figura del pontefice occupa la parte centrale della scena: l’artista lo ha rappresentato come un uomo abituato alle responsabilità, potente e massiccio; il volto grassoccio colto in un’espressione intensa testimonia la piena coscienza del proprio ruolo. Al confronto, i cardinali che gli fanno da consiglieri sembrano comparse.
Con la consumata (esperta) abilità degna di un pittore fiammingo, Raffaello ha costruito la scena descrivendone i particolari più minuti: gli oggetti posti sul tavolo, l’abito del papa, con i riflessi luminosi del velluto e i magnifici ricami del tessuto damascato, e persino la sfera metallica sullo schienale della sedia, che riflette l’interno della stanza e una finestra. Tutto il dipinto è dominato da un caldo colore rosso, tinta d’eccellenza di molti parametri sacri, a sottolineare ulteriormente il preciso messaggio politico, legato all’ esaltazione del potere dei Medici, tornati a guidare Firenze e inseriti ai vertici della Chiesa cattolica.

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