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La scultura toscana del primo Rinascimento

Il rivoluzionario percorso artistico di Donatello suscitò differenti reazioni: da una parte diede vita a un classicismo di stretta imitazione dei modelli antichi, come in Nanni di Banco, in Luca della Robbia e, in chiave più espressionistica e aspra, in Filarete; dall’altra generò uno stile naturalistico, ricco di virtuosismi e attento al dato reale, come in Iacopo della Quercia; infine ispirò uno stile tradizionalista che perpetuò il linearismo gotico e ridusse lo stiacciato donatelliano a decorazione superficiale, come in Agostino di Duccio. Tutti questi artisti, sull’esempio di Ghiberti, mitigarono gli estremismi di Donatello e, fondendo uno stile sobriamente classico con un moderato gusto ornamentale di derivazione gotica, permisero l’accettazione e la diffusione dei motivi rinascimentali. Nei primi tre decenni del Quattrocento, gli scultori più importanti si formarono nei due maggiori cantieri fiorentini, il Duomo e la chiesa di Orsanmichele. Un’altra impresa importante, interamente realizzata da Ghiberti, furono le ultime due porte del Battistero, quella settentrionale e quella orientale, detta Porta del Paradiso. Ghiberti divenne lo scultore ufficiale della città, per la sua capacità di innestare le novità rinascimentali nel solco della tradizione gotica e di garantire così opere rassicuranti rispetto alle esigenze della committenza pubblica. Anche altri centri quali Siena e Lucca si aprirono al Rinascimento, spesso in modo alternativo rispetto a Firenze, in cui comunque ci concentro la maggior parte degli scultori del primo Rinascimento.

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