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La Pittura Veneta


A differenza della pittura Toscana che basava l'arte sul disegno e sulla prospettiva, nella pittura veneta si accetta la prospettiva, ma invece del disegno, a differenza della pittura al centro dell'arte vi è il colore.
L'uomo non può essere al centro dell'universo perché non può essere al di sopra della natura in quanto esso è parte stessa della natura. Massimo rappresentante di tale ambito pittorico fu Giorgione, allievo di Bellini, di cui vi sono poche opere, per via delle sue poche rappresentazioni di sacri e molti per profani per privati. I suoi soggetti sono per la maggior parte incomprensibili, poiché fondeva il sacro e il profano. Esso ha il merito di prendere la lezione prospettica e arricchirla con quella coloristica per via dell'attenzione veneta verso il colore, poiché Venezia, essendo una città di mare, dà sensazioni e colori diversi. Gli artisti assorbono questa atmosfera e la dipingono su tela.

Pala di Castelfranco (Giorgione, 1504-1505)


Suddivisione del quadro in due parti: divisione del paesaggio (parte superiore) e del muro (parte inferiore).
Rappresenta San Liberale e San Francesco, la madonna con bambino. Riprende il riflesso usato da Antonello da Messina.
Si instaura una tradizione iconografica e per via di tale tradizione la madonna per la prima metà del 500 verrà sempre rappresentata sul trono e un catafalco.


I tre filosofi (Giorgione, 1507-1510)


Rappresentazione di tre filosofi immersi nella natura. C'è una divisione molto ordinata, ma la prospettiva geometrica pare poco per via del cambiamento cromatico della nuova arte.
Abbiamo colori squillanti e vivaci nelle vesti dei tre, fino ad arrivare al paesaggio veneto dipinto con colori più freddi. Tecnica che già usava Leonardo, ulteriormente sviluppata.


La tempesta (Giorgione, 1507-1510)


Una dei capisaldi della storia dell'arte. Vi è una donna che sta allattando, un uomo appoggiato a una sbarra. Vi è un'immersione dell'uomo nella natura. Tutte le rovine e gli elementi sono posti in modo uguale, senza gerarchie. Tutte le figure sono comprimarie. Lo scopo del quadro è attrarre lo sguardo sul cielo, sulla tempesta, che si abbatte sulla serena.
Opera organizzata con piani che si sovrappongono. La prospettiva è demandata a un susseguirsi di piani e linee. Vi è anche qui un ragionamento geometrico. Il quadro è divisio in tre parti: nella prima c'è l'uomo, la parte del ponte e la donna.
Vi è una seconda divisione tra terra e cielo. Questa suddivisione è data principalmente dalla variante cromatica. Questa è la differenza fra Firenze (ritegno) e Venezia (colore).

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