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La pittura fiamminga

Nei primi decenni del ‘400 l’unico fenomeno di pari importanza al Rinascimento fiorentino fu la Pittura Fiamminga, le cui opere si diffusero in un’area molto ampia, sia per la qualità dei prodotti, sia per la posizione geografica delle Fiandre e i rapporti economici e politici con l’Europa. Nelle Fiandre, appunto, nacque una pittura capace di riprodurre la realtà con una descrizione minuziosa resa possibile da una tecnica prodigiosa, capace di rendere la levigatezza dei corpi e la brillantezza della materia e di trasmettere la luce. I maestri fiamminghi poco interessati a rendere attraverso un metodo unico la profondità dello spazio, concentrarono la loro attenzione sulla rappresentazione delle figure, ambienti e oggetti, dipinti tanto amabilmente da evocare le diverse consistenze e la qualità dei materiali. La pittura fiamminga assegnò al ritratto un posto di rilievo e conservò alla pittura religiosa, di uso privato o pubblico, il prestigio che essa aveva nel passato. La particolarità distintiva dei dipinti fiamminghi è la rappresentazione delle figure e delle cose al massimo dell’illusionismo, attraverso una resa epidermica [= superficiale] delle figure (pelle, capelli) e dei materiali (vetro, metalli).

All’affermazione della pittura nordica concorsero 2 fattori:
- Il Mecenatismo dei duchi;
- Il prestigio economico delle città che diventarono centri di importanti commerci internazionali.

L’ esempio dei duchi, raffinati collezionisti e sostenitori delle arti, fu presto seguito dall’aristocrazia, dal clero e dalla ricca borghesia mercantile. Quest’ultima diede origine ad una società fortemente urbanizzata, intenta a ingrandire le città e a costruire modelli di vita comodi e sicuri. La tendenza al concreto portò così i committenti a chiedere agli artisti un immagine basata sull’aspetto visibile della realtà. Infatti il pubblico borghese amava vedere dipinti gli interni delle proprie abitazioni; e famosi banchieri o commercianti si facevano ritrarre per conservare o tramandare la propria immagine. Chiedevano che il pittore riproducesse i loro lineamenti con la maggiore fedeltà possibile, senza abbellimenti o idealizzazioni. Per guadagnarsi l’indulgenza divina e per diffondere un’immagine degna del loro rango sociale, i ricchi borghesi donavano alle chiese polittici [ = dipinto diviso in + pannelli ], in cui apparivano inginocchiati ai piedi dei personaggi sacri o ritratti sulle ante esterne.

* MECENATISMO = incoraggiamento dato allo sviluppo delle arti mediante la protezione di chi le esercita.

I maggiori esponenti della pittura fiamminga furono Jan Van Eyck e Hans Memling.

JAN VAN EYCK

Jan Van Eyck dotato di una grande cultura, e avendo soprattutto interesse per l’ottica e le composizione dei colori, si formò a Limburgo, in una regione di grandi tradizioni artistiche. Egli fu un uomo di corte: infatti prestò prima servizio presso Giovanni di Baviera, poi presso Filippo III di Borgogna a Bruges. Alla corte del duca Jan non fu solo pittore; infatti rivestì importanti incarichi diplomatici e diventò amico intimo di Filippo, cultore delle arti e intelligente mecenate. Lo stile dell’artista si differenzia da molti altri autori, in quanto alla concezione plastica della figura sostituisce una concezione pittorica. Nel dipinto della < Madonna del cancelliere Rolin > la forma viene definita con un procedimento squisitamente pittorico con il risultato di un maggiore naturalismo della figura, che pur mantenendo il rilievo, si ammorbidisce. Lo spazio (come ad esempio il piano del pavimento inclinato, che è un metodo che procura l‘illusione dello sfondamento del piano) ha maggiore profondità e una capacità diversa di inglobare figure e cose. Esso è ancora concepito come un contenitore, ma gli elementi della realtà non risultano più separati perché la luce li avvolge dolcemente. Oggetti e superfici non risultano meno precisi per questi effetti di luce: l’atteggiamento del pittore è comunque analitico e teso a registrare i minimi dettagli dei corpi. Il suo obiettivo non era la resa psicologica delle figure e neppure una particolare interpretazione della realtà, ma la realtà come si rivelava ai suoi occhi; proprio perché la rappresentazione è spinta al massimo del naturalismo, le opere dell’artista sembrano trascenderla [= superarla] e fissare lo spettacolo del mondo in una sorta di visione astratta.
L’interesse per il mondo sensibile portò Van Eyck ad essere un ritrattista formidabile oltre che l’iniziatore del genere che presenta il soggetto di ¾. Nella < Madonna del cancelliere Rolin >, il committente si fa ritrarre inginocchiato di fronte alla Vergine. Nel dipinto si vede quella che è una caratteristica della pittura fiamminga del ‘400: il diverso modo di trattare i personaggi reali e sacri. I primi, infatti, sono realizzati con una eccezionale verità, con la riproduzione puntualissima dei tratti fisionomici; i secondi vengono definiti attraverso la proposizione dei modelli liturgici tipizzati. Il contrasto è evidente: il viso duro e caratterizzato di Rolin si contrasta con quello dolce della vergine. L’ambiente in cui Van Eyck ha collocato la scena non è più quello di una stanza borghese, ma un luogo nobile con colonne e capitelli ornati. Una loggia aperta [la trifora] si apre su un incantevole paesaggio che si allontana fino all’orizzonte dove la volontà di dare profondità allo spazio risulta con chiarezza.

HANS MEMLING

Memling rispondeva in pieno al gusto della committenza del suo tempo in quanto perfetto nell’organizzare l’insieme di più figure, impeccabile nel suggerire la profondità, efficace nella resa dei particolari e degno dei grandi predecessori nell’evocare pittorescamente i materiali più diversi. Il polittico del < Matrimonio mistico di Santa Caterina > è considerato tra le più perfette creazioni dell’arte fiamminga e non stupisce l’ammirazione dei contemporanei che apprezzarono sicuramente l’equilibrio della composizione, le tenere sante inginocchiate ai piedi della Madonna e i santi composti che delimitano verticalmente lo schema compositivo delle figure. Il dipinto colpisce per il tessuto di broccato d’oro dell’abito di Santa Caterina, per i gioielli e i bordi ornati di preziose trame, per la grazia delle fisionomie e per l’armonia dei gesti. Oltre il trono sormontato da un baldacchino, tra le colonne di marmo e di pietra, alberi, colline ed edifici si delineano su un cielo luminoso e trasparente. Memling ha evocato visioni di pace e di splendori celesti in un mondo ordinato e sereno. La sua abilità gli ha consentito di comporre in una armonia priva di dissonanze le tipologie, le tradizioni figurative e le particolarità dei pittori della sua terra. Ma se c’è un limite nell’arte del maestro, questo può essere indicato nella ripetizione e nel suo immobilismo statistico. Infatti, realizzato un repertorio di temi e composizioni, Memling continuò a riproporlo.

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