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Neoclassicismo

neoclassicismo

Nel 1751 c’è l’illuminismo, movimento culturale e letterale in cui si evidenzia il valore di nazionalità che porterà alla rivoluzione francese; viene inoltre pubblicata l’”Enciclopedia” formata da 17 volumi. Basato sulle idee illuministe nasce il neoclassicismo (dalla metà del ‘700 fino alla fine dell’800); in questo periodo ci furono molti cambiamenti dovuti alla massa di persone che si trasferiscono in città, nascita dell’urbanistica; a causa di queste enormi migrazioni ci furono molti problemi dovuti all’igiene, al sovraffollamento e alla mancanza di ospedali.
Gli utopisti volevano trovare delle soluzioni a questi problemi, due importanti furono Owen e Fourier. Owen realizzò un villaggio che univa tutte le caratteristiche positive della campagna e della città con un massimo di 2mila abitanti, che poi fallì; Fourier ideò il falansterio che consisteva in un grande palazzo in cui vivevano insieme persone della stessa età, lavoravano tutti insieme e lo stipendio si divideva tra tutti, non c’era nessun profitto, fallì anche questo.

- A Parigi il barone Hausmann procede con lo sventramento della città; Napoleone voleva eliminare le strade medievali del centro per evitare le sommosse, vengono abbattute case e chiese e costruiti i grandi “boulevard”, vengono costruite però le fogne, i parchi e gli ospedali.
- Washington è costruita a scacchiera: a est il campidoglio, a ovest il fiume Potoma e a nord la Casa Bianca; nell’incrocio tra le vie principali si trova la statua di Washington.
- St. Pietroburgo: hermitage
- Milano: foro Bonaparte
- Roma: p.za del popolo
Si tengono le esposizioni universali in cui si esponevano merci e nuove tecnologie a carattere mondiale, la prima si tenne nel 1851 a Londra dove si riscontrarono innovazioni a livello costruttivo come il “Crystal palace” di Packston, costruito in ferro e vetro, dove si tenne appunto l’esposizione; un’altra innovazione a livello costruttivo si tenne a Parigi nel 1889 con la tourre Eiffel.
Nel neoclassicismo (nuovo classicismo) valevano di più le idee di chi realizzava un’opera; il teorico più importante fu Winckelmann, studioso bibliotecario della corte di Sassonia in Germania; arrivato a Roma e sotto l’ala del cardinale Albani si immerge nello studio delle opere classiche e ha potuto ammirare e copie romane delle statue greche; in seguito può anche visitare gli scavi di Pompei.
Winckelmann divide l’arte greca in 4:
- periodo arcaico: di preparazione
- il “bello”: di Fidia
- sublime: di Prassitele e Lisippo
- decadenza: il periodo romano
Nel 1764 scrive il primo libro di storia dell’arte, scritto in tedesco che poi verrà tradotto nelle altre lingue; le sue teorie influenzeranno David.

DAVID


Jacques-Louis David nasce a Parigi nel 1748 e muore nel 1825; dopo un apprendistato presso il pittore tardo-rococò Vien, partecipò al Prix de Rome e al quarto tentativo vinse; il Prix de Rome era una borsa di studio che l’Accademia di Francia assegnava ai giovani artisti più promettenti per consentire loro un periodo di soggiorno e di studio; si trattenne a Roma fino al 1780 dove ebbe modo sia di conoscere le teorie artistiche di Winckelmann, sia di studiare l’arte antica e rinascimentale.
Inizialmente influenzato dalle idee rococò (nei quadri: disordine, numerosi personagi, uso diagonale per rappresentare il movimento e panneggi svolazzanti), dopo la visita a Napoli cambia totalmente il modo di dipingere.
Dopo 5 anni torna in Francia dove poi si sposa con una donna nobile, Charlotte Pécoul che lo aiuterà quando finirà in prigione; essendo un uomo molto attivo politicamente, infatti, parteciperà alla rivoluzione francese con Robespierre e verrà arrestato e in seguito rilasciato.
Rimane affascinato dall’entrata di Napoleone in cui vede il liberatore e diventa pittore di corte; in seguito scopre le vere intenzioni e fugge in esilio prima in Svizzera e poi a Bruxelles.
“Giuramento degli Orazi”: (1784) David prende a prestito una storia raccontata da Tito Livio che parla di una guerra tra Orazi e Curiazi. L’immagine è costruita con perfetto equilibrio, con linee nette e colori freddi. La scena è collocata in un ambiente di severa e spartana solidità. L’ambiente è raffigurato secondo i principi della prospettiva centrale. Ciò dà un senso di equilibrio orizzontale che accentua la solennità del momento rappresentato. Il quadro si divide idealmente in tre riquadri distinti, segnati dai tre archi a tutto sesto dello sfondo. Nel primo riquadro ci sono i tre fratelli Orazi. Sono visti di scorcio così che sembrano quasi formare un corpo solo. Hanno le gambe leggermente divaricate in avanti, il braccio proteso. I loro lineamenti sono tesi, le espressioni sono concentrate: esprimono tutta la determinazione che li porta a sacrificare la loro vita per la patria. Al centro, nel secondo riquadro, c’è il padre; ha un aspetto solenne, tiene in mano le tre spade che sta per consegnare ai figli dopo aver raccolto il loro giuramento; l’altra mano è sollevata in alto, a simboleggiare la superiorità del principio per il quale vanno a combattere: la difesa della patria e delle loro famiglie. Nel terzo riquadro ci sono le mogli degli Orazi con due figli, sono accasciate ed addolorate anche se non compiono gesti di teatrale disperazione, non piangono neppure, la loro sofferenza è intensa ma composta sopportata con grande dignità, perché comprendono la necessità del sacrificio dei loro uomini. Il soggetto storico è qui utilizzato con un unico contenuto: l’esaltazione dell’eroismo.

“Marat assassinato”: (1793) è una storia vera, Marat era un uomo politico, un rivoluzionario francese. Lo ritrae nella vasca da bagno perché durante la rivoluzione si era preso una malattia della pelle che lo costringeva a stare per ore nella vasca da bagno per lenire il dolore.

Carlotta Corday, l’assassina, chiede di vederlo per scrivere una supplica per scarcerare il marito; mentre Marat scrive lei lo pugnala.
David blocca in questa sorta di istantanea l’attimo in cui Marat passa dalla vita alla morte ma anche in quello in cui passa da politico a eroe; la penna è la sua unica arma, mentre il pugnale giace a terra e il sangue sembra abbia riempito la vasca. Lo sfondo fa contrasto con il colorito della carne; David si ispira a un autore del ‘600: Caravaggio con la “deposizione di Cristo” per la mano che cade e dall’uso della luce che viene da sinistra; c’è una sorta di cammino che parte dal viso, porta al braccio e arriva alla penna.
Il messaggio di questo quadro è che l’uomo politico è un uomo normale e che non per forza vive nel lusso(camera).

“L’incoronazione di Napoleone”: ritrae il momento in cui Napoleone viene incoronato, ci sono rappresentate circa 80 persone, tutte in ordine.
Rappresenta l'incoronazione di Napoleone Bonaparte e di Giuseppina il 2 dicembre 1804.
Nel quadro è dipinto anche il papa Pio VII, infatti egli fu presente ma Napoleone non gli permise di fare l'incoronazione.
David si prese alcune libertà artistiche con gli invitati della cerimonia. Nel palco principale raffigura Madame Mère (la madre dell'imperatore) che in realtà era a Roma; dipinse anche se stesso e Vien nel palco superiore.

CANOVA


Nasce a Possagno, vicino Treviso nel 1757 e muore a Venezia nel 1822 (mano: accademia di Venezia; cuore: chiesa dei frati di Venezia e corpo: tempio di Possagno).
Il primo apprendistato lo svolge a Venezia dove impara a lavorare in bottega e frequenta l’accademia; nel settembre 1779 parte per Roma, dove ammirerà le statue romane ed elaborerà il suo stile artistico.
“Dedalo e Icaro”: (1777) è di un classicismo più ellenico; rappresenta padre e figlio che, per uscire dal labirinto si fa costruire delle ali di cera ma poi si avvicina troppo al sole; le carni risentono della rigidità del realistico infatti Icaro presenta la pelle liscia mentre Dedalo ce l’ha appesantita; il padre col volto contratto sta fissando le ali, formate da penne tenute insieme con la cera, alle braccia del ragazzo che lo asseconda con fiducia, pregustando la gioia del volo.

Una delle opere più importanti del neoclassicismo è “Paolina Borghese”: (1804) e rappresenta la sorella di Napoleone come una Venere; in questo periodo lavora sia per i francesi che per gli austriaci. Canova voleva raggiungere l’ideale di bellezza che viene raggiunto dalla perfezione del marmo; spesso ricopre le sue opere con una cera rosa per renderle più reali.
Paolina è raffigurata idealisticamente nuda, e con in mano un pomo; la sua immagine richiama quindi quella di Venere vincitrice, con il pomo di Paride in mano, attestato di superiore bellezza. La figura è adagiata mollemente su un triclino, in una posizione recumbente: in assoluta staticità, morbidezza del materasso.

“Monumento funebre a Maria Cristina”: (1805) viene realizzato per gli austriaci.
Il monumento funerario a Maria Cristina d'Austria rappresenta una grossa novità nella tipologia dei monumenti funerari. Il monumento funebre ha sempre avuto come centro compositivo il sarcofago o l'urna in cui materialmente venivano conservare le spoglie del defunto. Al di sopra dell'urna veniva collocata l'effige statuaria del defunto; di sotto o di fianco venivano poste immagini allegoriche sul significato della morte. Nel monumento a Maria Cristina d'Austria l'urna scompare per essere sostituita dall' immagine triangolare di una piramide. L'effigie statuaria viene sostituita da un ritratto di profilo a bassorilievo, inserito in un medaglione di chiara derivazione classica. Notevole importanza assumono le figure allegoriche che, nell'intenzione dell'artista, non sono puri e semplici simboli ma devono commuovere per l'azione in divenire che stanno rappresentando. In questo caso, infatti, le figure compongono un singolare corteo funebre che si accinge a salire i gradini che portano alla porta della piramide. Da questa porta fuoriesce dell’acqua che scorre sui gradini come un velo leggero e impalpabile e sta a simboleggiare la vita dopo la morte. Il corteo è aperto da una giovane ragazza che ha già un piede oltre la soglia della tomba. È seguita da una donna che rappresenta la Pietà con in mano l'urna delle ceneri della defunta. Un'altra ragazzina la sta seguendo. Più indietro un'altra giovane donna avanza, aiutando un vecchio uomo a salire le scale. Sono rappresentate tutte le tre età della vita, dalla gioventù alla vecchiaia, a simboleggiare che la Morte non risparmia nessuno. Le figure procedono con incedere lento e mesto. Hanno tutti la testa chinata in avanti, a simboleggiare che nei confronti della Morte la superbia umana non può nulla. Di fianco la porta della piramide, che quindi simboleggia la porta di passaggio dal mondo terreno al mondo dei morti, c'è l'allegoria del Genio della Morte poggiato sul Leone della Fortezza. In alto, il medaglione con il ritratto di Maria Cristina d'Austria è circondato da un serpente che si morde la coda, simbolo quest'ultimo dell'Eterno Ritorno. Il medaglione è sostenuto dall'allegoria della Felicità, mentre un'altra figura angelica porge alla defunta una palma, simbolo della gloria. La piramide, come simbolo dell'Oltretomba, è decisamente una immagine neoclassica, viene inoltre usata la piramide perché Napoleone, negli stessi anni, trova la “stele di Rosetta”.

“Tempio di Possagno”: da lui realizzato nel paese natale; prende ispirazione dal Panthèon e dal tempio di Atena nell’acropoli, il frontone ricorda infatti il tempio di Atena (octastilo e dorico con metope e triglifi), la parte del retro ricorda il panthèon.
Aveva progettato 27 metope ma ne realizza solo 7 nelle quali si intravede il suo spirito passionale che cercava di mediare nelle altre opere.

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