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Il Neoclassicismo è un movimento artistico-culturale sviluppatosi tra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell'Ottocento.
Durante questo periodo si avvertiva la necessità di una razionale chiarezza oggettività: la ragione era esaltata poiché capace di condurre gli uomini verso la verità. Questa concezione si manifesta anche in ambito artistico attraverso il movimento del Neoclassicismo, che mirava al raggiungimento di un "nuovo classicismo", rifiutando gli eccessi del Barocco, la frivolezza e la superficialità del Rococò.
Le scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei promossero l'interesse per l'antichità greca, considerata garante di armonia e razionalità e, per questo motivo, un modello da imitare.
Il principale teorico del Neoclassicismo fu lo storico dell'arte Winckelmann, il quale sosteneva che l'arte dovesse essere espressione del bello ideale.

Il bello ideale è un connubio di armonia, compostezza, rigore e perfezione: esso non si raggiunge imitando la natura, ma rappresentandone le parti più belle in un insieme armonioso.
Winckelmann esalta l'esemplarietà del modello del bello ideale proprio dell'arte greca, nettamente in antitesi con il gusto artistico frivolo e superficiale del Rococò.
Il fine estetico del Neoclassicismo non può essere disgiunto da quello etico: il bello ideale coincide con il buono: pertanto, l'arte è un connubio di bellezza e stimolo alla virtù individuale e collettiva. W. sosteneva, infatti, che l'imitazione non dovesse essere fine a se stessa, bensì la necessità di recuperare i valori etici ed estetici dell'arte greca, espressione di razionalità. Tuttavia, ogni periodo possiede un proprio modello di bello ideale, che riflette il quadro culturale della società, per questo motivo, la concezione di W. fu considerata "astorica": il modello greco non può essere perfetto ed eterno, valido per ogni epoca.

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