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Michelangelo

Michelangelo nasce nel 1475 a Caprese vicino ad Arezzo, dove il padre era podestà. Quando ha pochi mesi la famiglia va a Firenze. Giovanissimo inizia a frequentare la bottega del Ghirlandaio. Lorenzo de’ Medici colpito da Michelangelo lo invita alla sua corte. Michelangelo frequenta i giardini di San Marco dove Bertoldo lo istruisce in una scuola di carattere teorico. Bertoldo faceva copiare agli artisti le molte statue presenti nei giardini. Questo modo di fare scuola precede l’accademismo dell’800. In quei giardini nasce la poetica di Michelangelo: dopo aver fatto un’opera di copiature bisogna iniziare ad inventare. Secondo Michelangelo l’artista deve formare nella sua mante l’immagine precisa di ciò che vuole rappresentare e poi trasferirla con un’operazione mentale con le mani nel marmo. Una caratteristica delle sue statue è la tecnica del non finito, dove il blocco di marmo è ancora presente in alcune parte dell’opera finita per mettere in evidenza la bellezza delle figure ed il fatto che queste, secondo lui, uscissero dal marmo del quale lui toglieva il “soverchio“. Michelangelo era un gran credente. Lui vuole rappresentare il bello, l’ideale. Nel corso della sua vita una serie di vicende storiche (muore Lorenzo de’ Medici; repubblica di Savonarola poi ucciso da eretico; repubblica di Pier Soderini; ritorno discendenti dei de’ Medici; sacco di Roma nel 1527; inizio protesta di Martin Lutero) modificano il suo modo di credere e di concepire la bellezza. Per lui il bello non è più quello esteriore ma quello interiore. Michelangelo dice che la cosa più bella dell’universo è il corpo umano, in particolare quello in movimento; lo dimostrano alcune opere di Firenze, dove resta fino al 1496. Fra queste fa la Centauromachia, dove ci sono dei corpi aggrovigliati, e un cartone che gli fu commissionato per esser posto in una sala pubblica di fronte a uno di Leonardo, la Battaglia di Anghiari. Michelangelo fece invece la Battaglia di Cascina dove per mostrare il massimo del movimento rappresentò i soldati fiorentini mentre si rivestono dopo un bagno nell’Arno, avvertiti dell’arrivo dei nemici. Nel 1496 và a Roma dove le opere che lo influenzano maggiormente sono il Torso e il Laocoonte. Nel 1498 gli viene commissionata dal cardinale Jean Bilhères la Pietà (ricerca della bellezza ideale, Madonna con il volto giovani quanto quasi quello di Gesù, esalta il panneggio della veste per fare un contrasto e mettere ancora più in evidenza la perfezione di Cristo; il suo modo di rappresentare la pietà era sconosciuto e mai stato fatto in quel modo, ispirato dall’iconografia nordica). Questa è l’opera che lo rende famoso. Torna a Firenze nel 1501, dove gli vengono commissionati il David e il Tondo Doni, e dove resta solo fino al 1504. Michelangelo torna a Roma per restarci fino al 1514. A Roma gli viene commissionata l’opera che lo tormenterà per tutta la vita: la tomba del Papa Giulio II, uomo forte ed ambizioso, piuttosto severo e crudele. Voleva rilanciare la Chiesa, promuovere la ricostruzione di San Pietro e farsi fare una tomba mastodontica che doveva contare 40 statue. Michelangelo passerà sei mesi a Carrara per scegliere i marmi da utilizzare. Le statue si ridussero poi a 6 le più famose sono il Mosè, lo schiavo morente e lo schiavo ribelle. Michelangelo lavorerà anche alla Cappella Sistina dal 1508 al 1512. Ritorna a Firenze fino al 1534 e infine si reca nuovamente a Roma (dal 1536 al 1541 farà la parte di fondo della Cappella con il giudizio universale) dove morirà nel 1564 (il suo corpo verrà riportato a Firenze).

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