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Caravaggio

Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, nasce a Milano nel 1571 da genitori originari di Caravaggio, un piccolo centro della bergamasca. Si forma presso la bottega del pittore Simone Peterzano, nella città di Milano, che lo porta con sé in alcuni viaggi a Venezia. Caravaggio viene così a contatto con il realismo lombardo da una parte e dall'altra con il rinascimento veneto (Tintoretto, Tiziano, Giorgione ecc…).
A vent'anni si trasferisce a Roma, prima presso Lorenzo Sicilano, di seguito presso Antiveduto Gramatica e poi presso il Cavalier d'Arpino.
Costui gli affida l'esecuzione di quadri rappresentanti fiori o frutta, generi disprezzati dagli accademici del tempo perché ritenuti inferiori rispetto ai dipinti in cui venivano rappresentate figure umane. Egli inventa così un suo particolare repertorio dipingendo giovani presi dalla strada, messi in posa, accompagnati da cesti di frutta, calici e oggetti di vetro.

Tra i primi dipinti dell'artista c'è il Bacchino malato (1591, Galleria Borghese, Roma) probabilmente un suo autoritratto durante un periodo in cui fu ricoverato all'ospedale per malaria, il Bacco (1593-94, olio su tela, Uffizzi, Firenze) nel quale, nella brocca è presente un autoritratto del pittore e il Canestro di frutta (1596, olio su tela, Milano)
In tutti queste sue prime opere, traspare l'influsso michelangiolesco nelle figure massicce e la caratteristica principale delle opere del Caravaggio: la volgarità.
Le persone rappresentate non sono infatti uomini belli e perfetti ma uomini veri e reali, così come la frutta delle sue nature morte appare spesso bacata e marcia e le foglie bucate.
Successivamente il Merisi conobbe il suo primo protettore: il cardinal Francesco Maria Del Monte, uomo appassionato d'arte che, incantato dalla pittura di Caravaggio ne acquistò alcuni quadri.
Grazie al suo protettore, la fama di Caravaggio inizia a decollare e, tramite la sua intermediazione il pittore riceve le prime committenze.
Caravaggio mutò il suo stile abbandonando le tele piccole rappresentanti singoli soggetti ed inizia a dedicarsi alla realizzazione di opere complesse con più gruppi di personaggi che interagiscono tra loro, descrivendo all'interno dell'ambiente un episodio specifico. Uno dei primi lavori di questo periodo è il Riposo durante la fuga in Egitto (1596, olio su tela, Roma) del quale però non si conosce il committente. Nel 1599 ricevette la prima commissione pubblica per tre grandi tele da collocare all'interno della Cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. Le tre tele che si intitolano rispettivamente San Matteo e l'angelo, La vocazione di San Matteo e La crocifissione di San Matteo, sono di imponenti dimensioni. Tutte e tre olio su tela, vennero realizzate in un periodo che va dal 1597 al 1602. San Matteo e l'angelo è probabilmente l'ultima delle tre tele ad essere stata realizzata. La prima versione di questo quadro fu rifiutata dai committenti in quanto priva del decoro che un santo doveva avere, San Matteo era infatti rappresentato come un popolano analfabeta a cui l'angelo guida materialmente la mano nello scrivere il Vangelo, in una posizione rozza, con le gambe scoperte e incrociate e con i piedi in primo piano. Indossava abiti umili e privi di drappeggi e non aveva aureola. L'opera venne quindi acquistata da un privato , passò ai Musei di Berlino e venne distrutta durante un bombardamento nella seconda guerra mondiale.
La seconda versione rispetta invece i canoni dell'epoca: San Matteo, ispirato da un angelo apparso alle sue spalle, scrive autonomamente, ha un abito drappeggiato dai toni caldi e le gambe sono coperte. Unico "vezzo" che Caravaggio si concede è la posa del santo, che sta in equilibrio precario con una gamba piegata e appoggiata sullo sgabello.
La Vocazione di San Matteo è realizzato su due piani paralleli, quello superiore vuoto, occupato da una sola finestra, mentre quello inferiore raffigura il momento preciso in cui Cristo, accompagnato da San Pietro, indicando San Matteo dice: <<Lascia tutto e seguimi>>. Il Santo, esattore delle tasse palestinese, è seduto ad un tavolo con un gruppo di gabellieri, vestiti come i contemporanei di Caravaggio, come in una scena da osteria. Mentre tutti i gabellieri sembrano interessarsi ad altro, San Matteo indica se stesso come a dire: <<State chiamando proprio me?>>.
E' la prima grande tela nella quale Caravaggio, per focalizzare l'attenzione di chi guarda in punti precisi, immerge la scena in una fitta penombra tagliata da una luce che non proviene ne dalla finestra ne dalla porta (presumibilmente alle spalle di Cristo e San Paolo) ma dalla parte in alto a destra. Questa sorta di "luce morale" mette in risalto solo i personaggi destinatari della salvezza divina e la mano di Cristo (che ricorda la mano della Creazione di Adamo, affresco di Michelangelo realizzato nella Cappella Sistina), mano che, come nella Creazione di Adamo, crea un uomo di fede. La gestualità che anima la scena è stata di sicuro ispirata all'Ultima Cena di Leonardo.A causa della sua indole aggressiva, Caravaggio fu spesso coinvolto in episodi di risse e violenze che andarono via via aumentando. Venne denunciato e imprigionato diverse volte ma il fatto più grave si svolse a Campo Marzio nel maggio 1606, a causa di una discussione causata da un fallo nel gioco della pallacorda, il pittore venne ferito e a sua volta ferì mortalmente il rivale. Caravaggio venne condannato alla decapitazione che poteva essere eseguita da chiunque lo vedesse in strada. Con l'aiuto della famiglia Colonna, benestanti che possedevano diversi feudi nelle campagne laziali, Caravaggio riesce a scappare da Roma facendo perdere le proprie tracce. Si spostò tra Napoli, la Sicilia e Malta. Nei dipinti di questo periodo appaiono ossessivamente personaggi giustiziati con la testa mozzata, come ad esempio in Giuditta che decapita Oloferne (1607), scomparsa e pervenuta ai tempi moderni grazie ad una copia e nelle due versioni di Davide con la testa di Golia.
La seconda versione di David con la testa di Golia (olio su tela, 1609-1610, Galleria Borghese, Roma), è stata realizzata durante gli ultimi mesi di vita che Caravaggio passa a Napoli. E' assai più violento e sconvolgente della prima versione generalmente datata 1606-1607, dove David rappresenta la vittoria del bene sul male. Qui, il giovane ha un'espressione di umana compassione dipinta sul volto, e contempla la testa urlante di Golia, nella quale Caravaggio si è autoritratto. Secondo alcuni critici d'arte, il pittore si sarebbe raffigurato non solo nella testa del gigante ma anche, in giovane età, nel David (come dimostrerebbero i confronti tra questa figura e il Bacchino malato). Secondo quest'ultima interpretazione, il David-Caravaggio, giovane e quindi non ancora toccato dal peccato, uccide il Golia-Caravaggio oramai peccatore incallito. Le lettere che si leggono sulla spada di David "H-AS OS", sono una sigla che rappresenta il motto agostiniano "Humilitas Occidit Superbiam" (l'umiltà uccise la superbia). Il quadro venne molto probabilmente inviato a Roma al cardinale Scipione Borghese a supporto di una lettera nella quale Caravaggio chiedeva di poter essere graziato. In attesa di ricevere una risposta da Roma, Caravaggio si mise in viaggio per Palo, feudo distante solo 40 km da Roma. Ma all'arrivo a Palos, Caravaggio venne arrestato (probabilmente perché scambiato per un'altra persona o perché non in possesso di documenti) e il traghetto ripartì con i suoi bagagli, nei quali era contenuta una preziosa tela, il San Giovanni Battista, pegno concordato con il cardinale per la sua definitiva libertà. Caravaggio si reca quindi a Porto Ercole, dove era diretta l'imbarcazione, ma al suo arrivo questa era già ripartita. In preda alla febbre per infezioni intestinali l'artista morì a Porto Ercole. Pochi giorni dopo la sua morte arrivo a Napoli, presso la Marchesa Costanza, sua protettrice, il condono papale.

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