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Merisi, Michelangelo - Caravaggio (17115)

Michelangelo Merisi, detto il “Caravaggio” nacque a Milano nel 1571, da una famiglia proveniente da Caravaggio, un piccolo paese del bergamasco. Nel 1584, all’età di soli 13 anni cominciò a lavorare nella bottega di Simone Peterzano

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Merisi, Michelangelo - Caravaggio

Michelangelo Merisi, detto il “Caravaggio” nacque a Milano nel 1571, da una famiglia proveniente da Caravaggio, un piccolo paese del bergamasco.
Nel 1584, all’età di soli 13 anni cominciò a lavorare nella bottega di Simone Peterzano (un pittore molto famoso all’epoca).
Nel 1592 il giovane Caravaggio, si trasferì a Roma, allora capitale dell’arte; qui a causa del suo carattere ribelle e rissoso, fu protagonista di numerose risse.
Nel 1606, infatti, al termine di un litigio, uccise uno degli avversari, così condannato a morte, fu costretto a fuggire, così, si rifugiò inizialmente a Napoli e successivamente giunse a Malta, dove lavorò per i cavalieri dell’ordine e da dove dovette nuovamente fuggire, nascondendosi in alcune città della Sicilia (tra le quali Messina).
Nel 1609 tornò a Napoli, e ferito in un agguato raggiunse infine Porto Ercole, ed il Caravaggio morì a causa della malaria e degli strapazzi nel 1610.
(la formazione del Caravaggio è prettamente legata all’ambiente lombardo, quest’informazione biografica, a causa della mancanza di prove certe, è ipotizzata dell’osservazione delle opere dell’autore, dalle quali si può notare il prevalentemente uso di luci ed ombre)
Nei primi anni di permanenza a Roma, il Caravaggio conobbe, il cavalier d’Arpino, per il quale lavorò alla sua bottega; dopo qualche tempo conobbe il cardinal del monte, che diventerà suo protettore, il quale gli commissionò vari lavori, come il: “Canestro di frutta”:

Canestro di frutta
Un olio su tela realizzato intorno al 1596, destinato ad essere dono al cardinale di Milano Federico Borromeo; con quest’opera l’artista osserva la realtà indagandone ogni aspetto, anche quello meno piacevole, infatti il Caravaggio non ci mostra la frutta in modo ideale, ma come evidentemente doveva apparirgli; le foglie di vita ci appaiono accartocciate, le foglie della mela forate così come la mela intaccata da un baco o i grappoli d’uva, dei quali alcuni acini risultano schiacciati o addirittura mancanti (questo rappresentare la realtà in modo crudo e semplice è tipico dell’arte caravaggesca).

Un'altra opera fondamentale del percorso caravaggesco è: “La vocazione di San Matteo”.
Matteo, commissionato da Gesù per scrivere il vangelo, morì martire), una delle grandi tele commissionategli per la chiesa romana di San Luigi dei francesi, raffigura il momento in cui, secondo tradizione, Gesù sceglie il gabelliere Matteo come suo apostolo; la scena è ambientata in un locale scuro e disadorno, alla destra della tela vi sono Cristo che punta il dito in direzione di Matteo e San Pietro, ritratto quasi di spalle, mentre Matteo, seduto al tavolo con quattro uomini, incredulo della situazione, reagisce, accennando con un dito, interrogativamente a se stesso, come per sincerarsi che il Signore si stesse rivolgendo a lui, degli uomini seduti al tavolo solo i due uomini seduti alla destra si accorgono della presenza di Cristo, con il quale incrociano un gioco di sguardi, mentre gli altri due uomini sono troppo intenti a contare il denaro per rendersi conto di ciò che stava accadendo (la simbologia di Caravaggio è molto chiara, la chiamata di Dio è rivolta a tutti gli uomini, ma ciascuno è libero di aderirvi o respingervi); in alto a destra notiamo una luce che dona volume e risalto alla figura in penombra, tale luce può essere definita al contempo reale o ideale, in quanto può essere interpretata o come la luce proveniente dalla porta dalla quale sono entrati Cristo e San Pietro o coma una luce proveniente da Cristo il quale col dito la sposta su Matteo e gli altri uomini.

L’ultimo dipinto romano di Caravaggio è: “La morte della vergine”.
Tela commissionatagli dai carmelitani scalzi, della chiesa di Santa Maria della scala e dagli stessi rifiutata perché ritenuta irrispettosa della figura della vergine, la scena drammatica raffigura la Madonna subito dopo la morta, mentre la Maddalena e gli apostoli le si stringono intorno piangendo ( ciò che scandalizzò i contemporanei fu, secondo una tradizione, che l’artista per ritrarre la morte della vergine, s’ispirò al cadavere di una prostituta affogata nel Tevere); il corpo di Maria viene raffigurato adagiato su una panca di legno, irrigidita dalla morte, ma col ventre innaturalmente gonfio; come si può notare, Maddalena così come gli apostoli piange accasciata su una sedia, quindi Caravaggio li rappresenta come coloro che soffrono davanti alla scomparsa di persone care ( con questa immagine l’artista cerca di portare Dio tra noi).L’ambientazione del dipinto è come di consueto cupa e spoglia e sul corpo di Maria pende un drappo rosso, simbolo di sangue e violenza e la luce proveniente dal retro, percorre la tela obliquamente, sottraendo solo in parte i personaggi alle tenebre.

Un’altra importante opera caravaggesca è il: “David con la testa di Golia”.
forse l’ultimo dipinto in assoluto realizzato da Caravaggio, dallo sfondo buio, emerge la figura adolescenziale di David che regge per i capelli la testa del gigante Golia; l’espressione del Golia (i cui lineamenti congelati dalla morte alludono ad un autoritratto di Caravaggio), è angosciosa e inquietante; in quest’opera il Caravaggio adopera un magnifico gioco di luci ed ombra.
Altre opere importanti ricordiamo:
“La resurrezione di Lazzaro”, che il Caravaggio realizzò a Messina.
“Il martirio di San Matteo”, una tela che raffigura l’altare, l’uomo che sta per uccidere Matteo, il santo che si è elevato spiritualmente, mentre tutti si allontanano inorriditi, in fondo Caravaggio che guarda la scienza.
Lo stile del Caravaggio è realistico.
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