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La pittura a Firenze a metà del Quattrocento


Con l’espressione “pseudo rinascimento” Federico Zeri , storico dell’arte italiano tra i più importanti del Novecento, ha definito lo stile della pittura fiorentina della prima metà del Quattrocento: gli inizi razionali e fortemente innovativi di Masaccio ebbero infatti poco seguito e prevalsero da un lato toni delicati e poetici e un particolarismo ancora gotico, dall’altro divagazioni prospettiche ed espressionistiche che, portando all’estremo le conquiste dei padri del Rinascimento, oltrepassavano i limiti del reale. In questo contesto si muovono Filippo Lippi, caratterizzato da uno stile dolce, e Paolo Uccello, sperimentatore delle possibilità espressive della prospettiva. L’affermazione a Firenze di un tipo di pittura raffinata e cromaticamente ricercata rispetto allo stile rigoroso e intellettuale del primo Umanesimo è dovuta anche alla conquista definitiva del potere da parte di Cosimo il Vecchio de Medici e al costituirsi di un ricco ceto borghese con aspirazioni aristocratiche. Per questa committenza lavoravano Domenico Veneziano, giunto in città nel 1439, che portò la sensibilità luministica e la delicatezza dei colori proprie dell’ambito veneto, Andrea del Castagno, autore energico ed espressivo che richiama l’ultimo Donatello, e Benozzo Gozzoli, che per i suoi dettagli preziosi e sovrabbondanti portò oltre la metà del secolo la tradizione tardogotica.

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