GLI ULTIMI MESI DI MICHELANGELO MERISI DA CARAVAGGIO

Caravaggio è tutto un mistero. Ma negli ultimi mesi di vita ci sono due misteri che si incastrano uno nell’altro.
Ricostruiamo prima la sequenza biografica. Caravaggio nato a Milano, va a Roma è ottiene un enorme successo. Poi uccide un uomo. E’ latitante. Scappa in Sicilia e poi arriva a Malta. Entra in rapporti con i cavalieri di Malta; senonché egli fa uno sgarbo misterioso ad un alto cavaliere di Malta: il primo dicembre del 1608 è cacciato dall’isola. E’ costretto a scappare nuovamente, ed è inseguito da segugi per ucciderlo. Torna in Sicilia: a Siracusa e Messina. Infine a Palermo, dove dipinge nella tarda estate del 1608: Natività coi santi Lorenzo e Francesco d'Assisi
E’ un assoluto capolavoro. Esposto in una chiesa di Palermo (Oratorio di San Lorenzo) e rubato nel 1969. Questo è il primo mistero. Curiosamente di questo quadro non si è mai saputo nulla. Pare che sia stato rubato dalla criminalità organizzato. Un pentito ha detto che il quadro sarebbe stato passato dalla Mafia alla Camorra e sia andato distrutto nel terremoto dell’Irpinia del 1980. Una leggenda afferma che si trovi nello yacht di un qualche miliardario. C’è chi dice che sia in un nascondiglio segreto di un latitante.

Sorte simile di un’opera precedente: la prima versione di San Matteo e l’angelo (1599) [pag. 134], distrutto durante la seconda guerra mondiale. L’opera venne rifiutata dalla famiglia dei committenti: i Contarelli. Primo esempio di ricusazione di un’opera. San Matteo è analfabeta, lo spirito santo infonde la conoscenza. L’angelo aiuta San Matteo tenendogli la mano, poiché egli non riesce a impugnare la penna.
La seconda edizione invece viene accettata ed esposta nella cappella Contarelli [pag. 135]. San Matteo è sempre umile (=piedi scalzi) ma non più rozzo. Ha l’aureola e scrive su un leggio, mentre l’angelo non tiene la mano del santo. La bravura di Caravaggio è testimoniata dall’abilità nella rappresentazione delle vene nelle mani del santo e dal panneggio dell’angelo che lascia presumere lo studio del cielo.
Intanto Caravaggio da Palermo si imbarca e il 20 ottobre del 1609, pochi mesi prima della sua morte, è a Napoli; finché nel novembre di quell’anno lo beccano all’uscita dell’osteria del Cerniglio e lo massacrano, essendo arrivati gli sgherri del cavaliere di Malta. Ma lui si salva, perché girava sempre armato (tanto che da questo momento in poi dormirà sempre vestito e sempre con la spada a fianco) e grazie all’intervento degli amici della locanda.
Ma l’immagine di quest’assalto è rilevabile nel quadro: David con la testa di Golia (1609-1610). Il volto di Golia è un autoritratto fatto allo specchio. I critici dell’arte hanno fatto delle diagnosi su questo volto: evidentemente ha preso una bastonata in fronte che gli ha rotto i muscoli dell’occhio, quindi gli occhi sono strabici e uno cade. Caravaggio, quindi, si è autoritratto e ha rappresentato le sue condizioni dopo l’aggressione. La testa mozzata allude alla sua condanna per decapitazione. Il quadro è spedito a Roma ed è un messaggio per avere la grazia dal Papa. Caravaggio medita sulla sua stessa morte; si chiede quale sia il punto di trapasso. I critici inoltre si interrogano sull’identità del Davide; una cronaca del tempo dice che si tratti del Caravaggino: o uno dei ragazzi che lo accompagnavano oppure un suo autoritratto da giovane a memoria. Quindi anche nel momento più disperato della sua vita la luce emanata dal petto del giovane è luce di speranza. Caravaggio rappresenta la vita com’era e la vita com’è diventata, la salvezza possibile e la maledizione che è arrivata.
Entriamo nel secondo e gigantesco mistero: la morte di Caravaggio.
Si dice che Caravaggio morì di disperazione a Port’Ercole. La principessa Colonna, infatti, a Napoli lo avrebbe convinto ad andare in barca a Civitavecchia per rientrare a Roma e ottenere la grazia. Quindi parte in barca con tre quadri a bordo: due San Giovanni Battista e una Maddalena, ambitissimi dopo la sua morte. Ma la nave fa scalo a Palo, dove viene imprigionato nel castello degli Odelscachi, ma quando lo rilasciano la nave è già partita. Avendo perso i suoi quadri, preso dalla disperazione, va a piedi da Palo fino a Port’Ercole. Viene ricoverato in ospedale, come attesta un documento ritrovato, dove muore. Questa è la prima tesi: morte di malattia e disperazione.
L’altra tesi afferma che Caravaggio in realtà è stato ucciso. Quindi la principessa Colonna è una traditrice, convincendolo a partire per Civitavecchia. O nel castello Odescachi lo uccidono e lo buttano in mare, oppure è ucciso durante il viaggio e poi buttato in mare. Quindi lui non è mai arrivato a Port’Ercole. Questa tesi è la più plausibile, considerando l’improbabilità che Caravaggio nelle sue condizioni sia riuscito a fare a piedi circa 200km da Palo a Port’Ercole.

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