Ominide 50 punti

Manierismo

Termine coniato fine 700 per indicare dispregiativamente i modi stilistici di quegli artisti giudicati unicamente emulatori di Michelangelo e Raffello, ritenuti responsabili della decadenza artistica seguita al sacco di Roma. La radice del vocabolo è maniera, termine usato come sinonimo di stile. Il termine Manierismo non si deve intendere in senso negativo: deriva dalla parola maniera, ovvero stile. Presuppone l'uso della licenza ovvero del bizzarro, l'estroso, il virtuosistico. Ci sono due fasi della produzione manierista: primo periodo di rottura (1515-25) nei confronti della tradizione classicista, esemplificabile nello sperimentalismo anticlassico di Rosso e Pontormo. Una seconda fase della età della maniera (1527-30 in poi) in cui si evidenziano gli aspetti introdotti dall'uso della licenza all'interno dell'ordine normativo delle regole pittoriche: si esaltano gli aspetti edonistici e celebrativi sui significati e sulle strutture.

Antonio Allegri (1489-1534):

Nasce e si forma in un paese a Correggio (Reggio Emilia). Si sa poco della sua formazione: si reca a Mantova dove subisce l'influenza di Mantegna soprattutto per quanto riguarda la concezione di storia. Conclusa la fase giovanile torna a Correggio e inizia a svolgere incarichi importanti; viaggerà in tutta l'Emilia e anche a Roma dove entra a contatto con le opere di Leonardo. La prima opera si ha a Parma, dove entra a contatto con le pale emiliane di Raffaello. A Parma viene incaricato di affrescare la Camera della Badessa nel convento di S. Paolo intorno al 1519. Riprende in quest'opera da Leonardo lo studio dei volti,e degli stati d'animo e l'idea di un'architettura dipinta naturale, da Raffaello le fisionomie dei putti e la relazione tra lo spazio del quadro e quello dello spettatore. Si concentra più sulla forma che sui problemi della pittura. Porta sia un'imitazione della natura sia del prodotto di altri artisti (Raffaello, Leonardo appunto) con l'intento di riprodurre il vero, senza creare un prodotto che interpretato porta alla salvezza. Non è da trascurare l'aspetto ludico della pittura di Correggio: Correggio cerca di esprimere sempre i sentimenti e i moti dell'anima (come Leonardo) tenendo sempre a mente il rapporto con la realtà. Alterna concetti e oggetti sacri e profani, fisici senza una linea di demarcazione che separi i due concetti. Altra opera fondamentale è l'affresco della Cupola di S. Giovanni a Parma, tra il 1520-1521. Pur utilizzando ancora gli artisti precedenti come spunto, con quest'opera esce allo scoperto. Correggio trasforma la cupola, facendo diventare la pittura architettura (mentre tutti volevano interagire pittura e architettura). Le figure rappresentate sono collocate nello spazio senza alcuna inquadratura architettonica. La cupola si rifà alla cappella Sistina di Michelangelo per le grandi torsioni fisiche degli apostoli. Tramite questa pittura Correggio crea stupore nello spettatore: questo stupore, ricco sia di elementi pagani che di fede, è dato da un effetto di profondità, reso dalle figure prospetticamente ordinate, dal digradare delle nubi, e dalla presenza di colori non timbrici come quelli di Michelangelo, ma colori belli da vedere, che catturano lo spettatore. Ultima opera fondamentale è la Cupola del duomo di Parma raffigurante l'assunzione di Maria, composta tra il 1526/30. Anche qui si rivede un senso di sfondato spaziale portato ai limiti estremi: la composizione assume un effetto arioso dato da un colore fluido e leggero, e dalla combinazione tra nubi dense ai corpi reali, inseriti perfettamente nello spazio.

Tiziano Vecello (1488-1576):

Si trasferisce giovanissimo a Venezia e qui domina la scena, incontrando prima le opere di Bellini, e in seguito Giorgione da cui apprende il gusto per la pittura tonale e l'attenzione al paesaggio. Diventa pittore ufficiale della Serenissima e afferma e consolida la sua fama tramite opere come L'amor sacro e l'Amor profano. Raggiungerà anche Roma dove esterna la sua impostazione classica e monumentale delle figure, l'attenzione per l'espressione dei visi e per gli atteggiamenti dinamici dei corpi, allo stesso modo di Raffaello e Michelangelo. Dopo questa commissione a Roma viene conteso dalle maggiori corti del Nord: lavora a Ferrara, a Mantova, a Brescia. In seguito indirizza la sua attenzione verso il manierismo acquisendo un gusto raffinato per le contorsioni anatomiche che abitano la scena storica di memoria michelangiolesca e l'esibizione di un repertorio scenografico elaborato e decorato esprimendo anche drammaticità, torsione e dinamismo.

Jacopo Robusti, (1519-94):

Si forma alla scuola di Tiziano, ma viene estromesso in quando Tiziano aveva già scelto il suo successore, il Veronese. Concilia nella sua pittura la lezione di Tiziano con quella del manierismo Veneziano. L'opera principale è il ritrovamento del corpo di S. Marco del 1562: lo spazio e la prospettiva sono manieriste. Lo spazio è infinito, prosegue verso lo spettatore. Annulla tutti i valori della prospettiva: le figure in primo piano sono enormi mentre quelle subito dietro hanno dimensioni ridotte. Crea così un'idea di dinamismo. La contiguità resa tra spazio reale e spazio dipinto crea un coinvolgimento emotivo dello spettatore che rende la tela quasi teatrale. L'architettura è fatta di luce, del contrasto tra luce e ombra. In questo dipinto non ci fa partecipi di un evento storico ma di un'insieme di elementi oltre i limiti del reale e della storia, avvicinandosi all'ascesi della pittura di Michelangelo che trascende il limite fisico del corpo. Ci vuole rendere partecipi di una visione trascendente, di ciò che prova il Santo avvicinandosi a Dio. Lo scopo dei dipinti del Tintoretto è uno scopo cristiano.

Paolo Caliari (1523/1588):

Erede di Tiziano, dopo essersi formato nella natia Verona, si sposta a Venezia dove esegue opere molto importanti per il doge stesso. Il suo linguaggio è opposto a quello del Tintoretto. I due sono successori di Caravaggio, entrambi manieristi. Il linguaggio del Veronese però è rapportato con la realtà. il suo spazio è visto dal basso verso l'alto, si dilata. Non è una visione religiosa ma è come se lo spazio del dipinto proseguisse verso la natura, di cui viene esaltato il rapporto con l'uomo. La protagonista dei dipinti è la luce: diffusa, mai in ombra. Non usa una pittura tonale, ma abbina timbri diversi. La sua pittura richiama l'impressionismo, è moderna. Non ci sono riferimenti storici ma tutto si fonde in un unico tempo che è anche quello di chi guarda (nel Tintoretto non è così).

Giorgio da Castelfranco (1477-1510):

Nato a CastelFranco si trasferisce presto a Venezia dove entra nella bottega di Bellini. Qui apprende la pittura cromatica e l'attenzione per la natura. Era letterato e musicista. Compone poche opere orientate tutte all'attenzione del dato atmosferico, elaborando la pittura tonale, dalla compenetrazione luminosa di colori, stesi senza disegno preventivo, sicuramente di stampo leonardesca ma dove è posta più insistenza sull'aspetto cromatico. Diventa maestro di Tiziano e rivoluziona la pittura del tempo. Sintetizza i 2 poli espressivi di pittura del tempo. Elabora un concetto di natura armoniosa. E' promotore di ideali umanistici non interpretati. L'uomo raffigurato nei suoi dipinti non è protagonista, il suo corpo non è strumentalizzato, ma è posto alla pari della natura, abita il mondo. Anche la concezione di fare arte è nuova: essa è esperienza, il processo artistico si ha mentre si dipinge l'opera. Giorgione può essere considerato ancora uomo rinascimentale.

Barocco

Estetica anticlassicista, letteratura delle metafore. Il termine barocco privilegia l'irregolarità, la virtuosità, il virtuosismo. La Realtà è rivista in modo scientifico - matematico - critico. Si ha una crisi di un sistema dei valori che porta a un'arte che non corrisponde alla realtà. Nell'arte spicca l'egemonia della Chiesa che commissiona opere per combattere i movimenti protestanti. Nell'arte si cerca il piacere, il diletto portando stupore (in questo caso lo stupore porta a sottolineare la fugacità dell'uomo di fronte alla Chiesa come guida, che può portare alla salvezza). L'arte diventa un modello per il credente che favorisce la fantasia: la realtà non esprime una verità assoluta, non è più capibile testualmente. Viene meno la sintesi tipica rinascimentale (da particolare a universale) e assume molta importanza il dettaglio che non è parte dell'unità, dell'universale. Tutto è individuato: l'artista deve stupire la singola persona. E' fondamentale il virtuosismo degli artisti che porta a specializzazioni dell'arte. La visione è sempre particolareggiata, mai d'insieme. Il Barocco parte dalla controriforma e gli artisti, col pretesto di educare lo spettatore, godono di una certa libertà. Non si definisce un senso ultimo che definisce tutta la realtà (viene meno il principio di utilità e autorità). La storia, la realtà, le conoscenze sono in continua metamorfosi: ciò esalta l'esistenza umana ma anche la caducità della realtà. Ciò si ottiene indagando la natura prima vista come perfezione. Ne approfitta la Chiesa che presenta la fede come unico mezzo di salvataggio dalla morte, rappresentata nell'arte. Arte che passa dalle percezioni sensoriali, in continuo mutamento: cambia la pianta, da rettangolare, centrale a ellisse. Barocco: da portoghese "perla irregolare ma unica" (considerata simbolo di perfezione)o dal francese "bizzarro" ovvero uscire dagli schemi. La realtà è indagata in ogni sua faccia, non solo quelle piacevoli.

I Carracci: si formano sul finire del 500 a Bologna, Ludovico, Agostino e Annibale Carracci e fondano l'Accademia dei Desiderosi, detta dal 1590 degli Incamminati. Questa accademia d'arte ha un approccio sia classico che riferito a artisti come Michelangelo, Raffello, Leonardo. L'intento è di fare un'arte comprensibile al popolo. La pittura preferita è quella di genere non religiosa ne storica, ma viene rappresentato il quotidiano. Viene posta molta attenzione sulla realtà. Il più importante è Annibale che termina il suo apprendistato focalizzando l'attenzione sulla realtà quotidiana. Compone "La macelleria" con un intento di differenziamento e di polemica dal manierismo. Si rifà alla tradizione fiamminga, cercando un connubio tra questa scuola e quella italiana. L'uomo non è più protagonista ma reso alla pari degli altri oggetti. Il soggetto della natura morta è molto diffuso e verrà utilizzato spesso più avanti.

Registrati via email