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Andrea Mantegna, Cristo morto

Saggio straordinario di virtuosismo prospettico è la piccola tavola raffigurante Cristo morto (“Cristo in scurto”, come viene indicato nei documenti dell’epoca), destinata alla devozione privata.
La figura abbandonata di Cristo è posta su un’ampia lastra di marmo, probabilmente la Pietra dell’Unzione, sulla quale, secondo il rito ebraico, egli sarebbe stato cosparso di unguenti prima della sepoltura, e che fu venerata a Costantinopoli fino alla conquista ottomana.
La costruzione prospettica non ha precedenti: Cristo è rappresentato in un drastico scorcio che ne deforma la figura e la costringe in uno spazio quadrato; il punto di vista ravvicinato e leggermente rialzato obbliga l’osservatore a cogliere senza mediazioni la realtà dolorosa della morte di Cristo, il suo torace gonfio, le piaghe dei piedi e delle mani, il colore livido alterato dai contrastati bagliori.

Domina una sensazione di vuoto: alle figure dei dolenti è concesso uno spazio ridottissimo e Maddalena è soltanto allusa dal vasetto d’unguento, posto sulla destra.

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