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Filippino Lippi, Le Storie di san Filippi


Filippino Lippi, dopo il periodo giovanile, esasperò il movimento e il senso di inquietudine delle sue composizioni, creando scenografie suggestive e bizzarre, arricchite, dopo un viaggio a Roma tra il 1488 e il 1493, di riferimenti alle architetture e alle pitture antiche: fu proprio lui a importare a Firenze il gusto per le decorazioni a grottesche. Tra gli affreschi, oltre al completamento del ciclo masaccesco della cappella Brancacci, è da ricordare come sua impresa principale la decorazione della cappella Strozzi nella chiesa di Santa Maria Novella: su commissione del potente mercante e banchiere Filippo Strozzi, Lippi dipinse tra il 1487 e il 1502, a cavallo del soggiorno romano, le Storie di san Giovanni e di san Filippo, basate sulla leggenda aurea di Iacopo da Varagine. L'episodio in cui san Filippo scaccia il demonio è immerso in un'atmosfera da incubo: sullo sfondo di un edificio convesso ad ali colonnate e ricoperto di ornamenti, il santo, dopo essersi rifiutato di sacrificare al dio Marte, scaccia il demonio nelle vesti di drago, mentre il figlio del gran sacerdote muore per le esalazioni venefiche. Iconografia e stile risentono della crisi politica e religiosa fiorentina: è infatti rappresentato lo scontro fra cristianesimo e paganesimo, tema caro alle prediche di Savonarola, reso attraverso immagini concitate ed elaborate, in cui le figure assumono pose teatrali e persino gli elementi architettonici e l'idolo sembrano animarsi di vita propria. I colori sono violenti e il dinamismo dei movimenti di membra e panneggi è esasperato.

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