pexolo di pexolo
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Annunciazione


L’invisibile linea divisoria che ancora separava il pubblico dalla scena sacra cade nell’Annunciazione di Filippino Lippi. Il «pubblico», in questo caso il cardinale-committente, non si fa scrupolo di turbare il momento cruciale dell’intera fede cristiana (tanto che si precipita, dalla solennità tragica del Masaccio, nella commedia, in un capolavoro di «goffaggine»). La Vergine, infatti, si gira per tre quarti distratta dal santo, che ne approfitta per raccomandarle il suo protetto.

Giovanni Battista Moroni


Avvertendo la scena sacra allo stato puro come incompatibile con il suo repertorio da ritrattista concreto e realista, il Moroni recupera il tema religioso come oggetto di meditazione da parte di un devoto, o di più devoti. La recupera cioè come un momento interno alla psicologia del devoto: la scena religiosa si teatralizza in quanto si psicologizza, diventando un contenuto mentale. Due esempi dimostrano chiaramente l’utilizzo di questo espediente, cioè la Coppia di devoti davanti (accanto) alla Madonna, il Bambino e S. Michele e il Gentiluomo in preghiera davanti alla Madonna. L’Ultima cena, tuttavia, fa eccezione in quanto non si tratta di una scena immaginata come oggetto di meditazione da parte del pittore: è invece come se il pittore avesse invitato i personaggi sacri a casa sua, offrendogli un lauto pranzo. Non è più il pubblico a salire sul palcoscenico, ma sono i personaggi sacri che scendono dal palcoscenico per accogliere un invito a pranzo da parte del pittore (che, fra l’altro, si rappresenta autoritratto accanto alla figura del Cristo seduto, dominando la scena sia con la statura, sia con lo sguardo).

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