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Leonardo da Vinci

Leonardo da Vinci, architetto, scienziato, pittore e scrittore, nasce il 15 Aprile 1452 a Vinci, un piccolo borgo rurale della Toscana. Figlio illegittimo del notaio Ser Piero e di una giovane contadina, Leonardo trascorre l'infanzia nella campagna fiorentina dapprima con la madre e poi presso il padre. Di lui ci parla dettagliatamente il Vasari nel suo trattato "Vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri". Quando pubblicò il trattato, Leonardo era morto da poco più di trent'anni, ma già godeva di una fama leggendaria. Il Vasari ce lo descrive come una persona impaziente, curiosa e dal carattere mutevole (<<cominciò molte cose, e nessuna mai ne finì>>). Essendo figlio illegittimo di un notaio, Leonardo non ricevette la stressa educazione dei figli naturali e, non seguendo le orme del padre, non si dedicò allo studio delle lingue classiche. Essendo come egli stesso diceva <<sanza lettere>>, era escluso dalla scienza ufficiale, la cui lingua rimaneva ancora il latino. Non poteva inoltre leggere le opere degli Antichi nella loro forma originale proprio per questo Leonardo si fidò sempre poco delle verità tradizionali accettate come tali, anche se queste si appoggiavano ad un'importante nome dell'Antichità; fu infatti tra i primi a riconoscere il valore dell'esperienza intesa sia come sperimentazione che come studio scientifico della realtà. Si cimentò in diverse in diverse discipline tra cui l'anatomia, la botanica, l'astronomia e la meccanica, facendo esperimenti e traducendo in disegno tutti i suoi studi.

Due caratteristiche fondamentali della poetica figurativa di Leonardo sono il contrapposto e lo sfumato. Per contrapposto un bilanciamento delle masse corporee che anno subito una torsione (cioè una rotazione secondo due sensi opposti) attorno ad un'asse. Lo sfumato consiste sia in un passaggio quasi impercettibile dall'ombra alla luce, sia nel passaggio da contorni netti e continui a contorni sempre meno precisi e definiti.
Oltre alle sue opere pittoriche possediamo infatti una mole sterminata di scritti disegni ed anche trattati.
A diciassette anni si trasferì a Firenze per studiare presso la bottega del Verrocchio e qui rimase fino a trent' anni. Qui ricevette le prime commissioni tra le quali "L'adorazione dei Magi" (olio e tempera su tavola, 1481, Firenze, Galleria degli Uffizi) per i monaci agostiniani di San Donato vicino a Firenze.
Contrariamente a quanto altri pittori avevano fatto in precedenza, occupandosi dello stesso soggetto, Leonardo colloca la scena all'aperto. La Vergine è collocata al centro e attorniata dai Magi (in basso inginocchiati) dai pastori e dagli angeli alle sue spalle. La capanna della natività, decentrata è situata in secondo piano, in altro a destra, mentre le rovine architettoniche a sinistra rappresentano la distruzione del tempio di Gerusalemme. La battaglia sullo sfondo rappresenta il mondo pagano che non ha ancora ricevuto la notizia della nascita del Messia. I due alberi, alle spalle della Madonna, contribuiscono ad aiutare la costruzione prospettica ed inoltre, la palma, simbolo del martirio, preannuncia il futuro destino del bambino.
La tavola rimase però incompiuta e Leonardo nel 1482 lasciò Firenze per Milano. Il suo arrivo a Milano fu preceduto da una lettera di autopresentazione indirizzata a Ludovico Sforza, nella quale Leonardo elencava le sue capacità in particolare in tema di arte militare. Appartengono agli anni milanesi alcune delle sue più importanti opere: la "Dama con l'Ermellino", la prima versione della "vergine delle rocce" e la famosa "Ultima cena".
La "Dama con l'Ermellino" (olio su tavola, Cracovia) risale alla fine degli anni Ottanta (1489-1490 ca) ed è uno dei ritratti più delicati mai eseguiti da Leonardo. La ragazza rappresentata è stata identificata in Cecilia Galleràni, giovane e bellissima amante, poco più che quindicenne, di Ludovico Sforza. La ragazza, che indossa abiti tipici della moda spagnola, è in una posa contrapposta con lo sguardo e la testa rivolti a destra e tiene tra le mani un ermellino raffigurato in posizione araldica, con una zampa anteriore appoggiata sul braccio di Cecilia e l'altra sollevata e piegata. Gli occhi nocciola della modella sono dello stesso colore di quelli dell'ermellino.
L'ermellino simboleggia castità, infatti i bestiari dell'epoca questo animale avrebbe preferito essere ucciso piuttosto che rifugiarsi nella tana, se fangosa, perché in quel caso si sarebbe sporcato il mantello bianco. Allo stesso tempo il nome in greco dell'ermellino, galé, rinvia per assonanza al cognome Galerani, inoltre, allude a Ludovico Sforza che qualche anno prima della realizzazione del ritratto, era diventato membro dell'Ordine dell'Ermellino.
Fra il 1495 e il 1497, Leonardo porta a compimento il "Cenacolo". Il dipinto di notevoli dimensioni, fu eseguito per volere di Ludovico Sforza su una parete del refettorio del convento milanese di Santa Maria delle Grazie. Il tema dell'ultima cena era già stato più volte trattato da diversi artisti ma nessuno ne aveva mai modificato l'iconografia. In questi dipinti infatti, il Cristo era sempre stato colto nell'atto di celebrare l'Eucarestia e Giuda era raffigurato seduto nel lato del tavolo opposto a quello dove venivano situati gli altri apostoli e Gesù. Leonardo sconvolge questa consuetudine collocando i dodici apostoli tutti nello stesso lato del tavolo, sei alla destra e sei alla sinistra di Cristo e scegliendo di rappresentare il momento in cui Gesù annuncia il futuro tradimento di Giuda (<<In verità vi dico: Uno di voi mi tradirà>> Giovanni,13,21-24). L'artista sceglie dunque, non di rappresentare un evento che riguarda la fede ma un atto umano: il tradimento di un amico; è così che attraverso diversi studi, Leonardo riesce a donare alle sue figure una mimica facciale e gestuale in grado di farne trasparire l'angoscia e lo stupore. Gli apostoli si raggruppano a tre a tre, isolando la figura del Signore che non ha aureola ma è evidenziato dalla luce che entra dalla finestra dietro alla sua testa. La sala con gli arazzi alle pareti e con il soffitto cassettonato è costruita seguendo uno schema prospettico che ha punto di fuga sulla testa del Signore. Il dipinto non può essere definito un vero e proprio affresco in quanto Leonardo lo ha fatto con l'intonaco a secco, si tratta piuttosto di un'opera a metà tra un affresco e una pittura muraria. Per questo, il dipinto non si è conservato bene e il Vasari ci riferisce che nel 1566, poco più di sessant'anni dopo la sua realizzazione, l'opera era già rovinata. Sottoposto nel corso dei secoli a numerosi interventi di ridipinta che ne anno alterato forme e resa cromatica, dal 1977 è stato oggetto di un radicale restauro , concluso nel 1997, che lo ha liberato dalle sovrapposizioni di colore non originali.
Nel 1499, con l'invasione francese del ducato di Milano, Leonardo iniziò a peregrinare per diverse città italiane, passando per Mantova, Venezia,Firenze e di nuovo Milano. Nel 1513, dopo l'elezione di papa Leone X, si trasferì a Roma con la speranza di ricevere qualche importante incarico tramite la mediazione del suo protettore Giuliano de' Medici, fratello del pontefice. Proprio per Giuliano, tra il 1513 e il 1515, dipinse il ritratto più famoso del mondo, quello di Monna Lisa, conosciuta anche come La Gioconda (Olio su tavola, Parigi, Louvre) nella quale si vuole identificare una nobil donna napoletana che era in relazione con il Medici. Molto probabilmente, come ci testimonia Vasari, il dipinto era stato iniziato a Firenze nel 1503-1506, come ritratto di Monna Lisa Gherardini, consorte di Francesco del Giocondo, e dovette quindi essere modificato durante gli anni romani. La tavola mostra una giovane donna al di qua di un parapetto, di tre quarti, con le braccia appoggiate sul bracciolo di una sedia. Il tenue sorriso e lo sguardo, che sembra seguire l'osservatore ovunque egli si sposti, derivano in gran parte dallo sfumato . I contorni sfumati della figura fondono Monna Lisa con il paesaggio alle sue spalle, un paesaggio deserto e roccioso con due laghi posti su due differenti livelli e un ponte, unico elemento antropico, all'altezza della spalla destra della donna.

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