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Francesco Hayez, Pietro Rossi prigioniero degli Scaligeri

L'opera colpì soprattutto per il soggetto rappresentato, non ispirato ad un episodio della mitologia classica come consuetudine in epoca neoclassica, ma tratto della Storia delle repubbliche italiane, saggio storico dello svizzero Sismondi. Heyez illustra il momento in cui Pietro Rossi riceve dal doge Francesco Dandolo l'incarico di continuare la resistenza contro l'espansionismo di Mastino II della Scala, che stava assediando il castello di Pontremoli. Simbolo della strenua lotta contro il dispotismo, l'eroe è presentato in armi; dibattuto tra senso del dovere e affetti familiari: la moglie e le due figlie lo supplicano di non partire, mentre il messaggero del doge, alla sua destra, lo invita a seguirlo. La verosimiglianza della ricostruzione storica, lo svolgimento narrativo lento, l'ambientazione ricca di dettagli, l'efficace resa dei sentimenti attraverso una minaccia espressiva, i contenuti politici di un episodio del passato strettamente connessi alle aspirazioni contemporanee sono tutti elementi propri della nuova sensibilità romantica. Per queste ragioni questo dipinto venne considerato una sorta di manifesto dell'età romantica.

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