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Vedutismo

È una corrente diffusa in Italia e nel resto dell’Europa dal padre di Vanvitelli.
Tale genere pittorico è caratterizzato dalla rappresentazione di vedute prospettiche di paesaggi, riprese dal vero.
Come era possibile rappresentare così precisamente? Grazie alla camera ottica, che può essere considerata l’antenata della nostra macchina fotografica.
Tale strumento tramite delle lenti mobili (obiettivo) proiettava al suo interno l’immagine capovolta del soggetto su cui la si puntava.
La prima camera ottica era grande quanto un armadio e veniva trasportata tramite delle stanghe.
Sulla sommità c’era uno specchio che tramite l’obiettivo proiettava sul foglio di carta la veduta che si voleva riprodurre.
Il vedutista entrava nella camera al buio, si sedeva e l’immagine che vedeva proiettata era la proiezione prospettica esatta del soggetto riflesso.

A causa delle sue scomode dimensioni, fu inventata un’altra camera ottica più piccola, dotata di un obiettivo che rifletteva il soggetto puntato su uno specchio interno inclinato di 45 °, che a sua volta riproiettava il soggetto capovolto su un vetro.
Così era possibile ricalcare per trasparenza la proiezione ottenuta.

Francesco Guardi

Rappresentava le cose dopo averle interpretate. I contorni sono meno nitidi rispetto a quelli di Canaletto.
L’atmosfera è idealizzata e pittoresca. Gli spazi non hanno proporzioni reali ma vengono dilatati o ristretti in base a ciò che l’artista vuole trasmetterci. Le “macchiette” che realizza hanno caratteristiche caricaturali, ad esempio nell’opera “Molo con la libreria”, tali macchiette sono solo rapide macchie di colore. In quest’opera la luce è vibrante e lo spazio è profondo. La prospettiva è scenografica e l’artista dimostra di avere acquisito una maggiore padronanza del pennello. Venezia appare filtrata attraverso l’esperienza personale dell’artista.

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