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Michelangelo - Il Giudizio Universale

L’opera piu’ famosa di Michelangelo e’ sicuramente “Il Giudizio Universale” realizzato una ventina di anni dopo la volta della Cappella Sistina, che prende il nome da papa Sisto IV della Rovere.

Michelangelo realizzò il famosissimo affresco del Giudizio Universale, su commissione di Clemente VII, ma realizzato sotto Paolo III Farnese. Si nota subito un sostanziale cambiamento rispetto agli altri affreschi, che risponde ad un percorso spirituale dell’artista stesso ed alle vicende storico-politiche come il sacco di Roma e l’avvento del Manierismo: il fine di questa nuova opera non è più la ricerca della bellezza ideale, ma la tragicità del destino umano. Michelangelo con grande consapevolezza procede ed affrescare l’intera parete senza il ricorso ad espedienti come le architetture dipinte sulla volta: sulla sinistra i Salvati sono disorientati e si fanno trasportare dal vento verso l’alto. Sulla destra, i Dannati, che figure diaboliche trascinano in basso, data l’inutilità del loro tentativo di ascendere al cielo, da dove sono respinti forzosamente dagli angeli. Altri dannati sono poi percossi dal remo di Caronte, per la cui raffigurazione Michelangelo seguì la descrizione fatta dal poeta cristiano Dante nelle pagine del III canto dell’Inferno. In alto c’è la Vergine, che maternamente osserva i Salvati e accanto a lei Gesù, attorniato da Santi e circondato da Angeli: egli ha il braccio piegato e lo tiene simbolicamente all’altezza del costato, in prossimità della ferita. Nei volti dei Salvati non traspare la gioia per la loro condizione, quanto il terrore del Giudizio, e tutto ciò riflette il tormento interiore dell’artista: si disse addirittura che i personaggi fossero più adatti ad un’osteria che alla cappella papale, perché in quell’epoca pochi compresero la plasticità dell’opera, che in volti a tal punti strani ed imbruttiti denunciava tutta l’incertezza e la precarietà dell’esistenza umana.

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