Ominide 35 punti

Giorgione (1478-1510)

Di origine veneziana, il suo vero nome era Zorzi ma fu definito Giorgione dal Vasari per la sua corporatura massiccia e la sua nobiltà d'animo. Poco sappiamo in merito alla vita di questo artista, così come in merito alle sue opere. Le date sono scarsamente attendibili. Giorgione da Castelfranco Veneto é così definito perché nasce intorno al 1477-78 in questo paesino Veneto (quasi coetaneo di Michelangelo). La sua esistenza sarà di soli 32-33 anni in quanto morirà nel 1510 colpito dalla peste. Sin da ragazzo abbandona il paese di origine, che non offriva grandi possibilità per la formazione artistica, e si trasferisce a Venezia dove opera nella bottega di Giovanni Bellini (e il fratello gentile), suo maestro. Da costui apprende l'importanza del colore, infatti la pittura veneziana si caratterizza proprio per il colore e si differenzia dalla Fiorentina che poneva alla base l'uso della linea di contorno. Questa caratteristica specifica della pittura veneziana fu influenzata in qualche modo da Leonardo, il quale dopo il 1549 arriverà a Venezia con l'intento di ricevere qualche incarico importante: durante quel soggiorno influenzerà gli artisti veneziani sebbene utilizzò lo sfumato e non la linea di contorno, elementi che ritroviamo nella pittura veneziana. I colori si influenzano a vicenda, pertanto ne scaturisce un bellissimo rapporto cromatico. Molto spesso non si riesce a capire il significato delle sue opere e ciò si spiega col fatto che molto spesso venivano commissionate dalla chiesa (crocifissioni di cristo ecc), inoltre erano sempre esposti in luoghi pubblici e i contenuti venivano tramandati nelle generazioni. Giorgione opera invece per la ricca borghesia veneziana, quindi per i privati che preferivano temi più fantasiosi caratterizzati da allegorie spiegate dal pittore ai committenti. Le opere erano esposte nei palazzi e una volta venuta meno la ristretta cerchia di persone a cui erano destinate, le sue opere persero di significato tanto che il Vasari (che visse nel 500) affermò di non capire il loro significato. Questo aspetto é significativo e conferma il fatto che l'opera d'arte non è importante per i contenuti ma semplicemente per i valori estetici che l'opera stessa possiede. Questa caratteristica ci consente inoltre di effettuare un collegamento con la pittura dell'impressionismo (cogliere l'attimo fuggente, ecco perché si realizza subito l'opera senza disegno preparatorio) che mostrerà una indifferenza nei confronti del tema ma non nei confronti della resa pittorica del soggetto stesso. Altro elemento caratterizzante della sua pittura é che dal 1507, a giudizio del Vasari, comincia ad applicare direttamente il colore sulla tela (come faranno gli impressionisti); precedentemente invece prima si componeva il disegno, si distinguevano le parti in luce ed ombra e poi si componeva l'opera. Prima di Giorgione e dei veneziani i dipinti venivano realizzati su tavola, ora invece vengono introdotti i "teleri" in quanto a Venezia c'è umidità molto elevata, il legno é considerato materiale che mantiene l'umidità perciò viene introdotta la tela come supporto del dipinto stesso.

Pala di Castelfranco

Databile al 1500 o 1503-04 (data più attendibile in quanto messa in relazione con la morte di Matteo Costanzo, figlio di Tuzio Costanzo che commissionò l'opera a Giorgione). Tuzio aveva una cappella all'interno del duomo di Castelfranco, da qui il nome dell'opera. É un dipinto particolare con tema riconducibile ad una sacra conversazione: per evidenziare gli elementi innovativi di Giorgione possiamo considerare due dipinti simili tra cui:
• Uno di Pierò della Francesca, la pala di Brera, dove emerge un aspetto celebrativo in quanto Federico da Montefeltro si fa raffigurare ai piedi della vergine e di Gesù bambino, ancora vi è architettura di stampo classico e diversi personaggi che attorniano la vergine e Gesù stessi;
• L'altro di Giovanni Bellini (suo maestro) con stessa ambientazione, i personaggi si riducono di numero e si intravede ai lati la presenza di un paesaggio.
Tra i tratti innovativi:
1. L'ambientazione: non é più rappresentata l'architettura ma un paesaggio che fa da sfondo. In primo piano un pavimento a scacchiera dove sono presenti le due sole figure di santi: San Francesco con la mano sinistra protesa, il palmo aperto per mostrare la stimate; di dubbia identificazione il secondo santo che è un santo guerriero rappresentato con un'asta molto alta alla quale é a agganciato il vessillo (si è pensato a San Giorgio, San liberale e San Nicasio con riferimento all'ordine dei cavalieri di Malta), un sarcofago e sopra di esso un basamento sul quale poggia il trono della vergine con Gesù bambino in grembo. Il frontespizio del sarcofago ha uno stemma che dovrebbe corrispondere a quello della famiglia Costanzo. Vi è un parapetto, quasi un tendaggio, che separa il primo piano dallo sfondo.

2. É un'opera di cerniera che segna il passaggio ad un modo nuovo di fare pittura tanto é vero che tutta la parte antistante é realizzata col disegno preparatorio, l'ombreggiatura e la realizzazione mentre la parte in secondo piano applicando direttamente il colore su tela.
3. Manca la prospettiva, il senso della profondità viene reso tramite l'accostamento di tinte calde (giallo, rosso, arancio) con tinte fredde (verde, blu). Questo procedimento é detto tonalismo, la pittura é detta tonale. Il prato che tende al giallo (tinta calda), contrasta col colore freddo del cielo. Non dimentichiamo l'influenza della prospettiva cromatica di Leonardo che influenzò i veneziani. Il punto di fuga é posto in prossimità delle ginocchia della vergine.
Giorgione fu accusato da Argan che ritiene che il trono non è rappresentato correttamente in prospettiva. Argan sostiene inoltre che non sono stati calcolati i rapporti proporzionali specie con riferimento alla vergine ma in realtà non è così perché a differenza di Giotto, Giorgione non utilizza la prospettiva gerarchica ma rappresenta i personaggi così come sono e non in base alla loro importanza.

Tempesta

Datazione incerta, tra il 1507-10. Questo dipinto fu realizzato interamente senza il disegno preparatorio, senza la prospettiva geometrica, applicando direttamente i colori su tela. Dall'immagine radiografica è emerso che Giorgione ha avuto dei ripensamenti tanto che sono evidenziate delle modifiche apportate nel corso del tempo. É rappresentato un paesaggio, un centro abitato in profondità, un ponte separa il primo dal secondo piano e la tempesta é segnalata da un fulmine che cade dalla nube. In primo piano non sappiamo chi siano i personaggi: sul lato destro su un panno bianco e seduta sul terreno vi è una donna seminuda intenta ad allattare e si è ipotizzato fosse la figura di Eva che allatta il proprio figlio. Dall'altro lato un uomo appoggiato ad un'asta, in abiti contemporanei: l'uomo non può che essere considerato Adamo che con Eva é stato cacciato dal paradiso pertanto il fulmine rappresenta la furia divina e il tema potrebbe essere interpretato come la cacciata dei progenitori (Masaccio e Michelangelo nella cappella sistina). L'altra ipotesi é che la donna sia Venere, il bambino Eros e in tal caso l'uomo Marte: in tal caso il fulmine sarebbe Giove. Una interpretazione del tutto differente e di stampo pagano. Un'altra ipotesi ancora identifica il bambino con mosé per la presenza del fiume (mosé=salvato dalle acque), nella donna la figlia del faraone e ciò scaturisce dal fatto che il paese in profondità presenta un edificio con una cupola nella quale si vede il riferimento a Gerusalemme. Ciò che è certo è che non riusciamo a conoscere il vero significato del dipinto che si è perso nel tempo. Straordinario il modo di rappresentare il colore, senza una linea di contorno e senza elementi di separazione tra le due zone.

I tre filosofi

Anche qui datazione incerta, così come non si conoscono i personaggi rappresentati. Una prima ipotesi vede l'uomo più anziano rappresentare la filosofia antica, la filosofia medievale quello col turbante, la filosofia contemporanea il giovane rappresentato seduto. Ma si è anche fatto riferimento alle tre età dell'uomo o ancora al giovane individuato come Pitagora e i suoi maestri Ferecide e Talete. Una quarta ipotesi afferma che possano essere Magi intesi non come coloro che portano omaggio a dio ma come studiosi degli astri (maghi). Sul lato sinistro un anfratto naturale che non si vede nettamente perché rappresentato con tinte scure alterate dalla luce, esso fa riferimento alla barbarie in contrapposizione al sapere dei personaggi. Tra i due gruppi descritti un varco che ci consente di andare in lontananza con lo sguardo e percepire un paesaggio con una collina di colore azzurro: qui subentra la prospettiva cromatica di Leonardo che ci fa percepire la collina azzurra. Dietro i personaggi degli alberi non rappresentati interamente (Giotto "Incontro sotto la coppa aurea").

Venere dormiente

Databile intorno al 1510 venne lasciata incompiuta da Giorgione è completata dal suo allievo Tiziano Vecellio che si formerà frequentando la sua bottega. La Venere é dormiente, nuda, sdraiata su lenzuola bianche. Vi è tanta castità anche col corpo interamente nudo. L'andamento riprende la diagonale della tela stessa.

Hai bisogno di aiuto in Dal Rinascimento al Romanticismo?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email