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L'Esperienza Veneziana - Tra Luce e Colore

Dopo la caduta della Repubblica di Firenze, solo la Repubblica di Venezia riesce a conservare la propria autonomia politica. Nei primi decenni del XVI secolo, non ha ancora incominciato a risentire della crisi economica. Questa situazione di benessere e di stabilità generali trova riscontro l'estrema vivacità degli ambienti intellettuali. I salotti veneziani diventano di conseguenza luoghi dove convergono numerose opere di età classica, di età bizantina e rinascimentale. E' dunque nell'ambito di questa raffinata cornice culturale che maturano due delle personalità più rilevanti di tutto il 500: Giorgione e Tiziano.

Giorgione da Castelfranco (1477-1510)
Di Giorgione, sono poche le notizie certe che possediamo. Nasce intorno al 1477 a Castelfranco, Veneto, ma ben presto si trasferisce a Venezia, dove frequenta la già nota bottega di Giovanni Bellini. Dal maestro egli apprende soprattutto il gusto per il colore e l'attenzione per il paesaggi. In breve Giorgione è in grado di aprire a sua volta una bottega destinata a diventare uno dei principali punti di riferimento artistico e culturale della città. I suoi dipinti sono quasi esclusivamente destinati ad un pubblico colto quale erano i patrizi, dei quali Giorgione condivide i gusti raffinati e gli ideali, preferendo quindi soggetti mitologici o fantastici rispetto a quelli religiosi allora correnti. Egli muore di peste nel 1510. Una delle caratteristiche peculiari della tecnica pittorica del giorgione sono i soggetti molto spesso ispirati a un mondo di simboli e di allegorie.

Pala di Castelfranco Tempera su tavola 200x144 - Duomo
In questa celebre tavola, rappresentante la Madonna in trono tra i Santi Nicasio e Francesco, Giorgione da un'interpretazione assolutamente nuova di un tema sfruttatissimo quale quello di una Sacra Conversazione, infatti ambienta la scena non in un interno, come di consuetudine ma sullo sfondo di un ampio paesaggio. Nel dipinto la profondità è resa attraverso la campagna che si estende all'orizzonte, i monti, il castello ma soprattutto attraverso l'uso di tonalità di colore più calde o più fredde in alcuni punti.

La Tempeta (1506 - 1508 ) Tempera e olio su tela 83x73 cm - Venezia, Gallerie dell'Accademia
Il dipinto, considerato una delle opere più controversie della pittura occidentale, rappresenta un paesaggio e un paese lontano in procinto di essere investito da un temporale che si annuncia all'orizzonte con un fulmine che squarcia il cielo. In primo piano vi sono due figure simboliche armoniosamente amalgamate con il paesaggio: a destra una donna (Eva) svestita che sta allattando un bambino (Caìno), a sinistra un uomo (forse Adamo), vestito secondo la moda veneziana dell'epoca mentre si appoggia ad una lunga asta. Tra i personaggi, intenti ai rispettivi pensieri, non vi è né rapporto né dialogo. Un ruscello (il Tigri, uno dei rami del fiume del Paradiso) e delle rovine (simboleggianti la morte) li separano dalla città lontana (l'Eden). Il soggetto più evidente è senza dubbio il colore che riesce a creare l'illusione di uno spazio infinito.

I Tre Filosofi (1506 - 1508) Olio su tela 123x144 - Vienna
Sull'opera sono state svolte diverse analisi. Alcune identificano i tre personaggi rappresentati, i cosidetti "tre filosofi", nei Re Magi, altre invece danno un'altra interpretazione: Questi rappresenterebbero un'allegoria delle tre età della vita: La giovinezza (l'uomo seduto al centro), la maturità (l'uomo in piedi con il turbante orientale) e la vecchiaia (l'uomo dalla lunga barba bianca). Questo tipo di dipinti, ricchi di illusioni e simbologie, spesso incomprensibili sono caratteristici del primo 500. Colori caldi contro colori freddi e tonalità chiare contro tonalità scure, permettono di ricreare il senso della prospettiva. Di fronte ai tre filosofi vi è l'imbocco di una caverna, simbolo di oscurità che solo la ragione e la scienza dei tre uomini può vincere. Al centro, attraverso una cortina di alberi, in controluce, si dipana un paesaggio immerso nella luce rossastra del tramonto. In mezzo al verde possiamo distinguere un paese, simbolo della presenza umana all'interno della natura.

Venere Dormiente (1510) Olio su tavola 108x175 - Dresda
In quest'opera ricorrono un po' tutti i temi della pittura di Giorgione. La dea dell'amore è colta in un momento di dolce abbandono, adagiata su soffici coltri accomodate in mezzo ad un prato. Dall'innocenza del suo volto e nella sua rilassatezza si capisce che la finalità del maestro non è quella di ritrarre una dea ma semplicemente una donna, il cui fascino sta proprio nel fatto che questa è inconsapevole della propria bellezza. Il paesaggio circostante, con il prato fiorito e la campagna punteggiata di alberi è altrettanto magnifico, e sembra voler rendere alla dea un riposo più tranquillo nel torpore di un pomeriggio estivo. In lontananza si nota la presenza di un altro borgo, forse un castello e di un massiccio montuoso. Alla realizzazione del paesaggio ha contribuito anche il grande Tiziano.

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