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Tiepolo, Giambattista - Rachele che nasconde gli idoli

Rachele che nasconde gli idoli, 1727-8, affresco, Udine, Palazzo Arcivescovile.

In Rachele che nasconde gli idoli il Tiepolo mostra alcuni tratti fondamentali della sua pittura, come ad esempio l’utilizzo della prospettiva aerea e del colore derivati dalla tradizione veneziana di Tiziano. Nell’affresco è rappresentata una scena biblica: Rachele, moglie del patriarca Giacobbe, mentre nasconde gli idoli del padre Labano, rappresentanti divinità venerate prima dell’ebraismo dai popoli semiti. Rachele è raffigurata come una dama veneziana del Settecento, seduta su di un panno che nasconde gli oggetti pagani, mentre, in piedi, parlandole, sono presenti un anziano (Labano) ed un uomo (Giacobbe). Sono presenti elementi esotici (ad esempio il cammello o le palme), altro tratto caratteristico dell’artista (si vedano le raffigurazioni dei continenti nella residenza del vescovo di Würzburg). Il tendone è molto curato, come del resto tutto l’affresco, per quanto riguarda il colore, che difatti ha una lucentezza ed una sfumatura straordinaria. Per realizzare quest’opera, l’artista utilizza la tecnica pittorica della giustapposizione, già vista in Tiziano, per dare una realtà tattile e concreta alle figure rappresentate. In Tiepolo (anche se non in quest’opera) è possibile notare anche una certa nota strutturalista (o quadraturista, come preferiva dire il Vasari), poiché egli ritrae spesso nei suoi dipinti parti di architetture, che fanno da cornice alla scena o si inseriscono in essa, tanto che per la commissione del vescovo-principe di Würzburg collaborerà con un quadraturista specializzato. L’arte del Tiepolo è il canto del cigno della stagione della grande arte italiana iniziata con Giotto, poiché dalla sua morte fino alle avanguardie del Novecento non vi sono artisti degni di nota, a parte Canova per quanto riguarda la scultura, ma, per quel che concerne la pittura, vi sono ben pochi esponenti e di scarso interesse ed originalità, come Segantini o Fattori.

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