Gericault, Jean Louis Théodore
La zattera della medusa

Géricault scelse un tragico episodio della storia contemporanea che si era verificato nel 1816 (il dipinto è del 1818) al largo dell’Africa occidentale: il naufragio della nave Medusa, con la conseguente salita di 150 persone su una zattera che andò alla deriva per parecchi giorni, in un crescendo di orrore, fino a quando la nave della salvezza, l’Argo, recuperò solo una quindicina di superstiti. Il pittore fu a lungo indeciso sul soggetto, varando varie possibilità, da un ammutinamento sulla zattera alla scena di cannibalismo, dalla messa in mare della zattera alla salvezza finale, ma si decise poi per il momento altamente drammatico come quello in cui i naufraghi avvistano una nave all’orizzonte ama non riescono a farsi notare. Si documentò parecchio, leggendo i resoconti, parlando con i superstiti e visitando gli obitori ma ciò non significa che intendesse fornire un’istantanea del tutto corrispondente al vero e infatti molti particolari divergono dalla realtà: la zattera era molto più grande, manca un posto di osservazione sull’albero, ecc.

La riduzione all’essenziale rispondeva all’esigenza di sottrarre alla vicenda tratti cronachistici per darle un’impronta più universale. Géricault rappresentò dunque tutte le sfumature del dolore fisico e dell’angoscia morale nella massa di persone sulla zattera. È interessante come abbia scelto uno stile epico e grandioso per rappresentare un fatto di cronaca che coinvolgeva gente comune e non eroi. La scena è costruita su un sistema di diagonali che convergono verso due apici (l’albero e la camicia sventolata), creando così una tensione verso l’orizzonte dove si allontana la nave della possibile salvezza. Il vento (rappresentazione di disperazione) infatti, come si nota dalla vela, soffia in direzione opposta alla nave (rappresentazione di speranza) e il mare spinge inesorabile la zattera. Gli stessi riflessi rossastri del sole al tramonto accentuano la drammaticità della scena. I corpi sono modellati come se fossero statue e sono colpiti da una luce che dà loro solidità, in primo piano i cadaveri sono testimonianza della lunga sofferenza patita ma pur sempre nella loro prorompente perfezione. Anche se i nudi sono classici i calzini sono un elemento che rende il senso del tempo e della contemporaneità e quindi sono elementi che possono esser considerati realisti. Géricault dipinge la vita nella sua contraddittorietà: bello/brutto; speranza/disperazione. A destra del quadro è rappresentata la speranza con un uomo che sventola un panno bianco e la nave che si allontana, a sinistra è rappresentata la disperazione e la morte. Il pubblico ammirò la potenza della rappresentazione, ma la critica restava perplessa davanti alla presunta mancanza di ordine nella scena e davanti alle tonalità cupe. Frequente fu una lettura in chiave politica, come se l’opera si allineasse con l’opposizione che aveva criticato il governo per aver messo a tacere la vicenda del naufragio; al di là di questo il quadro venne considerato come un’allegoria politica: “E’ la Francia stessa, è la nostra società che si imbarca su quella zattera”, scrive un contemporaneo di Géricault vedendo la zattera come allegoria di sofferenza e morte.

Registrati via email