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Vincenzo Foppa, Gli affreschi in Sant'Eustorgio a Milano

Gli affreschi sono concepiti secondo un unico punto di vista, posto al centro della cappella: Foppa dimostra così di aver assimilato pienamente l'insegnamento della prospettiva albertiana. Il razionalismo spaziale e l'uso dei colori chiari gli derivano dagli affreschi della cappella Brancacci e dall'opera dell'Angelico nel convento di San Marco. Le Storie sono semplici e di comprensione immediata, rese con un'emotività spontanea e un'attenzione al quotidiano che è lontana sia dalla drammaticità teatrale di ferraresi e padovani, sia dal distacco intellettuale dei fiorentini. A rendere il racconto umano e intimo concorre un uso della luce realistico e diffuso, vicino alla sensibilità fiamminga, che ammorbidisce il rigore delle inquadrature prospettiche. I toni dismessi e didascalici della narrazione sono gli stessi che i domenicani adottavano nella predicazione affinchè i messaggi fossero comprensibili a tutti i fedeli. Fra le quattro scene delle Storie la più emblematica è il Martirio di san Pietro martire: la dolcezza del paesaggio ( i boschi di Barlassina vicino Milano) e la semplicità espressiva mitigano la drammaticità dell'evento e o trasformano in exemplum di fede. Negli arditi scorci da sotto in su degli oculi con i Dottori della Chiesa nel loro studio Foppa si rivela debitore della cultura padovana.

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