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Delacroix

opere di Delacroix

1. Introduzione

Eugène Delacroix nasce a Saint Maurice il 25 aprile 1798 forse figlio naturale del marchese di Talleyrand, studiò al licee imperial di Parigi e dal 1815 fu allievo di Pierre Guèrin, successivamente conobbe anche Gericualt. L’artista si staccò molto presto dalla poetica neoclassica e divenne uno dei migliori pittori romantici francesi. Del romanticismo la sua arte evoca la malinconia, il desiderio di cambiamento, il riferimento dei fatti storici medioevali, l’esotismo e l'impetuosità creativa.
Il soggiorno in Marocco nel 1832 se da un lato appagava il suo esotismo romantico, dall’altro gli faceva scoprire la luminosità dei cieli nord africani e i colori accesi. Da pittore che faceva uso di colori terrosi e di pigmenti scuri per modellare le figure, Delacroix divenne un pittore colorista. Nella sua pratica pittorica ci saranno tutte le linee di ricerca che appariranno nell’impressionismo. Non per nulla i grandi pittori impressionisti proveranno un grande amore per Delacroix, ne copieranno opere e riterranno che secondo la significativa espressione attribuita a Cèzanne che siamo tutti in Delacroix.

Delacroix, opere

2. La barca di Dante


Nel saloon del 1822 espose il quadro la barca di Dante. Il soggetto tragico e pieno di forza è tratto dall’ottavo canto dell’inferno dantesco, dove si narra del passaggio dello stige, la palude infernale nel cui fango sono immersi gli iracondi che si mordono a vicenda. La barca è pilotata da Flagias il demone nocchiero. Durante il tragitto che avrebbe portato Dante e Virgilio nell’infuocata città di Dite, il poeta incontra l’anima di Filippo Argenti, un iroso fiorentino che intende anche rovesciare la barca. L’artista ha messo tutti i personaggi in un ambiente tenebroso, dal cui fondo emergono fuoco e nuvole di fumo. Ogni corpo comunque ha dei bagliori di luce che lo modellano: Flagias è intento a remare e, Dante impaurito cerca riparo presso Virgilio. I corpi richiamano quelli michelangeleschi. Le goccioline d’acqua sul ventre della donna dannata sono formate da colori puri e giustapposti.

La libertà che guida il popolo (1830)


Nel 1829 il re di Francia Carlo X inserì un governo reazionario guidato da Polignac, capo della congregazione. Tale governo, dopo la vittoria delle opposizioni alle elezioni, sciolse il parlamento prima ancora che era formato, evocò il diritto di stampa e modificò il sistema a proprio vantaggio. Durante le tre giornate gloriose il popolo di Parigi, insorse contro queste disposizioni, obbligando il re ad allontanare Polignac e a revocare le ordinanze emesse. La libertà che guida il popolo è l’opera che Delacroix mise nel saloon per ricordare ai parigini di combattere per la libertà. Il quadro si direbbe dipinto di getto, invece è una composizione laboriosa; le radiografie al quadro, hanno messo in evidenza che il viso della libertà, era visto di fronte l’idea di metterlo di profilo, che da aria più incisiva sembra essergli venuto in mente su tela. Il viso è verso il popolo per incitarlo, l’operaio dietro il borghese è stato eseguito con una pittura un po’ rafforzata e, potrebbe essere una correzione per coprire un precedente dipinto. In questo quadro riscontriamo tre diversi tipi di lavoratori:
• il borghese con cilindro potrebbe essere un artigiano, dato i pantaloni larghi di flanella;
• quello con la spada è un operaio di una manifatturiera con il grembiule da lavoro;
• quello ferito ai piedi della libertà con il fazzoletto in testa e la blusa è un manovale edile. Alla sinistra in baso c’è un ragazzo armato di baionetta con un berretto della guardia nazionale.
Dei tre morti in primo piano, uno appartiene all’allegoria nella sua classica figura idealizzata in un sentimento di pietà. L’opera fu acquistata da re Luigi Filippo Doleani che successe a Carlo X e, venne relegata in un corridoio del museo reale del Lussemburgo per prudenza.
Vent’anni dopo la morte di Vittorio Hugo si capirà che le torri della Cattedrale di Notre Dame sulla destra stanno a suggerire la collocazione dell’avvenimento, inoltre richiamano un romanzo scritto da Hugo “Notre Dame” nel quale la chiesa diventa simbolo di libertà.

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