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Piero della Francesca, Le storie della vera Croce

Il ciclo affrescato da Piero della Francesca nel coro della chiesa di san Francesco ad Arezzo è dedicato alle Storie della vera Croce, ovvero il racconto delle vicende delle Croce di Cristo. Le Storie sono un’enciclopedia dei modi stilistici di Piero della Francesca. I paesaggi sono quelli della sua val Tiberina, con le querce e i cieli tersi percorsi da nuvole veloci, perfettamente ritratti nelle lunette e dietro alla regina di Saba inginocchiata. Gli studi prospettici, la lezione albertiana e la conoscenza dell’arte classica sono alla base delle architetture, semplici ma dai dettagli antiquari indagati filologicamente; dei corpi umani, di memoria masaccesca, solidi e dalle linee essenziali, eppure veri, come si vede nelle figure nude della prima lunetta o negli operai che sollevano il sacro Legno; degli abiti, le cui pieghe rimandano alla scanalatura delle colonne. Se più caratterizzati appaiono i volti maschili, quelli candidi femminili hanno forme perfette ed espressioni austere. Le battaglie richiamano quella di San Romano di Paolo Uccello, da cui derivano l’impostazione geometrica negli scorci dei cavalli e nelle quinte delle lance e l’interpretazione priva di drammaticità, i volti però sono impassibili e l’azione è come al rallentatore. Le ricerche luministiche del pittore sono evidenti nella luce diffusa del cielo, nell’abilità nell’uso del bianco, nella resa materica delle stoffe e soprattutto nel primo notturno della pittura italiana, il Sogno di Costantino, in cui l’angelo, scorciato in modo inedito, è la fonte di luce, abbagliante e soprannaturale sulla tenda e sul letto, morbida sulle armature. La lettura degli affreschi non segue la naturale sequenza delle pareti: ciò avviene perché il pittore ha preferito dare più risalto alla contrapposizione di determinate immagini, creando mirati legami semantici e formali.

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