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Eugène Delacroix

Delacroix nasce il 25 aprile 1798 e nonostante un’iniziale adesione al dettame Neoclassico, se ne distanzia ben presto, divenendo così il maggiore tra i pittori romantici francesi, con un’inclinazione alla malinconia, un riferimento costante alla storia del Medio Evo ed il rifiuto dell’Accademismo. I suoi modelli sono Michelangelo, Tiziano, Rubens e successivamente anche Constable. Inizialmente egli fa affidamento su colori terrosi e pigmenti foschi al fine di modellare le figure, ma poi arriva ad essere un pittore colorista, sfruttando al massimo i fenomeni cromatici e luminosi, con una ricerca antesignana di quella Impressionista. Muore il 13 agosto 1863.

Nell’acquerello (e matita su carta) intitolato “La moglie di Abraham Benchimol e una delle sue figlie” (1832), l’artista da ai volti un’espressione di dolcezza, conseguita anche grazie ad un tenue ed essenziale disegno a matita e grazie all’uso di colori caldi.

C’è poi “La barca di Dante” (1822), olio su tela il cui soggetto è tratto dall’Ottavo canto dell’Inferno, dove si racconta il passaggio dello Stige ostacolato dal nocchiero Flegiàs, e l’incontro con l’iracondo Filippo Argenti. Tutti i personaggi sono in un ambiente tenebroso, eppure ciascuno è singolarmente modellato da un aura di luce propria, che evidenzia tramite chiaroscuri e giustapposizione di giallo, rosso, verde e bianco, la potente volumetria dei nudi ispirati a quelli michelangioleschi.

Delacroix si rifà invece alla “Zattera della Medusa” di Gericault nell’olio su tela dal titolo “La libertà che guida il popolo” (1830), ispirato alle insurrezioni parigine del 27, 28 e 29 luglio di quell’anno. Un elemento però innovativo è la raffigurazione di una massa indistinta di persone, cosicché ciascuno spettatore si potesse in essi identificare, anche perché l’artista unisce molteplici classi sociali in una medesima lotta. La figura più importante della composizione è appunto la Libertà, col berretto frigio e a seno scoperto,che nella mano sinistra tiene una pistola e nella destra il tricolore, incitando la folla a seguirla. Probabilmente questa figura è liberamente ispirata alla “Venere di Milo” scoperta poco prima (nel 1820) ed anche al canone policleteo (il “Doriforo”), ma ciò che più conta è che si tratti del primo nudo femminile in vesti moderne, problema superato da Delacroix (diversamente da quanto farà Manet) mediante il riferimento alla valenza allegorica del soggetto.

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