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Nel 1471 Galeazzo Maria Sforza rende omaggio a Firenze a Giuliano e Lorenzo de’ medici. In tempo a due anni il primo è succeduto dal fratello Ludovico il moro e il secondo è ucciso nella congiura de’ Pazzi. Il ventotto dicembre 1791 viene impiccato a palazzo Medici l’assassino, rintracciato in Turchia.
Le prerogative commerciali premono sul giovane Leonardo, nato illecitamente in una famiglia allargata ante litteram, dove la prole è una ricchezza vitale in età di morti precoci. Cerco di far trapelare la verità di un ambiente in cui il fattore economico è predominante dicendo che viene sin da subito messo a bottega dal Verrocchio, infastidito senz’altro dalla possibilità dei suoi fratelli di fare studi classici. In una vita segnata dall’illegittimità viene considerato dal padre un investimento, e non perderà occasione di vendere delle sue opere giovanili. Ma questo personaggio solitario, come ce lo descrive il compagno Bandello, si distingue per la grandissima curiosità e talento presto notate dal maestro. La materia che più lo ha affascinato è il mistero della macchina umana, che lo porta fino a episodi crudeli pur di conoscerla. Fu il primo a sezionare un cadavere per scoprirne la struttura interna, incurante delle dicerie.

Ricordiamo l’episodio in cui all’ospedale di Firenze, dove spesso si recava, un vecchio gli confessò con le sue ultimissime parole che una morte dolce sopravveniva. Pochi minuti dopo il genio creativo lo anatomizza. Il senso di raccapriccio non può che invadere ancor di più con la dissezione successiva, operata su un fanciullo di due anni. Tuttavia è il primo a disegnare il bambino nell’utero.
Questi primi anni sono quelli di più intenso studio e più fervida attività pittorica, mentre reagisce con insofferenza ai discorsi filosofici presso la villa di Lorenzo de’ Medici.

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