Leonardo Da Vinci

Non è appropriato attribuirgli tutti i meriti che ha ricevuto in realtà poiché non sono stati opera solamente sua, ma anche dei suoi compagni, come per esempio Bramante o Verrocchio (prospettiva aerea).
È una figura complessa, eclettica, a 360°, si interessa in tutti gli ambiti, anche scientifici di indagine nei confronti del reale, che lo porta a sperimentare, anche se non sempre gli riesce. Il suo atteggiamento non si sintonizza con la Firenze medicea, ovvero la sua città d’origine, quindi parte a Milano, città non molto incline all’arte, ma più alla pratica, infatti lo stesso Leonardo si presenta come ingegnere, realizzando anche macchine da guerra.
Nasce a Vinci, figlio del notaio della città (il notaio all’epoca aveva anche funzione di sindaco, poiché era la persona più colta, quindi gli erano attribuite cariche importanti), ma illegittimo perché nato dalla relazione con la lavandaia, ciò limitò molto la sua formazione, infatti non poté realizzare gli studi umanistici, ma fu portato nella bottega più rinomata di Firenze, quella del Verrocchio, dove avviene la sua formazione. Egli era mancino quindi elaborò una nuova tecnica per scrivere, da destra a sinistra, per non sbaffare, e ciò lo si può ritrovare nei suoi numerosi manoscritti, cha hanno la forma di appunti, dove annotava tutto ciò che lo incuriosiva e su cui indagava, e li teneva sempre con se; dopo la sua morte sono stati riuniti da Melsi, un suo allievo, che lo segue in Francia, luogo dove morì.

A Milano c’è anche Bramante, con cui lavora, ma iniziata la guerra entrambi decidono di partire, Leonardo si dirige a Roma. Nelle varie corti gli sono commissionati molti ritratti. Tornato a Firenze gli è assegnata la Gioconda, ma visto che era invecchiato non era più molto affidabile, poiché impiegava ancor più tempo a realizzare le commissioni, quindi spesso le non consegnava, perché richieste presso altri artisti, quindi iniziò un periodo di difficoltà economiche, finché il re di Francia lo ospita, mettendogli a disposizione un intero castello a Ampois, dove morirà e sarà sepolto. La Gioconda fa parte di quelle opere che non consegna e a cui resterà tanto legato da portarla sempre con lui, anche in Francia, così come la Vergine delle rocce, opere che sono stato donate al re di Francia come ringraziamento.
Nonostante abbia affrontato vari ambiti ha sempre prediletto l’arte del dipingere, perché la riteneva atto di conoscenza (l’occhio vede, la mano ferma). Egli dipinge di tutto, infatti ci sono disegni importanti anche sulla formazione del corpo umano o del feto. Poiché il disegno è strumento di conoscenza non ha più una linea definita di confine, ma si forma con molti tratti che vanno a costituire l’immagine, anche questo è motivo della sua lentezza. Leonardo non era mai soddisfatto dei suoi lavori, infatti molti li lasciò incompiuti.
Lui sperimenta anche nuove tecniche e l’Ultima Cena fa parte di queste, infatti la realizza a secco e dopo pochi anni il colore risultava già sbiadito, infatti si voleva ristrutturare. Un altro carattere è l’uso della prospettiva, egli usa sia quella lineare geometrica, ma anche quella aerea, che corrisponde al realizzare esattamente come vede l’occhio; da ciò afferma anche che l’aria è fatta di sostanza, che se osservata da lontano si può notare (pulviscolo atmosferico). Indaga anche sui sentimenti umani, infatti sostiene che l’uomo non può essere visto solo esteriormente, ma ci deve essere anche un’indagine interiore.

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