Leonardo - Il cenacolo

Commissionato da Ludovico il Moro per il refettorio del Convento, posto accanto alla chiesa la cui abside e la cui cupola erano allora in cantiere sotto la guida del Bramante, l'affresco fu eseguito, a testimonianza dello spirito sperimentale del grande maestro, con una tecnica inusuale: tempera all'uovo su un arriccio duro e levigato, come uno stucco in due strati di cui il superiore sottilissimo.
Leonardo vuole ritornare sul già fatto, correggere, mutare; è il primo artista incontentabile che fino all'ultimo vuole avere la possibilità di mutare anche solo una sfumatura espressiva in una figura in rapporto a una nota magari all'estremo opposto del quadro.
Già dopo un ventennio il dipinto cominciò a deteriorarsi, tanto che il Vasari, con costernazione lo definisce una "macchia abbagliata".
Le figure degli Apostoli, scandite a gruppi di tre, sono mosse dallo stupore all'annuncio del tradimento del Cristo. L'espressione drammatica e magistrale che i sentimenti, è al culmine della ricerca leonardesca sui moti corporei e sui tratti fisionomici alterati dalle passioni. In contrasto il Cristo, appare immobile e ieratico, fulcro compositivo e concettuale dell'insieme.

Fa ricorso a una fusione tra convergenza tra prospettiva lineare e prospettiva ottenuta mediante rapporti di luce ed ombra, per giungere ad esprimere una situazione unitaria composta di infiniti fattori dati così nella stessa condizione di spazio, tempo e luce.
Le figure posseggono dimensione maggiore rispetto al vero, condizione necessaria per rendere visibili, nei movimenti del corpo e nelle variazioni fisionomiche, i moti dell'animo.

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