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Michelangelo Caravaggio

Canestro di Frutta
IL canestro di Frutta è stata commissionata dal cardinale del Monte, realizzata intorno al 1597-1598 e acquistata dal cardinale di Milano Federico Borromeo; il primo esempio di natura morta. Si tratta di un olio su tela di piccole dimensioni, realizzato su una tela di recupero (questa tecnica l’artista l’aveva già utilizzata). Il soggetto è una semplice canestra di frutta, il Caravaggio utilizza questo pretesto per descrivere ogni aspetto della “realtà” minuziosamente; il pittore realizza la frutta con un oggettivo distacco, senza abbellirla dipingendola come probabilmente doveva appa-rirgli; è una rappresentazione della realtà semplice e cruda. Il cesto è rappresentato frontalmente e occupa un ideale semicerchio. Qualsiasi pittore sarebbe stato messo in difficoltà, ma Caravaggio semplifica le cose facendo sporgere leggermente la base della canestra, per avvicinarla di più all’osservatore, e allontana lo sfondo dandoli una luce chiara. I particolari vanno ricercati nella na-tura morta: alcune foglie di vite appaiono accorciate, non sono quindi fresche; le foglie della pesca sono forate, segno che qualche insetto le ha rovinate; la mela appare anch’essa forata; le foglie del limone maculate; nei grappoli d’uva alcuni acini sono schiacciati o addirittura mancanti. La natura come l’uomo è soggetta al decadimento e quindi alla morte.

Bacco
Realizzata intorno ai 1596-1597, forse commissionato dal cardinale del Monte. Il giovinetto è se-misdraiato su un improvvisato triclino, è parzialmente avvolto in un lenzuolo, a imitazione di una veste romana, la spalla sinistra, muscolosa, è scoperta come se si stesse offrendo; ha una ghirlan-da di tralci di vite che li cingono la testa a mo’ di corona, i capelli sono neri e riccioluti. Il volto è ruotato di tre quarti, leggermente inclinato in avanti, le guance sono rosse e il viso è pallido, sin-tomo di ubriachezza. Nella mano destra stringe una coppa di vetro con dentro del vino rosso, dove dentro si possono vedere (grazie alla trasparenza) le pieghe dell’abito. Bacco è sensuale e perver-so. Nel cesto a destra vediamo un esempio di natura morta con frutti marci e foglie secche, meta-fore evidenti di una giovinezza che svanisce. L’atmosfera del dipinto è fosca, il giovinetto può es-sere interpretato con una visione cristiana, che alluderebbe allo stesso Salvatore: la melagrana, la coppa del vino, la cintura nera e il drappo sarebbero chiari simboli della Passione di Cristo.

Vocazione di San Matteo

Si tratta di un olio su tela di grande dimensioni, si tratta della tela di sinistra commissionategli per la decorazione della Cappella Contarellli, all’interno della Chiesa romana di San Luigi dei Francesi. Il dipinto raffigura il momento, quando Gesù scegli il gabelliere Matteo come suo Apostolo. La scena è ambientata in un locale oscuro, tipico delle bettole romane, che l’artista era solito fre-quentare. Alla destra vi sono Cristo che tende il braccio destro in direzione del futuro Apostolo, e San Pietro quasi di spalle che lo accompagna; San Pietro e Gesù sono vestiti tradizionalmente, mentre gli altri personaggi sono vestiti alla moda di quel periodo o come guardie svizzere. Matteo è colto nel momento in cui, stupito dall’invito, reagisce con un gesto naturale indicando se stesso con la mano sinistra. Dei cinque personaggi solo Matteo e i due giovani di destra si accorgono di Cristo, gli altri invece sono troppo impegnati a contare i soldi (riscuotevano le tasse,usurai) per ac-corgersi di Gesù. Questa è un’allusione Cristiana alla Controriforma, cioè al libero arbitrio:la chia-mata di Dio è rivolta a tutti gli uomini,ma ciascuno è libero di decidere (a differenza del Protestan-tesimo). La protagonista del dipinto è la luce che proviene da un’ideale porta sull’esterno, da dove presumibilmente sono entrati Cristo e Pietro, la luce sembra provenire dalle spalle di Cristo. La rappresentazione non presenta alcun significato sacro, l’unico indizio sacro è la presenza dell’aureola di Cristo unico indizio della natura divina, che è stata dipinta successivamente per compiacere una committenza, che giudicò troppo laico il dipinto.

La morte della Vergine

L’ultimo dipinto di Caravaggio è La morte della Vergine, commissionata da Carmelitani Scalzi della Chiesa di Santa Maria della Scala, fu successivamente rifiutata perché ritenuta irrispettosa e volga-re, l’opera ora è conservata al Louvre. La scena drammatica, raffigura la Madonna subito dopo la sua morte, circondata da Maddalena e dagli Apostoli piangendo disperati. La scandalo fu proprio dovuto alla raffigurazione della Vergine: la modella di Caravaggio Elena, detta Lena, prostituta di quel periodo la quale si era suicidata nel Tevere (Caravaggio l’aveva recuperata e portata nella sua casa per far questo dipinto. Il corpo è adagiato diagonalmente su una semplice panca di legno e appare irrigidito dalla morte. Il ventre è gonfio (tipico delle morti x annegamento) assume il signi-ficato simboli di scrigno di grandezza divina; il colorito è verde, scomposta nella posizione, ha le mani abbandonate e i piedi e le caviglie nude, è vestita di rosso simbolo di violenza e sangue, sen-za il mantello blu. I personaggi sono intorno alla Vergine: troviamo Maddalena che singhiozza ac-casciata su una seggiola, anche gli Apostoli sono colti nel momento del proprio dolore come delle normalissime persone a cui è morta una persona cara. L’ambientazione è cupa e spoglia , la luce proviene da dietro probabilmente da una finestra ,percorrendo obliquamente la tela, essa rappre-senta anche il simbolo della luce divina, è per questo infatti che percorre le teste dei personaggi.

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