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Bramante, Donato - Opere scaricato 369 volte

Donato Bramante

(1444- Monte Asdrualdo/1514- Roma )
Quarto artista che vive ed opera tra ‘400 e ‘500.
è contemporaneo a Raffaello ed è nello stesso periodo a Roma ed a Milano con Leonardo.
Nasce nei pressi di Urbino, una città piccola ma nel ‘400 molto importante con i Montefeltro a capo che aveva ospitato molti artisti, architetti (palazzo ducale), matematici…
È un ambiente dunque favorevole. Tuttavia la sua attività si sviluppa divisa tra Lombardia e Roma, dove morirà.
Milano, all’epoca di Leonardo è per un artista una meta importante, la corte degli Sforza è tra le più ricche economicamente e dal punto di vista artistico. Per Bramante sono anni fecondi, non solo per quello che fa ma anche per quello che impara, si confronta con vari artisti tra cui Leonardo.
Gli esordi sono come pittore, in Lombardia prima di tutto a Bergamo, (1477)

Dove Bramante dipinge dei filosofi sulla facciata del palazzo del podestà; questi soggetti illustri avevano la funzione di dare lustro al palazzo.
Poco dopo si sposta a Milano dove dipinge mediante delle finte nicchie architettoniche. Per dare importanza e valore alla sala crea questo finte nicchie utilizzando l’illusione prospettica in cui colloca queste figure importanti e monumentali. Uomini illustri dentro finte nicchie, abbigliati all’antica, monumentali che richiamano il mondo classico È ora conservata alla pinacoteca di Brera a Milano.
Anche nei suoi esordi c’è già l’idea della monumentalità della figura umana che si trasmette e riporta anche nell’architettura. Figure monumentali e classicheggianti, svilupperà questi valori di monumentalità classica ed illusione prospettica.
Cristo alla colonna.
Pinacoteca di Brera, eseguita per l’abbazia di Chiaravalle. Ci sono dei richiami al classico nelle decorazione degli elementi architettonici; il corpo del Cristo appare in un nudo classico, perfetto nella muscolatura che ne richiama le statuarie.
Tuttavia la precisione di altri particolari richiamano l’arte fiamminga, che Bramante aveva conosciuto ella corte di Urbino.
L’attività di architetto è quella a cui si dedicherà tutta la vita.
Milano è la città dove è presente nello stesso periodo Leonardo. La corte di Ludovico il moro è un ambiente culturalmente aperto e stimolante. Bramante conosce quindi Leonardo con cui avrà un’influenza reciproca, un confronto con cui si arricchisce.
La prima opera del periodo milanese è Santa Maria presso San Satiro; il nome deriva dal fatto che a Bramante viene commissionata una chiesa in corrispondenza di un’antica cappella carolingia (prima del 1000). La costruzione è legata ad un avvenimento miracoloso di cui la protagonista è un’immagine sacra. San Satiro (la cappella) e Santa Maria (la vergine, l’immagine miracolata).
Il problema che si pone a Bramante è quello di inglobare la cappella di età antecedente; la costruzione è condizionata dall’impianto stradale, non poteva progettare ciò che voleva essendo uno spazio limitato da delle strade.
Negli anni milanesi studia il tema della pianta centrale, un fatto che lo mette in relazione con gli studi di Leonardo.
La croce è a T, i tre bracci hanno una lunghezza quasi simile, se ci fosse un quarto braccio la percezione sarebbe quella di una croce greca.
In realtà Bramante non può prolungare un quarto braccio, la zona absidale non può quindi sfondare.
All’interno la zona absidale risulta però sfondata, c’è l’illusione di un ulteriore braccio che in realtà ha una lunghezza di appena 90cm. Bramante impossibilitato, costruisce quindi questo coro in stucco, una volta a botte che richiama il classico anch’essa con lo stucco, delle paraste…il tutto con l’utilizzo di una perfetta prospettiva che dà l’illusione di uno spazio reale, uno spazio illusionistico.
La grande cupola emisferica si innalza all’incrocio dei bracci, si percepisce uno spazio a croce greca anche se non è tale; crea un equilibrio che è visivo, la nostra percezione è data da l’equilibrio di una cupola al centro, di un quarto braccio che bilancia gli spazi, il tutto a livello illusionistico.
Con Bramante c’è l’uso della prospettiva per costruire spazi illusionistici che non esistono, una sorta di spazio virtuale.
Santa Maria delle Grazie; L’incarico gli viene affidato negli anni ’90 da Ludovico il Moro. Gli affida il compito di costruire una chiesa che già c’era: Santa Maria delle Grazie.
Ludovico Sforza vuole che questa chiesa (cenacolo di Ludovico) diventi luogo di sepoltura della sua famiglia, apportandone però delle modifiche.
Bramante deve intervenire infatti nella zona absidale e del coro ristrutturandole in modo da ricavarne il mausoleo per il casato degli Sforza.
Nell’insieme si chiama la tribuna di Santa Maria delle Grazie.
La cupola emisferica richiama quella del Pantheon, inscritta in una quadrato a cui si affiancano due absidi laterali ed una terza in fondo. L’insieme ricorda la sacrestia del Brunelleschi.
All’esterno la cupola è nascosta da un altissimo tiburio che a sua volta è alleggerito da una loggia che corre intorno, come le chiese romaniche lombarde.
L’architettura di Bramante a Milano ha un lessico improntato al classico, ma nel contempo si rifà alle tradizioni locali. La decorazione in terracotta all’esterno richiama i maestri comacini (lavorazione della pietra).
L’impressione che si ha all’esterno è quello di uno spazio dilatato ed all’esterno di un incastro di volumi molto nitido.
Lo spazio interno richiama una pianta centrale, la decorazione è impostata sul tema del cerchio, ripetuto sulle finestre, sugli archi, nella cupola. Il cerchio è una figura geometrica spesso utilizzata, e nel medioevo e nel rinascimento alludono alla perfezione divina, all’infinito e al cosmo; una figura simbolica dell’armonia del divino.
Tutta la zona della tribuna contrasta però con il resto della chiesa, la navata è gotica, sembra dunque una chiesa assestante; forse un intenzione dello stesso committente.
Anche Bramante rimane a Milano fino al crollo della signoria degli Sforza, nel 1499 come Leonardo. La corte si disperde e B. si sposta a Roma dove rimarrà fino alla morte nel 1514.
Uno dei primi incarichi del periodo romano è il tempietto di San Pietro in Montorio.

Tempietto di San Pietro in Montorio
A Roma studia i monumenti antichi, fa rilievi e sicuramente il contatto è fondamentale, la sua ispirazione classica a Roma si consolida.
Il tempietto gli viene commissionato nel 1502 dal re di Spagna. Costruito sul luogo dove si ritiene fosse stato martirizzato San Pietro. Bramante può finalmente costruire e progettare dal niente e realizza una pianta centrale. Progetta questo piccolo tempio di forma circolare dove gli elementi ricorrenti sono il cerchio ed il cilindro.
Le dimensioni sono abbastanza piccole, l’architettura è sopraelevata di alcuni gradini rispetto al piano stradale. È coperto da una cupola circondata da un portico che è un colonnato di colonne tuscaniche (usate nei tempi etruschi, differenti da quelli greci perché erano lisce non scanalate, solo echino ed abaco), colonne dunque di reimpiego., prese da edifici precedenti semidistrutti.
Questo colonnato è sormontato da un fregio; come gli antichi tempi greci si alternano

Triglifi, Metope: bassorilievi
Erano per i greci di tema mitologico, mentre in Bramante è un tema religioso cristiano, in particolare i motivi delle chiavi incrociate (stemma del papa, che alludono all’autorità papale;motivi di calici,patena che alludono al mistero eucaristico.

Al di sopra c’è una balconata di forma circolare, il tutto concluso con una cupola emisferica. Questo tempietto ha una pianta centrale, segno che Bramante guarda anche alle idee di Vitruvio (età romana), dove si parla di modularità, concetto già ripreso dallo stesso Brunelleschi.
L’idea è quella di un cerchio che si ingrandisce, come i cerchi dell’acqua. L’originario progetto idi Bramante era quello di questo tempio che doveva essere però incluso in un cortile anch’esso circolare; ora si trova in un luogo un po’ angusto, stretto.
Questa architettura doveva avere u forte valore commemorativo e storico (commemorare questo martirio), e simbolico (simboleggiare con la forma l’origine della chiesa, nata da Pietro, dal vangelo).
Questa ripresa del classico simboleggia la continuità tra la Roma antica e quella cristiana. In questo periodo c’è in atto un progetto di rinnovamento della città di Roma, una volontà di ricostruire questa città ridandole il prestigio della Roma antica, ora però cristiana. Rappresenta dunque la continuità con il passato. L’idea generale che Bramante realizza con questo tempio è l valore di origine della chiesa.

Cortile del Belvedere
Nel 1503 Bramante incontra papa Giulio II, un ‘incontro fondamentale. Il papa vede qui in Bramante l’architetto ideale per un rinnovamento della città. Gli affida una serie di incarichi e nel 1504 viene incaricato di sistemare un ampia area fra i palazzi vaticani (Raffaello) e la villa di Nocendo VII, papa antecedente.
Giulio II vuole che questa area venga qualificata da un intervento urbanistico – architettonico, in maniera che questi due edifici vengano collegati fra loro.
La villa di Nocendo VIII era posta su una specie di collina, la collina del Belvedere; tutta questa zona sistemata assunse poi il nome di cortile del Belvedere.
L’idea a cui si ispira Bramante per questo intervento è il modello della villa imperiale, che prendeva vaste aree,e collega dunque questi edifici preesistenti.
L’area viene sistemata costruendo una sequenza di tre cortili posti su diversi livelli collegati mediante scale, per coprire il dislivello presente fra i due edifici.
Il cortile più basso è quello adiacente i palazzi vaticani, dall’altro lato ha una gradinata che si collega a quello successivo; ospitava varie rappresentazioni teatrali e le gradinate erano destinate inoltre agli spettatore.
Ai lati è chiuso da un loggiato e dalla è parte dei gradini, chiuso da due torri che restringevano la visuale mettendo a fuoco lo spazio successivo.
Questo panorama il papa lo poteva avere dalla stanza della segnatura, la sua stanza privata.
La gradinata ci mette in comunicazione con il secondo cortile, posto un po’ più in alto, di misura più piccola e l’accesso al terzo cortile avviene con due rampe laterali, il risultato è come chiuso. Questa due rampe ci mettono in comunicazione col terzo cortile, di misura abbastanza grande;
È tutto leggermente in salita e si conclude con la villa, uno spazio pensato come un giardino.
Alla fine si trova questa grande villa con una grande nicchia, a concludere questa prospettiva, davanti alla quale si trova una grandissima pigna in bronzo, una manifattura di origine romana, che all’epoca era stata recuperata all’terno di un edificio termale e posta in questo contesto; questo spazio assume infatti il nome di cortile della pigna.

San Pietro
Nel 1505 Bramante viene incaricato della ricostruzione della basilica di San Pietro, un antica basilica paleocristiana di Roma, distrutta da un incendio.
In questa idea di rinnovazione della città di Roma San Pietro ne era il cuore.
Bramante ne fa il primo progetto, il lavori vanno avanti per due secoli e tanti sono gli artisti che si susseguiranno, ognuno modificherà il progetto precedente ed il risultato sarà la somma di molte idee.
La cupola si è certi attribuirla a Michelangelo così come tutto lo spazio esterno sarà opera di Bernini; ma l’edificio in sé è per l’appunto nato da moltissime idee, quello di Bramante è il primo progetto.
Bramante fece diversi progetti, un definitivo e i lavori cominciano prima dell’approvazione del progetto definitivo.
Quello che Bramante aveva in mente era una pianta a croce greca, una perfetta simmetria ed un equilibrio, una grande cupola al centro, una cupola che doveva essere molto alta. Equilibra anche in altezza i grandi spazi dei bracci; ora la pianta è longitudinale.
La cupola doveva svilupparsi in altezza e dare equilibrio , con le grandi navate. Probabilmente a Bramante non stava bene che in questo grande vuoto venisse collocata la tomba di Giulio II, per mano di Michelangelo, perché sarebbe andata a turbare la sua architettura basata sull’equilibrio.

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