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LA PRIMAVERA

L’opera all’interno della quale si evince maggiormente il grande ruolo avuto dal mito nella produzione botticelliana è sicuramente la Primavera, un’opera la cui interpretazione è ancora oggi aperta e si arricchisce di nuovi spunti di riflessione. L’interpretazione più semplice dell’opera, di notevoli dimensioni, fatta ai giorni nostri, certamente non sfiorava la semplice interpretazione che i membri del circolo neoplatonico potevano fare: l’opera si prestava quindi a considerazioni che oggi non sono scontate ma che all’epoca erano banali. Ad una lettura semplice dell’opera che non può cogliere il suo vero significato, infatti, da destra verso sinistra possiamo osservare rispettivamente: un personaggio con le gote gonfia, quindi sicuramente un vento, che è stato identificato con Zefiro, in seguito la ninfa Clori, di cui Zefiro si era invaghito, che si ritrae e subito dopo Flora, che non sarebbe nient’altri che Clori dopo aver avuto un rapporto carnale con Zefiro.

Al centro dell’intero dipinto c’è Venere, al di sopra della quale è rappresentato Cupido, dio dell’amore e suo figlio, poi le tre Grazie, le ancelle di Venere e infine Mercurio, rappresentato con un bastone, chiamato caduceo, nell’atto di scacciare delle nubi. Alcuni storici dell’arte hanno notato la somiglianza tra Mercurio e Giuliano, fratello di Lorenzo de’ Medici e persino che, senza i calzoni e la veste che lo ricopre parzialmente, Mercurio sarebbe identico al David di Donatello. La mescolanza di personaggi presenti nell’opera ha portato i critici ad un'interpretazione filosofica dell’opera, il cui tema centrale dove essere l’amore, un tema molto dibattuto nel circolo di Ficino, in quanto Venere sarebbe qui rappresentata come moderatrice e fonte di equilibrio tra due tipi di amore entrambi positivi, sebbene la concezione moderna abbia creato una sorta di disparita tra questi due tipi d’amore: quello materiale e quello platonico, spirituale e si riteneva che bisognasse porsi a metà strada tra questi tipi d'amore e, infatti, Venere è la raffigurazione della forma eletta d'amore. Nel disegno le figure di Zefiro e Clori rappresentano l’amore materiale, così come Flora che, gravida dei fiori che spargerà sulla terra, diventa la personificazione della primavera ed allegoria della rinascita della natura.
Dall’altra parte il gesto di Mercurio che scaccia le nuvole sembra ricondurre al mondo delle idee e dell’amore platonico. Un’altra interpretazione dell’opera è stata formulata da altri critici dell’arte che hanno notato il fatto che, sebbene le figure siano state raffigurate dall’aspetto molto armonioso e bello e ricche di particolari, il boschetto che circonda l’intera scena sembra avere un qualcosa di tetro, conferitogli soprattutto dai colori che sono stati utilizzati dal Botticelli per dipingerla. Inoltre alcuni critici hanno osservato che la figura di Flora somiglia in modo notevole a Simonetta Cattaneo Vespucci, l’amante di Giuliano, morta di tubercolosi all’età di soli 25 anni. Proprio per l’amore del fratello di Lorenzo per Simonetta erano state composte da Angelo Poliziano le stanze ma, una volta che Simonetta morì, Giuliano fu molto segnato da tale perdita e dalla fine di questo suo amore sfortunato e il dipinto sarebbe stato appunto commissionato per commemorare la morte di Simonetta. Qualcuno ha voluto inoltre vedere la raffigurazione delle tre fasi della primavera: Zefiro con Clori e Flora rappresenterebbe Marzo, il mese dei venti, Venere Aprile e Mercurio maggio, in quanto egli è figlio di Maia che da appunto il nome al mese.
Zefiro di conseguenza sembra preparare l’aria e l’ambiente per l’arrivo della primavera, scacciando le nuvole e Mercurio completa la preparazione dell’aria. Un'altra interpretazione vuole che l’opera abbia anche un carattere politico, in quanto, poiché la famiglia dei Medici era la più importante a Firenze e poiché il nome della città deriva appunto da Flora, ossia colei che fiorisce, ricca di semi, di bellezza e di opere d’arte, quest'opera doveva essere una celebrazione dell’immagine di Firenze nel mondo. La famiglia dei Medici, dalla quale erano state commissionate moltissime opera al Botticelli, decide di dare parte della sua collezione alla Galleria degli Uffizi, dove oggi è custodita anche la primavera. Infine, lo stile di Botticelli è permeato di linee sinuose, morbide ed è molto armonioso, tant’è che i vestiti dei personaggi appaiono trasparenti, soffici, che lasciano intravedere le fattezze anatomiche e sia i volti femminili che quelli maschili sembrano dolci.

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