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Bernini - Vita

Gian Lorenzo Bernini nacque a Napoli il 7 Dicembre del 1598, ma si formò artisticamente a Roma, dove si trasferì con la famiglia nel 1605 e vi soggiornò sino alla morte, avvenuta il 28 Novembre del 1680. Il Bernini fu principalmente uno scultore, ma non solo, proprio come gli altri artisti rinascimentali, era multidisciplinare, lavorò molto come architetto, pittore, scenografo, commediografo e disegnatore (il disegno particolarmente costituì l’elemento unificatore di tutta l’attività berniana, poiché l’artista lo impiegava sia per la realizzazione di bozzetti per le sue sculture, sia per la preparazione di progetti architettonici e scenografici teatrali).
La sua carriera si svolse interamente all’interno della corte papale, della quale divenne il principale esponente artistico, poiché la chiesa che all’epoca si trovava in enormi difficoltà, lo incaricò per incrementarne la grandezza, così il Bernini realizzò numerose fontane (la fontana a Piazza Navona) e il baldacchino di bronzo, legno e marmo nella Basilica di San Pietro. Nell’arte del Bernini esiste una compresenza di fantasia e classicità, del tutto nuova alle convenzioni del classicismo; tale particolarità è evidente nel gruppo marmoreo di:

“Apollo e Dafne”:
La leggenda narra che, Apollo scherniva Cupido, il quale offesosi, gli scagliò contro una freccia d’oro, con l’intento di farlo innamorare di Dafne, ma l’astuto Cupido scaglia alla giovane ninfa una freccia d’argento, la freccia del rifiuto, così tra i due cominciò un inseguimento nel quale Apollo innamorato la insegue e lei fugge talmente impaurita di essere catturata, da chiedere al padre (il dio del mare) di trasformarla in una pianta d’alloro (alloro in greco dafne) e così fu; il Bernini immortalò proprio la scena dell’inseguimento, infatti notiamo la gamba sinistra d’Apollo sollevata dal suolo, nell’atto della corsa e Dafne nell’atto di sfuggire da Apollo, s’inarca in avanti, la ninfa urla, mentre già Apollo la ghermisce con la mano sinistra e i capelli e le mani di Dafne cominciano a trasformarsi in alloro; nonostante il dramma della scena, il Bernini riuscì a donare armonia alla scultura, i due, infatti, sembrano come danzare, grazie alle linee curve e alla morbida levigatezza con la quale è trattato il marmo.

“L’estasi di Santa Teresa”:
All’interno della cappella cornaro, la scultura rappresenta la Santa in estasi mistica (nell’atto di essere sopraffatta da Dio), semidistesa su una coltre di nuvole, mentre un angelo sorridente, sta per trafiggerle simbolicamente il cuore con una freccia; i raggi dorati, dietrostanti al gruppo marmoreo alludono scenograficamente alla presenza divina; i personaggi della scena sono disposti come degli attori su un palcoscenico; il Bernini dedica la massima attenzione all’estetica del personaggio, in tal modo egli abbandona definitivamente la compostezza classicheggiante per dedicarsi al libero gioco delle forme, tipico della scultura Barocca.

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