Barocco a Torino: G. Guarini, F. Juvarra.

Benché Roma fosse l’indiscusso centro artistico italiano, gli altri Stati indipendenti italiano svilupparono tutti una loro versione del Barocco, come il Piemonte sotto la dinastia dei Savoia. Come un'attuale rivista di viaggi, il Theatrum sabaudiae rappresentava un modo per diffondere l'immagine del Piemonte fuori dalla nazione sabauda. L'idea venne a Carlo Emanuele II, e quanto oggi presente, raccolto in 145 tavole, vi sono piante dettagliate delle città, disegni di monumenti, chiese, palazzi. Nel theatrum appare tra le tante anche piazza S. Carlo, una delle più belle piazze di Torino, forse d’Europa, per le sue dimensioni, per l’uguaglianza delle costruzioni o via Po, una delle più belle strade che ci siano, dritta, ampia, uniforme, ornata da due fili di portici coperti, l’unico inconveniente è che attraversa obliquamente tutte le vie del quartiere, e che le case non essendo rivestite di intonaco, hanno un’aria cupa. Torino, capitale dal 1563, fu ristrutturata secondo criteri barocchi, pur mantenendo l’impianto a scacchiera dell’originaria città romana. Nel 1663 il duca di Savoia chiamò a Torino Guarini, che apparteneva a uno dei nuovi ordini della Controriforma, i Teatini, che a differenza dei Gesuiti e degli Oratoriani, è oggi ormai estinto. È evidente che studiò Borromini, la cui influenza si può ritrovare nei suoi primi progetti per le chiese di Lisbona, Messina, Parigi. Il progetto del 1660, non realizzato, per la chiesa dei Somaschi a Messina e dei Teatini di Ste-Anne-la-Royale a Parigi del 1662, mai terminata e ora distrutta, lasciano intendere il suo desiderio di sostituire la cupola piena con un sistema traforato di costoloni intrecciati (usa questa pianta esagonale da cui si passa alla cupola attraverso un cornicione al posto del tamburo, come se ogni corpo contenesse l’altro, le forme vengono a compenetrare l’una nell’altra). Egli dirà che l’architettura può correggere le tecniche antiche e può crearne delle nuove, egli si rifà sia ai trattatisti come Vitruvio che ai matematici. Le sue forme più che armonizzare il paesaggio urbano si contrastano, per dare forma espressiva all’opera stessa. Nel duomo di Torino, (dalle ascendenze leonardesche) Guarini sostituì Amadeo di Castellamonte nella costruzione della cappella della Sindone, che doveva contenere una delle più famose reliquie d’Europa, pregiatissima proprietà di casa Savoia, il santo sudario. I piani superiori di questa cupola traforata sono formati da sei ordini, di dimensioni gradatamente più ridotti. Questa ossatura è sormontata da una lanterna circolare su cui è raffigurata un’immagine della Colomba, simbolo dello Spirito Santo. Questa poeticità dell’architettura è ottenuta senza colori, l’effetto di mistero è dovuto al marmo la cui colorazione va dal nero delle parti più scure inferiori dell’edificio al grigio della cupola più luminosa. Di grande originalità il coronamento a pagoda ottenuto mediante la progressiva diminuzione degli elementi concentrici utilizzati. Il carattere funerario del corpo principale della cappella, in contrasto con la luminosità della cupola era assai appropriato per la funzione dell’edificio quale reliquario di un sudario. La chiesa di S. Lorenzo a Torino, è a pianta quadrata ma ha uno spazio centrale circoscritto da 8 lati, nella parte sovrastante, lunette con serliane si alternano a pennacchi di sostegno della cupola a torre conica, scompartita da 8 fascioni semicircolari che si intrecciano in una figura di stella a 8 punte. L’effetto è più simile all’architettura tardo gotica che a quella moresca, non sorprende che il trattato di Guarini “Architettura civile” contenga una delle più vigorose difese dell’architettura gotica. Alla morte di Guarini seguì a Torino una fase di stasi nell’attività costruttiva fin quando Amedeo II di Savoia non salì al trono e nominò architetto di corte Juvarra, allievo di Carlo Fontana, che fu un architetto prolifico di palazzi reali oltre che di case signorili, chiese e nuove strade a Torino. Completò infatti la trasformazione di Torino da capitale ducale a capitale di regno, costruendo/ristrutturando ben 16 palazzi e 8 chiese in un armonioso Barocco internazionale. Nel 1718-21 fu impegnato nella ricostruzione di palazzo Madama per la regina madre Maria Giovanna Battista di Savoia, creando per lei uno dei più sontuosi scaloni d’Italia. Un imponente scalone gradito dalla committenza reale perché rispecchia la distanza che un padrone di casa doveva scendere per andare incontro al suo ospite. La nuova chiesa del Carmine a Torino rappresenta una chiesa dalla struttura tipica del tardo Gotico nordico, dove i muri divisori delle cappelle laterali si elevano per tutta l’altezza della chiesa formando gallerie sopra le cappelle. Il suo capolavoro è la basilica di Superga del 1717, chiesa-mausoleo reale per casa Savoia, dal corpo rettangolare agganciato a uno circolare, vicino al luogo in cui si svolse la battaglia del 1706 nella quale Vittorio Amedeo II e il principe Eugenio sconfissero i Francesi e riconquistarono il Ducato. La chiesa è un’interpretazione barocca dell’antheon, con un enorme pronao corinzio a pianta quadrata antistante l’alto cilindro coperto a cupola della navata, tuttavia la sommità dei campanili è di tipo austriaco ed è probabile che anche per la combinazione di pronao con frontone, cupola e campanili, Juvarra si sia ispirato in una qualche misura alla chiesa votiva di Vienna, eretta da Vittorio Amedeo.

Juvarra si dedicò anche al Palazzo di Stupinigi.

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