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Artisti del Rinascimento

Masaccio (1401-1428):
nasce ad Arezzo
La Trinità:
è un affresco che locato nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze. Presenta una struttura narrativa prospetticamente ripartita su due piani e tale artificio crea un effetto di grande profondità spaziale, come se la cappella non fosse solamente dipinta ma quasi scavata nel muro.
In primo piano in basso Masaccio rappresenta un sarcofago con sopra uno scheletro e una scritta, una riflessione sulla morte e il Giudizio Universale: “ Io fui già quel che voi siete e quel ch’io son ancor sarete.”
Sopra lo scheletro, su una predella sorretta a sua volta da 4 colonnine corinzie vi sono due figure inginocchiate in preghiera, nonché i committenti dietro i quali si apre la cappella dipinta vera e propria. Al suo interno in basso vengono rappresentati la Vergine e San Giovanni con le mani giunte e, sopra di loro, Gesù crocifisso che nella sua robusta e tozza figura ricorda il Cristo del Polittico di Pisa. Caratteristica fondamentale di ogni personaggio raffigurato è la corporatura, fortemente rimarcata dal pannello pesante voluto dal pittore. Il soggetto principale dell’opera è, appunto, la Trinità è ricorrente è l’utilizzo ben distribuito dei colori che ne sono il simbolo: il rosso, il bianco e il blu (vesti delle donne blu mentre uomini rosso, cassoni del soffitto alternati, lesene, colonne e archi).

Applica la prospettiva e non si esclude che lo stesso Brunelleschi lo aiutò a dipingere l’opera. Un chiodo è stato trovato nel lato lungo della croce e l’utilizzo fu fondamentale, probabilmente, per tracciare appunto la prospettiva.

Beato Angelico 1400-1455:
Beato nacque nei pressi di Firenze attorno al 1400. Attivo come pittore, giunge nel Convento di S. Domenico a Fiesole e diventa un frate. Nel1437 inizia ad affrescare delle celle e alcuni spazi comuni del Convento di S. Marco che poi verranno terminati successivamente da Michelozzo.
Nelle sue opere adotta la prospettiva e conferisce una preziosità e originalità e una grazia che sono un mix tra stile tardo gotico e rinascimentale. Questo non perché non sia poco aggiornato ma perché trova la rappresentazione raffinata più conforme al suo stile.

Convento di San Marco:
ha ospitato Girolamo di Savonarola con chiostro da lui affrescato e restaurazione di Michelozzo, influenzato da Brunelleschi (rinascimentale, archi a tutto sesto)

Annunciazione: è sicuramente la sua opera più importante al museo nel museo del Prado a Madrid, I capitelli sono compositi. La tavola principale è occupata quasi interamente dalla rappresentazione di un edificio posto in prospettiva,ovvero la camera della Vergine. Tale stanza è arredata minimamente, con una semplice panca e un cassone. Le vele del soffitto sono dipinte di un blu intenso tempestatola stelle dorate. retrostante un giardino rigoglioso (paradiso terrestre) con Adamo ed Eva.

L’Angelo, dalle ali dorate e irradiate di luce, si china verso Maria e essa a sua volta si protende verso un fascio di luce che accompagna il volo di una colomba diretta ai suoi seni. Sullo sfondo, in mezzo ad una vegetazione florida vengono rappresentati i Progenitori. Sia dalla rappresentazione raffinata dei personaggi che dalla cura dettagliata del paesaggio naturalistico percepiamo un gusto tendente allo stile tardo gotico.
I personaggi sono molto raffinati. Usa colori vivaci L’autore conosce molto bene la prospettiva e l’architettura rinascimentale unendo due linguaggi.

Deposizione di Cristo: o pala della santa trinità (1430), è un grande trittico creati su commissione della fam. Strozzi e destinato alla sacrestia della chiesa fiorentina di Santa trinità. La cornice è ancora gotica e la scena dentro tre archi dorati a sesto acuto. Abbiamo profondità prospettica e visione di un paesaggio graduato in infiniti piani, a sx città con case e torri, poi castello e alle distese di campi. I personaggi hanno una composizione equilibrata. Rappresenta la realtà come appariva alla vista.
Anche Rosso Fiorentino 100 anni dopo utilizzerà colori stridenti (pastello), vivaci, vegetazione come sorta di felicità, luminosità in tutte le scene (presenza divina nella quotidianità).
Angeli piangenti.

Leon Battista Alberti 1404-1472: nacque a Genova da una ricca fam. fiorentina in esilio, andò a Firenze dove divenne abbreviatore apostolico (colui che scrive lettere x il papa). Andò a Mantova (Gonzaga), Urbino, Rimini (Malatesta) e Firenze. Era un raffinato umanista,intellettuale, letterato e scrittore. Lui progetta e poi lascia i cantieri ad altri architetti, non come Brunelleschi. Fonda certame coronano (gara di poesia) e scrive opere poetiche e trattati dell’età moderna sulla pittura (de pictura), architettura (de re aedificatoria) e scultira (de statua). Per L.A. lo scopo della pittura sia la ricerca della bellezza intesa come ciò che da piacere all’occhio.

Tempio Malatestiano: 1450 rifacimento della chiesa gotica di san Francesco (la ricopre) a Rimini sotto commissione di Sigismondo Malatesta in memoria di lui e dell’amante Isotta degli Attici (sarcofagi con corpi all’esterno). Chiesa incapsulata in un edificio moderno in pietra d’Istria ma nel rifarla non si è prestata molta attenzione perché le finestre non corrispondono al centro. La chiesa non è stata finita infatti, la copertura doveva essere forse formata da una cupola simile a quella del Pantheon e a rimostranza di ciò c’è una medaglia di Matteo de’ Pasti. L’interno forse di Matteo de Pasti (si occupa della costruzione) ma ultimamente considerata di Alberti. Pianta a croce latina. Capitelli compositi (+ elementi) con volute e bambini/angeli cherubini e dea che richiamano al mondo classico. In facciata sulla trabeazione c’è nome del committente = spirito laico/ no blasfemo. Abbiamo anche oculi. All’interno sculture di Agostino di Duccio, archi a tutto sesto gotici decorati con lo stiacciato: angeli puttini bianchi con fondo azzurro. Sempre all’interno piastri decorati con segni zodiacali e affresco con Sigismondo di profilo in preghiera a San S. (santo a 3/4) con città in prospettiva, levriero nat., all’interno di architettura classica in prospettiva, a metà 400 di Piero della Francesca + Roberto Valturio e Basino da Parma.

Nel Tempio Malatestiano l’Alberti creò la prima facciata rinascimentale riferendosi all’antichità romana; come riferimento utilizzò la forma dell’arco di trionfo ( spunto preso dal vicino Arco di Augusto) mentre per i lati costituiti da archi sorretti da pilastri, nei quali dovevano essere inseriti i famigliari, si ispira agli acquedotti.

Palazzo Rucellai: creato per Giovanni Rucellai ricco mercante fiorentino. La facciata del palazzo è una traduzione del fronte curvilineo del Colosseo, palazzo basato sulla sovrapposizione degli ordini, caratteristica dell’antica architettura romana. Prototipo dei palazzi rinascimentali. Al piano terra abbiamo lesene con capitello tuscanico che reggono una trabeazione a fregio continuo, al 1° piano lesene con capitelli ionici e al 3° corinzi. Il basamento è ornato da panche (di via), in pietra (persone si sedevano fuori dai palazzi per aspettare panche=banche) con schienale che imita poco reticulatum (romanico)
Archi a tutto 6 e centifore (finestre) Lesena= decorazione, parasta=portante
All’interno si apre chiostro. Altri palazzi che lo prendono come modello: Palla Strozzi e palazzo Pitti Firenze, palazzo medici Riccardi.

Facciata di Santa Maria Novella: sempre per lo stesso ne progettò la facciata, unendo il nuovo al vecchio questo perché tale costruzione aveva già portali laterali e i seri una porta centrale in un arco a tt 6 con semicolonne su alti piedistalli(imitazione entrata Pantheon). Collega il linguaggio medievale a quello rinascimentale, colori dei marmi impiegati sono un filo conduttore con la città (marmo bianco e serpentino). Scritta sottostante al frontone è dedicata a Rucellai. Decorazioni raffinate, rosoni che rimandano alle sfere celesti e rosone con sole.

Chiesa di San Sebastiano: è uno dei primi esempi di chiesa rinascimentale a pianta centrale. La pianta dell’edificio è a croce greca, il portale al centro è sormontato da un architrave ornato. Tale chiesa ha, sotto di se, una cripta che riprende la pianta del piano superiore ed è coperta da un gran numero di volte a crociera. La facciata è solcata da 4 snelle ed altre lesene reggenti una trabeazione dove poggia un frontone spezzato e incluso con un arco.

Chiesa di Sant'Andrea:
Mantova, da Gonzaga , pianta centrale, lavori affidati a Luca Fancelli,
Sotto c’è cripta. Facciata ha 4 alte lesene e sopra di esse ci sono capitelli e trabeazione

Agostino di Duccio: scultore fiorentino, formatosi sulle opere di Donatello e Michelozzo. Le sculture della varie cappelle creano un complesso ciclo e con significato ancora da chiarire (angeli con liuti, girotondo nell’acqua/alla fontana, la gita in barca…)

Paolo Uccello:
nacque a Firenze nel 1397. Seppur poverissimo, apprese le sue conoscenze presso la bottega del Ghiberti per poi trasferirsi a Venezia attratto ancora dalla pittura del Gotico Internazionale.
Studiò la prospettiva in modo intensivo e nonostante la conoscesse alla perfezione prese la decisione di non di non applicarla costantemente ai suoi dipinti poiché a seconda della sua volontà sceglieva di sovrapporre due stili diversi (era una sorta di eretico).
Monumento a Giovanni Acuto:
è un affresco dipinto della navata sinistra della chiesa di S. Maria novella ed accanto a questo vi è anche il monumento equestre a Nicolò da Tolentino dipinto da Andrea Castagna.
L’opera celebra il condottiero britannico che fu alla testa dell’esercito fiorentino, è a monocromo o meglio in”terra verde” in modo da dare l’impressione di essere una statua bronzea. Il dipinto finge un gruppo equestre eretto al di sopra di un sarcofago che poggia su un basamento sporgente. Importante è la minuziosa attenzione con cui viene ritratto il cavallo poiché per la prima volta dalla fine dell’età classica l’attenzione ricade sulla rappresentazione di un animale. Donatello si ispirerà a questo affresco per realizzare il Monumento del Gattamelata.
San Giorgio e la Principessa:
Sembra un dipinto contemporaneo realizzato in stile tardo gotico, quasi irreale. Il santo e il drago sono dipinti in prospettiva ed è conservato alla National Gallery di Londra.
La battaglia di S. Romano:
l’esecuzione delle tre tavole che raffigurano la battaglia di S. Romano (ovvero quando l’esercito fiorentino sconfisse quello senese) risale al 1438. I tre dipinti si trovano rispettivamente a Firenze (G. degli Uffizi), Londra (National Gallery) e Parigi (Louvre).
Nella tavola londinese è raffigurato N. da Tolentino alla testa dei Fiorentini. L’uomo è al centro della rappresentazione su un cavallo bianco e la scena principale è delimitata sul fondo da aranci fioriti e alte siepi di fiori e rose. Al di la della rappresentazione è dipinta la campagna coltivata e abitata come se nulla stesse accadendo, e, la poca tragicità di questa guerra (che solitamente è un avvento colmo di dolore) si nota anche dalla poca espressività della scena principale.

Piero della Francesca:
nacque ad Arezzo nel 1413. Si dedicò allo studio delle scienze esatte, scrisse libri trattanti geometria matematica in volgare affiancati da disegni esplicativi. Lavorò a Firenze, a Rimini sotto commissione degli Este dipinse il Tempio Malatestiano e a Urbino per conto di Federico di Montefeltro.
Il Battesimo di Cristo:
è un dipinto ora conservato alla National Gallery che rappresenta appunto il momento il cui Gesù, al centro del dipinto immobile, viene battezzato da S. Giovanni Battista e a sinistra tre angeli vestiti con i colori della trinità e che si tengono la mano in segno di fratellanza tra chiesa ortodossa e latina . Questo atto, come noto, avvenne in Palestina con le acque del fiume Giordano, eppure gli studiosi hanno osservato che il paesaggio dipinto non è quello tipico dell’Asia (ovvero arido), ma è ben diverso. Si è ipotizzato quindi che il paesaggio dipinto sia quello di Sansepolcro, la terra natia dell’artista. Nel quadro sono inserite anche figure ortodosse, in particolare il prete con il cappello tipico poiché in quegli anni c’era stato un concilio per unire le due chiese.
Storia della vera Croce:
Circa nel 1452 Piero fu incaricato dalla famiglia Bacci di concludere il ciclo riguardante la Storia della Croce intrapreso dal pittore tardogotico Bicci di Lorenzo nel coro della chiesa di S. Francesco ad Arezzo. La leggenda dipinta deriva in parte dai Vangeli apocrifi e in parte dalla Legenda di Jacopo da Varagine.

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