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Gli artisti del Rinascimento

Masaccio

Giovanni Cassai, detto Masaccio, fu il fondatore della pittura rinascimentale in italia.

Il Beato Angelico

Uno degli artisti rinascimentali di spicco, seguace di Brunelleschi e Masaccio, fu Guido di Pietro Tosini, che diventò frate con il nome di fra’ Giovanni e poi passò alla storia con il nome di Beato Angelico perché beato era il suo stile nell’arte. Durante la giovinezza compose un gran numero di opere, dove già si possono vedere la dolcezza e la gentilezza nelle forme. Tra le opere più importanti la “Deposizione”e “L’incoronazione”del Louvre, nelle quali si nota l’ampiezza della scena e la vivacità dei colori che danno un’atmosfera di serenità e beatitudine. Nel 1437 il frate andò a Firenze e si occupò della chiesa di San Marco e ne eseguì la decorazione pittorica fino al termine (1446) Su questi affreschi si nota una nuova maturità del maestro: questi affreschi sono più rigorosi, le composizioni più semplici con poche figure di sfondo, ma pieni di luce e di spazi. Lo studio dei personaggi diventa più delicato anche nell’uso dei colori. Nel 1446 viene chiamato a Roma da papa Eugenio IV per affrescare una cappella in Vaticano (opera perduta). Poi fu ad Orvieto per la cappella di San Brizio nel Duomo, ma fu interrotta. Fu richiamato a Roma dal nuovo papa Niccolò V, dove decorò una nuova cappella chiamata Niccolina. In quest’opera c’è un’evoluzione nello stile per le grandiosità delle architetture. Quando fu nominato priore nel convento a Fiesole, il maestro abbandonò l’arte ma ebbe numerosi allievi che svilupparono la sua pittura.

Paolo Uccello

Paolo di Dono (detto Uccello) fu un pittore molto originale, perché si staccò dai canoni rinascimentali per seguire un suo mondo. Nel 1436 torna a Firenze e dipinge nel Duomo la sua prima opera rimasta il Monumento equestre di Giovanni Acuto nel quale si nota la vicinanza al Masaccio per il contrasto luci-ombre, ma in modo molto originale. Nelle tre tavole che rappresentano la Battaglia di San Romano,( oggi divise tra Uffizi, Louvre, National Gallery) l’artista dimostra il massimo dell’originalità e della libertà: la prospettiva non è unitaria, ma si individuano i singoli personaggi, il colore è astratto e il disegno è preciso per mettere in risalto ogni particolare dei cavalli, armature, lance.

Domenico Veneziano

Nasce a Venezia, Domenico di Bartolomeo, chiamato Veneziano quando si trasferì a Firenze. Di lui ci sono pervenute poche opere e poche notizie. L’opera più importante rimasta è la “Pala di Santa Lucia dé Magnoli”(1450) nella quale la Vergine si trova sul trono e sostiene il bambino e ai lati le figure dei santi Francesco e Giovanni, Zanobi e Lucia. Questi personaggi sono dipinti in uno spazio che li mostra quasi monumentali, con i tratti del viso precisi, ma la protagonista è la luce che arriva da una sorgente posta in alto alle spalle della Vergine, formata dalla tonalità di rosa, verde, azzurro, grigio chiaro. L’uso di questi colori richiama il Beato Angelico con gli effetti di colore-luce. Veneziano non lasciò eredi e morì in povertà. Solo Piero della Francesca riprenderà le sue tecniche nella seconda metà del secolo.

Filippo Lippi

Appartiene alla prima generazione di artisti rinascimentali, ed era frate nel convento del Carmine a Firenze.( non a caso tutti questi artisti a Firenze per la grande influenza di Masaccio). Per un periodo visse a Padova per eseguire le decorazioni del “Tabernacolo delle Reliquie” nella chiesa di S. Antonio. Rientrato a Firenze fece “Madonna di Tarquinia”, in cui non c’è una solennità statica come in uso all’epoca, ma l’artista vuole dare maggiore animazione alle figure alternando luci vive e ombre nerastre. Anche nella “Pala Barbadori” che gli fu ordinata per la chiesa di Santo Spirito, si nota che la figure sono animate attraverso espressioni del volto ben definite(pensose o distratte). Opera di questo artista è anche gli affreschi del duomo di Spoleto dove c’è un allontanamento dalla sua arte iniziale.

Andrea del Castagno

Andrea di Bartolo, detto del Castagno, dal suo paese d’origine vicino Firenze, si trasferì giovane a Firenze dove inevitabilmente subì l’influenza del Masaccio. Nel 1444,ricevette uno dei primi incarichi, la decorazione del Refettorio del convento di Santa Apollonia. Nel primo ciclo di questi affreschi ci sono tre scene: Resurrezione, Crocifissione, Deposizione e sono collegate tra loro da un volo di angeli; il secondo ciclo di affreschi nel Refettorio comprende “L’ultima Cena”, nella quale il pittore si allontana dall’influenza di Veneziano, dove le figure si dispongono isolate con un disegno netto ed uno stacco nei colori come una parata di personaggi diversi tra loro.

L’arte rinascimentale a Siena

La città di Siena fu sempre rivale di Firenze, ma ebbe il suo centro d’arte e di cultura. La pittura senese si fondava sull'astrazione delle forme, accordo linee-colore sulla base di un sentimento religioso-devozionale con un attaccamento alla tradizione trecentesca. I pittori più importanti furono: Il Sassetta, Domenico de Bartolo, Il Vecchietta, Francesco di Giorgio Martini.
Il Sassetta è considerato il rinnovatore della pittura senese con un gusto lineare e descrittivo , con una certa eleganza delle forme. Prima grande opera è”La Pala della Madonna della Neve” nella quale non c’è una rappresentazione realistica ma piuttosto fuori dalla realtà dove i colori sono vivaci e la materia preziosa(ori e stoffe pregiate).

Domenico di Bartolo

La sua opera più importante è “Madonna con bambino e angeli”( 1433), dove mostra morbidezza nelle forme dei personaggi piuttosto che umanità in un clima quasi irreale. Altre opere: ”Opere di Misericordia”, “Distribuzione delle elemosine”, dove le figure hanno una certa monumentalità, come nel Masaccio.

Il Vecchietta

Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta, fa parte della seconda ondata artistica rinascimentale di Siena( Donatello). Fu anche orafo, architetto, scultore; le sue opere risentono soprattutto dell’influenza di Donatello che non venne compreso. Egli fu interessato di più all'effetto decorativo che all'architettura, come nell'opera ”Assunzione della Vergine”. Egli fece anche una statua in bronzo, “Cristo risorto”, che non risulta realistica per il volto troppo contratto e la linea troppo sottile della figura.

Francesco Giorgio Martini

Questo artista praticò anche l’arte della miniatura, della pittura e della scultura. Allievo del Vecchietta si dedicò alla pittura con uno stile originale basato sul dinamismo, come “L’Annunciazione”. Le sue opere importanti sono: ”Pala dell’Incoronazione della Vergine” e “Natività”, raffiguranti paesaggi con rovine classiche. Sono suoi anche dei dipinti con delle piazze, complessi edilizi. Tra le sue sculture ”Rilievi bronzei” nella chiesa del Carmine a Venezia e due “Angeli portacandela” in bronzo per l’altare del Duomo di Siena.

L’architettura a Roma e Urbino

L’arte rinascimentale toscana si diffuse anche nelle zone limitrofe, Umbria, Marche e Lazio. A Roma, per esempio, con il papa Sisto IV, inizia una grande opera di rinnovamento e abbellimento (renovatio urbis) che avrà una svolta con Donato Bramante. Egli svolse la sua attività soprattutto a Milano e a Roma, prima con la pittura e poi come architetto( Tempietto di san Satiro, Chiesa di Santa Maria e Battistero). La sua opera maggiore è la “Tribuna della chiesa di Santa Maria delle Grazie” a Milano che ha uno sviluppo grandioso negli spazi interni e un effetto monumentale nell’esterno. Gli affreschi più importanti a Milano sono i filosofi ”Eraclito e Democrito” e “Uomini d’armi”. Però Bramante si impose soprattutto come architetto con il “Tempietto di san Satiro” e la “Chiesa di Santa Maria” con accanto in battistero “Sacrestia”. La maggiore opera è “Tribuna della chiesa di Santa Maria delle Grazie concepita a pianta centrale sormontata da una cupola a sedici spicchi con un grandioso spazio interno a una struttura monumentale all’esterno.

Con la caduta degli Sforza a Milano, Bramante si stabilisce definitivamente a Roma, dove realizza opere con una nuova concezione nelle forme monumentali. “Tempietto di San Pietro in Montorio” è una piccola struttura che è l’esempio che Bramante sperimenta anche un’architettura in miniatura con grande cura dei particolari e sobrietà. Nel 1506 viene nominato architetto pontificio e riceve l’incarico di demolire l’antica basilica di S.Pietro e costruire un tempio grandioso a progetta un edificio a pianta centrale a croce greca con una vasta navata coperta da volta a botte. Di questo progetto è rimasto solo il disegno non fu mai realizzato a causa della morte di Bramante. L’artista lasciò solo i 4 piloni della cupola. Bramante ha realizzato anche i cortili vaticani San Damasco e “Belvedere”.

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