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Leon Battista Alberti

Leon Battista Alberti architetto e teorico è nato a Genova da una famiglia fiorentina ed è il codificatore delle teorie umanistiche. Nel 1436 pubblica il suo primo importante trattato concernente le arti visive e dedicato al Brunelleschi: il De pictura. La prospettiva viene definita come una “piramide visiva”, il cui vertice è costituito dall’occhio dell’osservatore. Ciò che è rappresentato è come posto al di là di una finestra che esclude tutto ciò che ne esula. Alberti vede il disegno come linea di contorno che individua l’oggetto, lo definisce, lo razionalizza. La composizione invece è la ragione coordinatrice di tutte le cose vedute, sottoposte alla legge umana. La luce è la gradazione chiaroscurale creatrice dei volumi. A tutto ciò Alberti aggiunge la necessità che il pittore esprima i diversi sentimenti degli uomini rappresentati.

I trattati: il De re aredificatoria

Gli altri 2 trattati sulle arti visive, il De re aedificatoria e il De statua, risalgono rispettivamente al 1452 e il 1464. Particolarmente importante è il primo. Lui stabilisce una tipologia per tutti i generi di edifici: dalla casa privata, alla chiesa, al teatro, all’ospedale ec.. Alberti afferma inoltre che l’edificio deve possedere l’utilitas: “funzionalità”; la “firmatas” (la fermezza) e la “venustas” (la bellezza).

Il Tempio Malatesiano

Attorno alla metà del XV secolo viene incaricato da Sigsmondo di progettare il rifacimento esterno dell’antica chiesa gotica di San Francesco a Rimini. L’edificio per il quale Sigismondo richiede l’intervento dell’Alberti avrebbe dovuto avere la funzione di chiesa mausoleo monumentale per i dotti della sua corte, per se stesso e per Isotta degli Atti, sua amante e poi sua moglie. L’idea li legare il proprio nome e quello della famigli a un monumento è coerente con lo spirito del rinascimento italiano. E non è un caso che Tempio Malatesiano fosse la nuova denominazione imposta alla Chieda di San Francesco. L’interno del tempio con le alte cappelle goticheggianti, creava problemi all’Alberti. Perciò l’architetto decise di separare nettamente la propria opera da ciò che era già stato fatto. Purtroppo il tempio è incompiuto e, rispetto al progetto originale, ha subito modifiche ad opera di Matteo e dei suoi collaboratori. È facile, riscontrare nell’edificio le derivazioni dell’architettura romana. L’arco centrale incassato fra pilastri, ornati in alto a due ghirlande e fiancheggiato da semicolonne scanalate, ricorda il vicino Arco di Augusto. Inoltre la cupola emisferica, sarebbe stata ispirata a quella del Pàntheon. La facciata del Tempio Malatesiano, nel suo insieme produce un certo senso di disorganicità e freddezza soprattutto a causa dell’eccessiva ampiezza della superficie. La struttura presenta delle arcate a tutto sesto dove sono collocate le tombe intervallate da pilastri con abaco sporgente. Nei pennacchi ci sono le ghirlande che incorniciano un disco di porfido rosso. Sui pilastri sporgono leggermente delle targhe rettangolari. Al centro delle arcate vi sono le tombe dei letterati della corte Malatesiana. Ne risulta un insieme grandioso, monumento alla perennità dell’uomo, pur nella morte.

Palazzo Rucellai

Nel Palazzo Rucellai la facciata si divide in tre piani mediante cornici orizzontali. Ma l’Alberti la spartisce verticalmente in settori mediante semipilastri tuscani al piano terra, ionici al primo, corinzi al secondo. La fascia che orna la base del palazzo è decorata con un motivo ispirato chiaramente all’opus reticulatim romano. Le finestre hanno il loro ascendente nelle bifore medievali, ma qui aprendosi in ciascuno dei settori contenuti fra le lesene, alleggeriscono la pesantezza del muro. In alto, il cornicione chiude, il quadrilatero della facciata. Anche l’attico, arretrato con un terrazzo sul davanti non visibile dalla strada, è un elemento realizzato in funzione delle “comodità della famiglia”.

Santa Maria Novella

L’Alberti completa anche la facciata della chiesa gotica di Santa Maria Novella. Egli affronta il problema di inserirsi in un complesso di epoca diversa dalla propria e lo risolve dividendo le due parti del prospetto con una doppia cornice contenente un motivo geometrico a quadrati. Al di sopra della cornice, l’Alberti segna l’altezza della navata centrale con una zona saliente, ritmata da quattro lesene sporgenti e coronata da un frontone. Le tarsie dicrome chiarificano le superfici dividendole in zone geometriche regolari. Due grandi volute raccordano l’altezza della navata centrale a quella delle navate laterali.

Sant’Andrea a Mantova

La Chiesa di Sant’Andrea è un edificio a croce latina e navata unica. L’elemento modulare è il quadrato, la navata e il transetto sono formati, rispettivamente da tre moduli quadrati, la tribuna da uno. Anche la facciata è quadrata. Sull’unica navata si affacciano con ampi archi, cappelle maggiori e cappelle minori. È probabile che le volte dovessero essere ornate da lucanari classici come quelli dell’atrio. Quando, nel giugno 1472, fu posta la prima pietra di Sant’Andrea, Leon Battista Alberti era morto già da qualche mese a Roma.

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