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I Carracci: l’Accademia di Bologna

Nel 1585 a Bologna viene fondata da Ludovico Carracci e dai suoi cugini Annibale e Agostino, l’accademia del naturale, che ha come obiettivo la riproposizione della natura vera nelle opere.
Successivamente verrà chiamata accademia del vero, proprio per il fatto che si rappresenta la natura così come viene vista, e dopo ancora prenderò il nome di accademia dei desiderosi.
Mentre nelle botteghe si imparava attraverso la pratica quotidiana, con la collaborazione del maestro, nell’accademia si metteva in primo piano il problema culturale in senso umanistico.
Si tratta di una scuola in senso moderno perché al pittore veniva data sia un’ottima professionalità che una buona formazione culturale.

Ludovico Carracci

È l’esponente della pittura religiosa. È il più anziano dei tre Carracci e studia l’arte locale, quella romana, toscana e veneziana. Vuole una pittura semplice che esprima con chiarezza i contenuti sacri.

Nella giovanile “annunciazione” prevale un senso di grazia e intimità, mentre in altre opere Ludovico assume un atteggiamento retorico per esprimere anche drammaticità.

Annibale Carracci

È il più dotato dei Carracci, in senso pittorico.
Realizza scene di genere, cioè pitture il cui tema è ispirato alla vita quotidiana.
Questo genere di opera era ritenuta inferiore rispetto a opere che raffiguravano nobili o soggetti sacri.
Tuttavia la critica moderna iniziò ad apprezzare le scene di genere.
Due sue particolari scene di genere sono: la macelleria e il mangia fagioli.

Il mangia fagioli

Quest’opera non ha dimensioni notevoli.
Trattandosi di una scena di genere, rappresenta un momento della vita quotidiana. Rappresenta la povertà infatti il tavolo è imbandito poveramente, e il soggetto mangia voracemente. L’ambientazione scenica è quasi abolita, per far in modo che la nostra attenzione si concentri solo sui pochi oggetti presenti. Dalla finestrella proviene una luce che esalta il tavolo spostato più in avanti, per coinvolgere lo spettatore nella scena. Il disegno è forte e la luce è mobile. Con quest’opera l’artista vuol sottolineare il fatto che l’uomo dipende strettamente da elementi fisici per soddisfare i suoi bisogni.

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