I primi villaggi agricoli

È solo in epoca neolitica che l’uomo diventa stabilmente agricoltore e allevatore. Ed è proprio questa sua nuova condizione che lo induce a realizzare quelli che gli archeologi chiamano i primi modelli insediativi nucleati. Nasce così il villaggio, inteso appunto come nucleo nel quale si concentrano uomini, risorse e interessi che necessitano di essere coordinati in modo funzionale e armonico. Le esigenze legate a una prima divisionedel lavoro e all’organizzazione della
vita sociale, del resto, determinano anche un crescente fabbisogno di spazi specializzati da dedicare alle varie attività. Ecco allora che il villaggio non può ridursi a una semplice aggregazione di abitazioni, ma deve configurarsi come un organismo più complesso, in grado di integrare al proprio interno anche strutture produttive (stalle, depositi per gli attrezzi, magazzini per le provviste, cisterne per l’acqua) e luoghi adibiti a funzioni comunque fondamentali per la vita associata, quali, ad esempio, le riunioni rituali o le cerimonie di sepoltura. Il villaggio neolitico presenta, almeno all’inizio, una struttura molto semplice. Esso, infatti, consiste in un certo numero di costruzioni disposte all’interno di uno spazio prestabilito, solitamente circondato da un fossato, da un vallo o, comunque, da un qualche tipo di recinzione, in quanto anche nelle società primitive la sicurezza del singolo è sempre stata sentita come un problema
dell’intera collettività. Nel Vicino Oriente si hanno resti di villaggi agricoli risalenti addirittura all’VIII-VII millennio a.C. In Occidente, invece, stante il relativo ritardo con il quale si giunge alla conquista della sedentarietà, il primo sviluppo abitativo avviene solo in epoca più recente. In conseguenza a ciò l’organizzazione e le tipologie insediative varieranno, anche notevolmente, sia per dimensioni (da poche centinaia di abitanti a qualche migliaio) sia per tipo di costruzioni adottate che, a seconda dei luoghi e delle necessità, potranno essere indifferentemente capanne (in paglia, legno o mattoni crudi), palafitte o terramare. Pur non essendo possibile ricostruire regole né schemi fissi (occorre non dimenticare che i resti di questi primi villaggi sono spesso lignei, dunque di difficilissima conservazione
e di scarsa decifrabilità), siamo comunque in grado di rilevare come la disposizione delle costruzioni tenda sempre a seguire una logica di tipo funzionale. Questo significa che, di fatto, è già nata l’urbanistica, cioè la volontà
(precisa, anche se non ancora consapevole) che debbano esservi adeguati rapporti spaziali e gerarchici tra le varie zone del villaggio e tra esse e il territorio circostante. Merimda Beni Salama Ciò è particolarmente evidente nei resti dell’insediamento neolitico di Merimda Beni Salama, lungo la riva occidentale del delta del Nilo, poco più di cinquanta chilometri a Nord-Ovest del Cairo. In questo villaggio, uno dei più
antichi del Basso Egitto (VI-V millennio).

Villaggi di capanne in paglia e fango
Le capanne, sono a semplice pianta ovale, sono realizzate con canne di fiume e fango
essiccato al sole. Le abitazioni, per la maggior parte di dimensioni monofamiliari, erano disposte a piccoli gruppi lungo i canali artificiali di irrigazione. Questa particolare collocazione appare assai opportuna in quanto tali canali, unica vera ricchezza della regione, svolgevano anche la funzione di approvvigionare l’acqua potabile e di delimitare con una
maglia pressoché regolare i campi coltivabili. Anche nell’Occidente europeo il villaggio si sviluppa di preferenza in prossimità di laghi o corsi d’acqua, in quanto la necessità di irrigare i campi e di abbeverare gli animali è comunque prioritaria in ogni società agricola. In questo caso le capanne, spesso plurifamiliari, hanno piante preferibilmente
rettangolari e sono realizzate mediante una serie di pali di legno conficcati nel terreno, in modo da costituire gli elementi portanti della struttura. Le pareti, infine, sono costituite da rami intrecciati e il tetto, a due falde spioventi, viene coperto con paglia resa impermeabile dal fango. La distribuzione degli spazi e delle funzioni all’interno
degli insediamenti neolitici europei rimane sostanzialmente invariata quasi fino all’epoca storica. Hallstatt Osserviamo a questo riguardo lo schema di Hallstatt, il villaggio della regione del Salzkammergut, in Alta Austria, che diede il nome alla civiltà sviluppatasi tra le età del bronzo e del ferro nei territori montani oggi compresi tra Francia orientale, Svizzera, Austria, Germania meridionale, Boemia e Italia settentrionale. L’insediamento, i cui attuali resti risalgono

verosimilmente al VII-V secolo a.C., è circondato da un recinto di protezione e comprende al suo interno una trentina di
grandi capanne lignee orientate in direzione Nord-Sud. Di fronte al complesso abitativo di maggiori dimensioni, riservato
al capo, si aprono due ampi spazi liberi da costruzioni, destinati con ogni probabilità ai riti da celebrare collettivamente. Fuori dal recinto, ma immediatamente a ridosso di esso, vi è la zona destinata alle sepolture. In una società ancora intrisa di magia e di animismo, infatti, la morte rappresenta sì un mistero inquietante (dunque da tenere a
debita distanza), ma assume anche un forte richiamo simbolico al valore della stirpe (dunque da rispettare e onorare).
La civiltà del villaggio agricolo non conosce particolari sviluppi e pertanto prosegue, sostanzialmente uguale a se stessa, anche fino in epoca storica, tanto che in talune regioni del Terzo e del Quarto mondo sopravvive ancora oggi, con caratteristiche del tutto simili a quelle del neolitico o della prima età del ferro.

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