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Van Gogh

Anche Vincent Van Gogh, come Gauguin, è un autodidatta, anch’egli dipinge per necessità interiore e anch’egli inventa una tecnica tutta personale trasfigurando la realtà a favore del proprio io. Nato in Olanda, figlio di un pastore protestante è uno spirito inquieto e stenta molto a trovare la sua strada. Alcuni studi dimostrano che possedeva problemi psichiatrici perché alternava momenti di grande euforia e momenti di depressione. Dapprima commerciante d’arte in vari luoghi, diventa poi predicatore libero nel Borinage, una regione belga, ricca di carbone, i cui minatori conducevano un’esistenza difficile, lavorando duramente. Con loro Van Gogh divide pericoli e sofferenze. Spossato, accusato dalle autorità religiose prima si trasferisce a L’Aia poi rientra in famiglia. In questi anni, errando da un luogo all’altro decide di dedicarsi interamente alla pittura. Ma sono anni di lavoro intenso, durante i quali crea un numero elevatissimo di opere. Questa velocità esecutiva è una delle chiavi per capire Van Gogh. La sua è la necessità di seguire con la mano l’urgenza interiore di esprimersi in assoluta libertà, obbedendo al sentimento più che alla ragione. Anche gli impressionisti lavoravano rapidamente per non perdere il contatto con la fugacità della luce, per rendere più esattamente il senso globale della natura. Ma Van Gogh, pur dovendo molto alla lezione impressionista tende a proiettare nella realtà se stesso e quindi a trasformarla o meglio a trasfigurarla secondo i suoi sentimenti. Lui aveva praticamente immedesimato in se stesso la natura. Come Gauguin anche Van Gogh usa la linea non come mezzo descrittivo ma con funzione espressiva e trasforma il colore reale per renderlo “suggestivo”, non dunque un colore vero, ma un colore che suggerisce l’emozione.

Il mondo contadino: A Van Gogh più che narrare i fatti o descrivere luoghi, interessa il significato umano di ciò che rappresenta, così come lo sente. In questo primo momento il tema che egli preferisce è la vita dei contadini. L’opera che meglio rappresenta la viva partecipazione del pittore a questo umile mondo contadino è la tela: “I mangiatori di patate. Questo dipinto è illustrato in una lettera dello stesso Van Gogh dove dice che ha voluto far comprendere che questa povera gente che mangia patate, alla luce di una lampada, servendosi dal piatto con le mani, ha zappato essa stessa la terra dove quelle patate sono cresciute; il quadro perciò evoca il lavoro manuale. Lo spunto nasce probabilmente dalla tradizione fiamminga della rappresentazione di ambienti interni. La luce, poiché proviene dall’alto e colpisce soltanto alcune parti della scena accentua la caratterizzazione dei volti, delle mani nodose, degli abiti, le cui deformazioni indicano la continua fatica fisica. I colori, sono bruni; le forme sono sintetizzate con pochi tratti ed emanano una straordinaria forza. Gli intenti sociali sono evidenti; ma è anche evidente che Van Gogh li esprime attraverso il linguaggio, rivelando, fin da questo momento, altissime qualità pittoriche

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