Surrealismo - Pittori

Il Surrealismo

Il Surrealismo è stato un movimento culturale nato intorno agli anni ’20. Suo fondamento è l’automatismo psichico, ovvero quel processo in cui l’inconscio, quella parte di noi che emerge durante i sogni e ci permette di associare libere parole, pensieri e immagini senza freni inibitori e scopi preordinati. Da ciò, la caratteristica comune a tutte le manifestazione surrealiste è la critica radicale alla razionalità cosciente, e la liberazione delle potenzialità immaginative dell’inconscio per il raggiungimento dello stato conoscitivo “oltre-il-reale”, “sur-reale”. In esso veglia e sogno sono entrambe presenti e si conciliano in modo armonico e profondo. I quadri surrealisti sono perlopiù formati da immagini nitide e reali ma senza alcun apparente nesso logico, rendendo l’opera “assurda”. Talvolta invece pullulano di simboli e segni, linee e colori, che sembrano “prendere vita” in una diversa dimensione. Come le più importanti avanguardie artistiche, il Surrealismo possiede un documento, scritto dal francese André Breton, che suggella la sua nascita ufficiale, ossia il primo Manifesto. Qui vengono esposti i principali punti della poetica surrealista: con esso ci si propone di esprimere, sia verbalmente, che in ogni altro modo, il funzionamento reale del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale. Per questo tende a liquidare tutti gli altri meccanismi psichici adottati fin ora, tentando di esprimere l’io interiore escludendo gli insegnamenti che riceviamo fin dalla nascita e tutto ciò che potrebbe condizionarci. Questo è il metodo della psicanalisi: e del resto, Breton, riconosce apertamente l’importanza delle scoperte di Sigmund Freud.

Dadaismo

Si può, da quanto detto fin ora, riconoscere nel Dadaismo il precursore più immediato del Surrealismo, non per quanto riguarda tecnica pittorica, ma in quanto ha avuto il grande merito di distruggere la convenzionalità di tutto ciò che è stato stabilito da secoli di presunta civiltà. Questo nacque da un gruppo di intellettuali che si rifugiarono in Svizzera per fuggire la guerra. Dada, parola che identificò il movimento, non aveva alcun significato, indicava solamente il rifiuto verso ogni atteggiamento razionalistico. I dadaisti fecero del loro atteggiamento dissacratorio l’arma più efficiente per rinnegare le tradizioni borghesi. Opere come una Gioconda con i baffi o la rappresentazione di un water, mostrano emblematicamente quanto di dissacrante c’era nella pittura dadaista. Il dadaismo è pertanto un movimento di distruzione, alla quale il Surrealismo si oppone con una ricostruzione, esaltando l’interiorità mentale dell’uomo nel momento in cui la rappresenta libera da ogni schema.

Action Painting

Il surrealismo è una delle poche avanguardie storiche che non si sia esaurita rapidamente, ma che anzi abbia rivestito un ruolo primario nella pittura del Novecento, soprattutto per l’influenza decisiva che ha avuto su molte tendenza artistiche come l’action painting, uno stile di pittura nella quale il colore viene fatto gocciolare spontaneamente, lanciato o macchiato sulle tele (l’opera che ne risulta enfatizza l’atto fisico della pittura stessa). L’Action Art usò quindi le idee di Freud sul subconscio come fondamento principale. Questi dipinti non volevano ritrarre nessun oggetto qualunque e non venivano creati per stimolare un’emozione; al contrario, questi dovevano toccare gli osservatori nel profondo del proprio subconscio. Questo venne realizzato dipingendo inconsciamente.

Joan Mirò

Mirò cominciò a disegnare all’età di 8 anni. La sua sperimentazione artistica inizia con litografia e scultura. Mirò fu uno dei più radicali teorici del surrealismo, tant’è che lo stesso Breton lo descrisse come “il più surrealista di noi tutti”. In numerose interviste espresse il suo disprezzo per la pittura convenzionale e il desiderio di “ucciderla”, “assassinarla” o “stuprarla”. Il carnevale di Arlecchino fu composto prima che venne scritto il manifesto Surrealista, ma era già presente la tecnica dell’automatismo psichico, cioè il trasferimento automatico, senza la mediazione della ragione, delle immagini e delle associazione che sgorgano liberamente dall’inconscio. Questo dipinto è considerato uno dei capolavori del movimento, perché esemplifica gli obiettivi ed i traguardi che il Surrealismo si è proposto fin dal momento della sua fondazione. Il carnevale mostrato è un allegro far festa, un periodi baldoria. L’opera si presenta come una visione, uno spettacolo di oggetti strani, giocattoli fantastici, folletti e strani esseri: Mirò libera la sua fantasia, crea una realtà surreale ed inconscia, costituito di oggetti onirici e metafisici, attraverso una pittura primitiva e infantile. Questa è il risultato della fantasia mentale non ancora condizionata dalla società.

René Magritte

René Magritte è considerato il maggior esponente del surrealismo in Belgio ed, in generale, uno dei più originali esponenti dell’intero movimento. Dipinge con un tecnica di illusionismo di ordine onirico; egli illustra oggetti e realtà assurde. Magritte dipingeva questi oggetti surreali perché considerava il sogno una grande fonte di ispirazione. È l’artista surrealista che, più di ogni altro, gioca con spostamenti del senso, utilizzando sia accostamenti inconsueti che deformazioni irreali. Del tutto estraneo al suo metodo è l’automatismo psichico. La sua pittura non vuole fare emergere l’inconscio dell’uomo, ma svelare i lati misteriosi dell’universo. I suoi universi fantastici e misteriosi trovano le radici nelle opere di Giorgio de Chirico. Il rapporto tra linguaggio ed immagine è un tema sul quale Magritte gioca con grande intelligenza ed ironia. Nel caso di Questa non è una pipa, guardando l’immagine di una pipia leggendo la scritta sottostante “Ceci n’est pas une pipe”, la prima reazione è di chiedersi:”ma allora, cos’è?”. Il sottile inganno si svela ben presto se si riflette sul fatto che si sta guardando solo un’immagine, non l’oggetto reale che noi chiamiamo pipa. Magritte, anche in questo caso tende a giocare con la confusione tra realtà e rappresentazione, per proporci una nuova riflessione sul confine tra i due termini. Con il quadro Il doppio segreto ancora una volta il pittore interroga quella che noi chiamiamo la realtà. Sullo sfondo di un paesaggio marino, il viso impassibile di un uomo è stato tranciato e spostato lateralmente. La lacerazione mostra una spaccatura profonda, molto diversa dal volto liscio, senza espressione né sguardo, che la dissimulava. La maschera è stata proprio strappata, ma ciò che celava è ancora più misterioso e si rimane perplessi di fronte a questa ampia cavità dalle pareti umide e scure, avvinte da sonagli. Magritte svela il baratro che separa l’essere dalla sua apparenza e conferma che la realtà resta enigmatica.

Salvador Dalì

Dalì era un pittore tecnicamente abile e virtuoso disegnatore, ma è celebre soprattutto per le immagine suggestive e bizzarre delle sue opere surrealiste. Dalì fu un uomo dotato di grande immaginazione, ma con il vezzo di assumere atteggiamenti stravaganti per attirare l’attenzione su di sé. “L’unica differenza fra la Grecia classica ed il presente è Freud”, in quanto scoprì come il corpo dell’uomo, sia in realtà pieno di cassetti segreti che sono la psicoanalisi è in grado di aprire. Dalì sceglie la Venere come modella del bello ideale e fa una copia della celeberrima Venere di Milo. Nella sua versione la Venere è dotata di veri e propri cassetti, che partono dal seno, e scendono fino al ginocchio sinistro. Un altro famoso quadro di Salvador Dalì è la Giraffa in fiamme, il titolo si riferisce alla spettrale carne bruciata della giraffa, sulla sinistra in secondo piano, che potrebbe essere la materializzazione della guerra civile scoppiata in Spagna. La vera figura protagonista però è quella femminile, che inaugura una fisionomia di donna che si riscontrano in altre opere. Salvador Dalì, attraverso un altro quadro di fondamentale importanza, La persistenza della memoria, ci trasmette un messaggio di ribellione e allo stesso tempo di relativismo. La luce, come si può notare, è frontale e genera ombre profonde sulla superficie degli oggetti.

I colori, infine, sono accostati in maniera bizzarra nello schema compositivo dell'opera: notiamo, infatti, la presenza di colori sia caldi, che freddi, che scuri. Infatti l'idea che i surrealisti vogliono esprimere è di cancellare tutte le regole fisse che scandiscono la vita di tutti i giorni come ad esempio le regole del tempo scandite dall'orologio: ore di 60 minuti, minuti di 60 secondi... mentre in questo dipinto gli orologi simboleggiano il tempo della memoria e per questo hanno una forma poco definita, quasi sembrano fluidi, per dimostrare l'opposto delle ferree regole del tempo, ossia l'elasticità del tempo della memoria. Non ricordiamo alcune cose fatte poco tempo fa, mentre ricordiamo fatti remoti come se fossero accaduti il giorno prima.

Registrati via email