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LO STILE LIBERTY O ART NOUVEAU

Sviluppatosi nell'ambito del più generalizzato clima simbolista, il periodo vitale dell'Art Nouveau si colloca tra il 1880 e il 1919. L'Art Nouveau è la risposta artistica che la cultura europea, stanca dello storicismo eclettico e del magniloquente accademismo, dà al disagio del proprio tempo. Il termine (che in francese significa appunto "arte nuova") è di per sé indicativo dei contenuti innovatori, se non addirittura rivoluzionari, che si vogliono esprimere. Non si tratta, comunque, di arte d'evasione. Come il Simbolismo letterario e pittorico, ritrova le sue premesse nel secondo Settecento, nel coinvolgimento sensibile della cultura nel contesto della teoria del Sublime; e sempre in similitudine con il Simbolismo, l'Art Nouveau non si regge su un semplice programma di rinnovamento estetico, ma si identifica con un modo dell'essere che tende a "rivestire l'Idea di una forma sensibile", usando spesso le forme della natura vegetale, così come la potenza seduttiva della bellezza femminile, per dare volto a simboli e sensazioni. In questo senso si opporrà al Positivismo, e si farà strumento di un dissenso anarchico, ma di matrice aristocratica e decadente. In nome "dell'Arte per l'Arte", tenderà ad investire tutta la vita e a trasformarla secondo i canoni di un ideale che vede nell'arte esperienza totale, di carattere etico, culturale, e capace come tale di trascendere la vita stessa. L'Art Nouveau sceglie di costruire il suo messaggio poetico attraverso l'ornamento e la decorazione: e cioè qualcosa di superfluo, lussuoso e lussureggiante. E' l'ornamento che tende a impadronirsi dell'oggetto per trasformarlo nella sua essenza strutturale, nel suo vitalismo segreto, nel simbolo della sua funzione. In breve l'Art Nouveau diventa il gusto per un'epoca: la Belle Epoque, che incarna nel modo più vero e profondo lo spirito e le contraddizioni di una società che, senza avvedersene, sta precipitando sempre più velocemente verso la catastrofe della prima guerra mondiale.
In ogni paese europeo l'Art Nouveau si sviluppa in maniera diversa, per interpretare meglio il desiderio di novità che è insito nel suo stesso nome. Il Italia prende il nome di Liberty, dal nome di una ditta di arredamento londinese. In Germania quello di Jugendstil (stile giovane) dalla rivista che iniziò le pubblicazioni, il periodico d'arte Die Jugend; in Belgio si parlò di Stile Horta, da Victor Horta che ne fu il massimo esponente; in Spagna Arte Jéven, arte giovane o Modernismo. Ai suoi numerosi nomi corrispondevano le diverse varianti nate in ciascuna nazione: l'Art Nouveau si presentava fantasiosa e densa di citazioni gotiche nell'interpretazione di Antoni Gaudì a Barcellona, ricca di pathos con Raimondo D'Aronco a Torino, geometrica e densa di virtuosi cromatismi con Gustav Klimt, delicata e sublime nei manifesti e nelle decorazioni di Alphonse Mucha. In Austria a promuovere l'Art Nouveau è la Secessione viennese, dal nome del movimento artistico d'avanguardia formatosi a Vienna (la prima "Secessione" ebbe luogo in realtà a Monaco di Baviera, ma non ebbe lo stesso seguito di quella viennese).

Due correnti di pensiero dominano la cultura art nouveau: la ricerca esasperata della decorazione, basata sulla "linea serpentinata" e sulle curve squisite che avviluppano l'oggetto in un abbraccio saettante, e il razionalismo geometrico basato su forme schiette e quadrangolari; la prima corrente prevale in Francia e nei Paesi mediterranei (Italia e Spagna), mentre lo Jugendstil germanico e l'Art Nouveau scozzese prendono la via del geometrismo. Non vi è però tra le due correnti una divisione così rigida, ma un dialogo infinito e fertile che porta gli esponenti del mondo dell'arte e del pensiero a discutere, confrontarsi e scontrarsi, in un continuo rimescolarsi d'idee e opinioni. Ne è un esempio la svolta lineare-simbolica dell'Art Nouveau austriaca seguita all'influsso degli artisti scozzesi del Gruppo dei Quattro (Mackintosh, McNair, le sorelle Macdonald) che spingerà gli architetti Hoffmann e Olbrich, così come l'illustratore Moser, ad un'adesione più concorde alla linea retta e ad un design essenziale, soprattutto nel campo delle "arti minori", mentre nella pittura di Klimt il decorativismo sarà rielaborato in schemi fortemente geometrici (soprattutto nel "Periodo Aureo" dell'artista) ma non scomparirà mai. A rifiutare per intero la decorazione sarà Adolph Loos, pure tra i fondatori della Secessione: autore del famoso saggio Ornamento e delitto, egli giungerà al totale affrancamento da quei moduli caratteristici dell'Art Nouveau nei quali erano già contenute anticipazioni razionalizzanti. Il suo stile, che Schmutzler definisce "cubico levigato", se nella dilatazione della scala proporzionale può ascriversi al tardo Art Nouveau, si aprirà direttamente verso l'architettura moderna con il Bar Kramer a Vienna ( 1907), dalla raffinata definizione lineare di spazio, con la casa di Tristan Tzara a Parigi e, sempre nella capitale francese, con il rarefatto progetto per la casa di Josephine Baker, svolto sul rapporto di fitte righe orizzontali.

La personalità di Gustav Klimt è certamente, per quanto riguarda la pittura, la più rappresentativa del movimento in Austria. Partito da una trascrizione raffinata e sensibile del post-impressionismo, passerà presto a un linguaggio in cui i motivi di astrazione simbolica si uniscono a una carica sensuale fortemente erotica, che si sublima in'un eleganza fastosa, di rara intensità. La sua sensibilità "tattile" trova soluzioni insolite, come l'inserimento di pietruzze, di schegge di metallo sulla tela, o nell'elaborazione del fondo dei quadri come fatto decorativo autonomo, pullulante, che crea un gioco di vibrazioni colore-luce a mezzo di minutissimi disegni geometrici e simbolici, quasi efflorescenze. Nel suo "Periodo Aureo", in cui l'oro è materiale e colore dominante nei suoi dipinti, Klimt gioca con l'ornamento al punto in cui diventa difficile distinguere figura e decorazione, che si fondono e s'inseguono in un ritmo continuo e potente come nel capolavoro Il Bacio. In effetti Gustav Klimt è non solo pittore, ma anche e soprattutto decoratore di successo, come nel caso del Fregio Stoclet (di cui disegna i cartoni) e della sua esperienza con le Wiener Werkstatte, le officine artigianali viennesi che trasporteranno il gusto e l'esperienza della Secessione nel campo dell'oggettistica e del design. Inoltre, partecipa all'allestimento grafico della rivista Ver Sacrum, il manifesto secessionista: esperienze che rendono difficile classificare l'opera complessiva di Klimt che è in parte dipinto, in parte decorazione e design e in parte illustrazione.

L'interdisciplinarietà klimtiana non è un caso isolato. Nessun campo è stato immune dall'Art Nouveau, la cui influenza si ebbe inizialmente sulle "arti minori" e solo successivamente sulle "arti maggiori". Nel campo dell'arredamento trionfano le forme morbide e sinuose derivate dalla natura e poi reinterpretate in chiave decorativa. Nel campo tessile si producono stoffe e tessuti decorati con motivi straordinariamente complessi e delicati. Gli stilisti aboliscono le rigidezze dei bustini rinforzati e delle gonne rigonfie proponendo forme estremamente morbide e fascianti che esaltano le sinuosità del corpo femminile ispirandosi all'armonia di soggetti floreali. Ceramica e vetro si prestano meravigliosamente alle dolci torsioni e alle magiche trasparenze dell'Art Nouveau. I progressi nel campo delle tecniche litografiche consentono la realizzazione in grande tiratura di manifesti, locandine, riviste e cartoline illustrate. Così gli artisti possono diffondere le proprie opere che, pur prive di valore commerciale, svolgono un'importante funzione di educazione al gusto e di diffusione di nuove idee.

Quando l'Art Nouveau approda alla pittura e all'architettura, ha già maturato un solido retroterra culturale fatto di forme e di colori che il grande pubblico ha imparato a conoscere e ad apprezzare già nei piccoli oggetti di uso quotidiano.

L'architettura art nouveau assume forme e soluzioni diverse, a seconda dei vari paesi nei quali si sviluppa, mantenendo sempre come costante un utilizzo nuovo e funzionale del ferro e della ghisa: le strutture stesse diventano un elemento decorativo. Il nuovo linguaggio architettonico incorpora i temi floreali e le forme del mondo vegetale. Questa intenzione è sentita in tutta Europa da architetti come il francese Hector Guimard, autore delle entrate del Métro di Parigi e di Castel Béranger, gli italiani Basile, Coppedè e D'Aronco, il geniale catalano Antoni Gaudì, il belga Victor Horta. In Austria, inizialmente l'architettura non si lascia coinvolgere pienamente dalle formule art nouveau e il maggiore innovatore, Otto Wagner, resta legato a un certo storicismo. Soluzioni più ardite saranno sperimentate dagli allievi di Wagner, da Joseph Maria Olbrich a Joseph Hoffmann.

Quest'ultimo è autore di Palazzo Stoclet a Bruxelles, che trasferisce, nella libera impostazione dei piani, secondo una bidimensionalità lineare evidenziata dal cromatismo decorativo delle pareti, la visione autonoma d'una architettura "astratta". Lo "stile floreale" dell'art nouveau sarà infatti sostituito, negli ambienti secessionisti, da virtuosismi geometrici basati sul rigido tema del quadrato, di cui il progetto di Palazzo Stoclet costituisce un vivido esempio. La sala da pranzo dell'edificio ospita il celebre Fregio di cui abbiamo già parlato, realizzato su cartoni di Klimt dagli artigiani delle Wiener Werkstatte.

La pittura art nouveau va verso una riscoperta di valori interiori veri e sentiti, muovendo dai medesimi presupposti anti-accademici dell'architettura e delle arti applicate. Ne è protagonista soprattutto la donna, mai come ora celebrata e venerata in quanto musa e seduttrice, "femme fatale" bellissima e coperta di gioielli che cattura il fascino degli artisti con le sue movenze squisite e avvolgenti. E infatti Klimt, che dalle visioni femminili è affascinato oltre misura e quasi mai tollera presenze maschili nei suoi dipinti, è indubbiamente il massimo esponente della pittura art nouveau. Seguono Alphonse Mucha, noto anzitutto come illustratore ma celebre anche per i suoi quadri e cicli di affreschi, Jan Toorop e Ferdinand Hodler.

Anche Henri de Toulouse-Lautrec troverà intonazioni art nouveau soprattutto nei manifesti svolti sullo scatto dinamico della linea con la stesura del colore piatto. E il primo Kandinskij, a Parigi, prima del suo arrivo a Monaco nel 1896, imposta sul motivo della linea la sua fresca decorazione pre-fauve.
La stagione dell'Art Nouveau è, forse, l'ultimo periodo della storia contemporanea nel quale si sia assistito al diffuso affermarsi, a livello internazionale, di una ideologia artistica che, nel suo complesso, si presenta sostanzialmente omogenea.

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