Il mondo della paranoia di Salvador Dalí

Analisi del dipinto
Sogno causato dal volo di un’ape attorno a una melagrana un attimo prima del risveglio.

Il surrealismo in arte trova la sua massima espressione con il pittore spagnolo Salvador Dalì. Salvador Felipe Jacinto Dalì nasce nel 1904 in Catalogna. All’inizio degli anni Venti, ancora adolescente, entra nell’Accademia Reale San Ferdinando di Madrid, la stessa accademia frequentata anni prima da Picasso; qualche anno dopo però egli verrà radiato dall’accademia. Proprio in quegli anni stringe amicizia con Luis Buñuel, il famoso regista spagnolo con il quale in seguito stenderà la sceneggiatura di due importanti film surrealisti, L’età dell’oro e Un cane Andaluso, che desteranno molto scandalo a causa di alcune scene troppo esagerate e immorali per l’epoca. L’anno dopo l’espulsione dell’accademia, Dalì si reca a Parigi dove incontra personaggi come Picasso e Breton, presentato dall’amico Mirò. Una volta conosciuto Breton, Dalì entra anche in contatto con i surrealisti, rimanendone però un po’ distaccato. Quello é il periodo nel quale il Dalì costruisce la sua figura di imprevedibile ed enigmatico, attraverso il modo bizzarro di vestire e la stravaganza dei comportamenti in pubblico. Durante la sua vita si innamorerà di Gala, conoscerà anche Magritte che diventerà sua guida spirituale; viaggierà anche negli Stati Uniti, ma é la Spagna il suo unico vero amore. Infatti Dalì morirà nel 1989 nello stesso paese in cui era nato.

La caratteristica fondamentale di questo pittore é la sua invenzione di una particolare tecnica di automatismo che egli stesso definisce “metodo paranoico-critico”. Dalì definisce la paranoia come “una malattia mentale cronica, la cui sintomatologia più caratteristica consiste nelle delusioni sistematiche, con o senza allucinazioni dei sensi. Le delusioni possono prendere la forma di mania di persecuzione o di grandezza e ambizione”. Da ciò, possiamo comprendere come le immagini dipinte dal pittore nascano dal torbido agitarsi del suo incoscio e riescano a prendere forma solo grazie alla razionalizzazione del delirio. Ecco che il delirio nelle opere di Dalì trova le più raccapriccianti espressioni in esseri ripugnanti, animali mostruosi, frammenti anatomici, rifiuti d’ogni tipo, forme ambigue dai mille possibili significati, figure inquietanti che, a seconda del punto di vista, possono sembrare cose diverse o più cose insieme.
Una delle opere che incarna le caratteristiche tipiche della corrente del Surrealismo é Sogno causato dal volo di un’ape attorno a una melagrana un attimo prima del risveglio. Dipinto nel 1944 ed ora conservato nel museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, il quadro rappresenta le sensazioni provocate dall’improvvisa puntura di un’ape mentre l’artista stava dormendo. Dalì cerca di fissare la moltitudine di straordinarie visioni attraverso le quali il suo inconscio gli ha comunicato, in una frazione di secondo, l’avvenuta puntura.
Nella parte bassa della tela appare Gala - moglie, ispiratrice ed amante del pittore - nuda, mentre dorme sospesa a mezz’aria sopra un piatto e frastagliato scoglio di pietra bianca, con le braccia rovesciate dietro la testa. Il suo braccio destro sta per essere trafitto da una baionetta appuntita; l’oggetto rappresenta chiaramente il pungiglione dell’ape (anche se esso può essere interpretato come simbolo sessuale) e Dalì cerca di rappresentare l’istante esatto in cui l’insetto sta per pungere. La percezione del dolore della puntura invece viene raffigurata attraverso due grandi tigri feroci che balzano fuori dalla bocca di un gigantesco pesce rosso, che a sua volta esce da una melagrana, di cui due chicchi stanno per toccare la superficie immobile, quasi rigida, del mare. Le tigri sono anche la materializzazione della rabbia di Dalì; il colore rosso rubino della melagrana simboleggia il furore. In alto, a destra, sporge una rupe accanto a tre quarti di Luna opalescente. Sullo sfondo si scorge un assurdo elefante con lunghissime zampe d’insetto, che entra da destra barrendo e cammina, nonostante il peso dell’obelisco che regge sulla schiena, con la leggerezza di una libellula, senza creare la minima increspatura sulla superficie dell’acqua. É importante notare come la punta dell’obelisco si perda oltre il limite superiore del quadro. Vi é un collegamento tra l’obelisco e lo scoglio; quest’ultimo potrebbe rappresentare una difficoltà superata da Dalí grazie alla sua spiritualità e la fede (molto cara al pittore) é simboleggiata dall’obelisco che s’innalza verso l’alto, verso il divino.
A fianco alla donna, due gocce d’acqua sospese rappresentano l’avvenuta purificazione attraverso il dolore. Si arriva così alla melagrana più piccola in primo piano, non più grande e gonfia di rabbia bensì ricomposta e piccola. Il titolo dell’opera e l’allusione alla melagrana avrebbero origine dal sogno che Dalí stava facendo prima che l’ape lo pungesse; sembrerebbe che egli stesse sognando una melagrana o qualcosa di simile e che la puntura dell’ape gli abbia scaturito nella mente una serie di immagini che lui prontamente ha cercato di rappresentare. Come tutte le opere di Dalì, anche questa é assente di unitarietà e di totalità; le sue rappresentazioni sono incoerenti, visionarie, frammentate proprio come le immagini che ci compaiono in sogno. Esse infatti non sono definite da dimensioni spazio-temporali stabili: si trasformano, si evolvono, appaiono e spariscono come lampi o sbiadiscono dolcemente.
La piattezza del mare, infine, é sinonimo di una relativa tranquillità ed equilibrio interiore dell’artista. Difatti, grazie all’originalità della sua personalità e al suo talento artistico, Dalì conquistò le simpatie di Freud, che indirizzò la sua ricerca psicoanalitica sull’eccentrico soggetto e prese invece le distanze dagli altri Surrealisti che vedevano in lui una sorta di “padre spirituale” del movimento ma che egli invece considerava solo come una grande quantità di pazzi.

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