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REALISMO

1855

GUSTAVE COURBET

Nasce nel 1819 a Ornan, un paesino della Francia. Si trasferisce presto a Parigi che era il centro della cultura e meta spesso ambita dagli artisti.
Uomo molto attivo politicamente si schierò contro Luigi Filippo nei moti del ’48, era dalla parte della Comune nel 1871, di cui fu un membro ed era contro Napoleone III.
Napoleone III aveva inventato i salon de refusés (salone dei rifiutati) in cui potevano esporre gli artisti non accettati nei salon ufficiali.
Decise di abbattere l’obelisco di Place Vendome, venne così denunciato per aver distrutto un monumento e multato con 500 franchi (per ripagarlo); gli pignorano tutto quello che ha, fugge da Parigi e si rifugia in Svizzera dove morirà.
Courbet ci lascia un patrimonio di oltre 10mila tra quadri, schizzi e bozzetti; la sua arte ha avuto momenti altalenanti, infatti a volte non era apprezzato; è contro la scuola e i suoi allievi non li chiama così ma collaboratori. Ha due personalità molto distinte: il pittore e il politico, nei suoi quadri non traspare mai nulla, rappresenta solo la realtà. Nelle opere comincia a entrare il “brutto”, non teme alcun soggetto; tutto ciò fu molto importante per gli impressionisti.
Nel suo atelier fissa 4 punti:
- non fate quello che faccio io
- non fate quello che fanno gli altri
- se oggi faceste quello che fece Raffaello sarebbe un suicidio
- fai solo quello che vedi, che senti, che vuoi.

“Funerale a Ornans”: questo suo dipinto lo pone al centro dell’opinione pubblica, è un quadro grande (3m x 6m) e viene molto criticato; era la prima volta che veniva proposto un funerale in maniera così cruda.
La protagonista del dipinto è la buca aperta, la morte che colpisce tutti.
Vengono criticati anche i visi, che sono dei suoi compaesani che hanno posato per lui, data la dimensione del quadro le dimensioni sono quasi reali.
I personaggi sembrano quasi incastonati nella roccia retrostante, il paesaggio è limitato, il cielo ocra con l’orizzonte molto alto per far risaltare la croce; donne e uomini sono separati e sono utilizzate poche note di colore: il rosso per i paramenti della autorità civili, il bianco che punteggia le cuffie delle donne e dei loro fazzoletti che risaltano sul nero, l’azzurro delle calze e il nero.

“Signorine sulla riva della Senna”: rappresenta due signorine adagiate sulla riva della Senna, il fiume si vede poco.
La domenica era solito per le signorine bene andare in barca e rilassarsi poi sulle rive del fiume, è una scena di vita quotidiana.

La donna in primo piano è in sottoveste e scomposta e sta riposando sulle braccia abbandonate, quella in secondo piano evidenzia la noia e la calura di quella domenica, evidenziata anche dalle foglie basse dipinte una a una, l’orizzonte è alto; l’ombra delle foglie proiettata sull’erba ci rende il senso di frescura che le due donne si stavano godendo.

DAUMIER
(1808-1879)

E’ conosciuto come un caricaturista, creatore di vignette satiriche che pubblicava principalmente per il giornale francese “Charivari”. Conosce Courbet che lo convincerà a dipingere all’età di 40 anni. La differenza tra i due sta nei messaggi dei loro disegni; Daumier, infatti, manda un messaggio politico mentre Courbet si preoccupa del solo realismo.
“Il migliore dei re fa regnare l’ordine nel suo stato”: è un titolo ironico, parla del regno di Napoli e rappresenta un re molto ciccione affacciato al balcone, la strada è deserta se non per le forche su cui si trovano i cadaveri.
Regna solo con violenza e riesce solo così a mantenere l’ordine; il sovrano non sempre è buono con il popolo.

“Noi vogliamo Barabba”: mantiene la linea decisa delle vignette, è quasi monocromatico; differenzia il popolo (che ha proprie idee) dalla massa (che segue leader) per lanciare un messaggio al popolo francese che stava sotto il dominio di un tiranno
In alto vediamo Pilato con Cristo, Pilato lo indica, il suo dito è dipinto con una pennellata sottile e incisiva, è un dito che indica.
La massa è più densa, copia il gesto di Pilato; dalla massa esce la testa di un bambino, l’unico ancora ingenuo, la massa viene così paragonata alla potenzialità di un bambino, fa quello che dice Pilato.

MILLET
1814-1875

Di origini contadine, ha altri 8 fratelli di cui si dovrà occupare fino a quando riuscirà a dedicarsi alla pittura. Si reca a Parigi dove tenta la fortuna, ma la vita caotica di Parigi non lo soddisfa e cerca un luogo più puro, va così in un paese alla periferia di Parigi: Barbizon.
Ritrarrà molto spesso nei suoi quadri la vita contadina.
“L’angelus”: vorrebbe che l’uomo ritrovasse la pace con la natura; è importantissimo l’uso dei colori. I contadini sono rappresentati con rispetto; vediamo 2 persone che si stagliano sulla luce del mattino, le sagome sembra che si sciolgano sull’erba, sono poco accennate; con la testa inclinata perché stanno pregando, si vede il campanile che segnava le ore con i suoi rintocchi. Sembra che il sole si sparge sui fili dell’erba.

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