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Realismo

Metà del 19° secolo. Nasce in Francia, secondo Impero di Napoleone III.
La realtà appare l'unica verità: concezione artistica.
Gli uomini avevano solo doveri e non diritti: condizioni spietate.
Gli artisti non vogliono più rappresentare il sentimento, ma la realtà, come appare ai nostri occhi. Rappresentano ciò che vedono, in contrapposizione alla cultura romantica, alla pittura idealista e alla pittura accademica, in voga fra i pittori di allora.
Gli artisti trattano della realtà quotidiana (oggettivo).
Il brutto diventa un elemento in gradi di qualificare l'opera, poichè vero e concreto. Il bello non è eterno, ma contingente, va cercato nella società, non nella natura.
Clima della Rivoluzione Industriale, dell'urbanizzazione, della miseria del popolo e della nascita del socialismo.
Realismo: nasce in Francia ed è una forma di denuncia contro la società.

Le Coordinate
Nuovi assetti storico-politici.
Rivoluzione industriale. L’Europa fu dunque segnata da profondi sconvolgimenti di natura economica, politica e sociale. In Francia dopo Luigi Filippo d’Orleans, Napoleone 3° fu imperatore fino al 1870. In Italia, dopo il fallimento della prima guerra d’indipendenza, Napoleone 3° e Vittorio Emanuele 2° re di Sardegna progettarono la costituzione di un Regno dell’Alta Italia. La successiva spedizione dei Mille guidata da Garibaldi. La terza guerra d’indipendenza e l’Italia si unificò sotto la corona dei Savoia. Il naturalismo fu un indirizzo letterario sviluppatosi in Francia nella seconda metà dell’ottocento ed estesosi in tutta Europa. Contrapponendosi all’idealismo romantico, il Naturalismo indicava oggetto dell’opera d’arte la concretezza della realtà quotidiana. In Italia, il Naturalismo francese influenzò notevolmente la nascita del Verismo, un movimento letterario che indicava come condizione e fine dell’opera d’arte il rapporto non mediato con la natura e con la concretezza della realtà quotidiana. Contribuì all’affermazione del Verismo anche la diffusione del Positivismo.
Nelle arti figurative, il realismo interpretò la tendenza a rappresentare obiettivamente la realtà, a tradurre fedelmente le qualità del mondo reale; il movimento pittorico si affermò in Francia negli anni immediatamente successivi alla rivoluzione del 1848. Il realismo, sorto intorno al 1845. La sua consacrazione definitiva risale al 1855; in quell'anno Gustave Courbet, il suo più autorevole rappresentante, definì la poetica del realismo. Lo stile di Courbet, soprattutto quello degli anni in cui il pittore si dedicò alla pittura di paesaggio, ebbe un'influenza determinante su un gruppo di giovani pittori, i futuri impressionisti. In Italia, a partire dagli anni 60 dell'ottocento, si affermò anche in pittura un fenomeno noto come verismo, certamente in buona parte influenzato dal realismo francese. Nell’ora ambito di questa "pittura del vero" italiana si distinse l'attività dei macchiaioli, un gruppo di pittori toscani che privilegiarono soggetti borghesi e ambientazioni domestiche ed elaborarono un linguaggio pittorico capace di richiamare l'effettiva "visione" delle cose. Il realismo non si limitò a rappresentare la natura in modo verosimile ma il mondo nella sua complessità sociale, guidato dalla volontà di realizzare l'arte soffocata dall'accademismo.
Gustave Courbet
-Non la grazia, ma la verità-
E' contro le scuole, vuole essere allievo solo della natura. Nega valore alla scuola, perchè fa pensare tutti allo stesso modo: tutti uguali.
A partire dalla metà degli anni 40 dell'ottocento si sviluppò, il realismo. I pittori realisti rifiutarono ogni forma di idealizzazione amarono trattare temi e soggetti ispirati dalla realtà contemporanea. Tra i principali rappresentanti del realismo francese sono da ricordare Courbet, Millet, Daumier e Corot. Gustave Courbet nacque da una famiglia di agricoltori benestanti. Nel 1849 dipinse il suo primo capolavoro.
° Gli spaccapietre: La grande tela è infatti un'opera di denuncia, che mette in scena la povertà, la precarietà della vita, la durezza del mondo del lavoro. Le due figure degli spaccapietre, a grandezza naturale. Attraverso le loro figure massicce, ritratto di profilo e di schiena per sottrarre i volti all'osservatore. Volle affermare la verità della fatica fisica, esaltare la dignità delle classi subalterne, invitare al rispetto del lavoro manuale.
Rappresenta i lavoratori, gli umili.
Cappello per coprirsi dal sole, camicia rattoppata, mette in evidenza il lavoro.
° Funerale a Ornans: suscitò un grande scalpore, decretando la fama di Courbet come pittore ribelle e anticonformista. La superficie della tela supera infatti 18 mq. Ma al posto di una edificante scena di guerra o di un famoso episodio della mitologia greco-romana, Courbet volle mettere in scena un episodio insignificante dal punto di vista storico: un anonimo funerale di provincia, animato da 50 sconosciuti personaggi dipinti a grandezza naturale, con paesaggio e cielo come sfondo. Piccolo-borghesi e contadini di paese vestiti con i loro abiti buoni, partecipano commossi alla cerimonia funebre. Tra questi si riconoscono persone reali che vivevano nel paese natale del pittore: il sindaco, i sagrestani con l'abito rosso da cerimonia, il giudice, il notaio, i chierichetti, le donne, contadini, il prete e il becchino. Fu oggetto di molte critiche. Il soggetto appariva inaccettabile, le dimensioni della tela erano un oltraggio alla tradizione, anche la tecnica era sconcertante. Le figure non sono molto definite e talvolta appaiono abbozzate; le pennellate sono rapide e sintetiche, il colore è grezzo e in alcuni punti scopriamo che Courbet lo ha mescolato a sabbia per ottenere effetti più marcatamente materici. La raffigurazione del vero rimase un elemento significativo.
315x668, Tela molto grossa, per rappresentare un funerale con gente umile. Di solito veniva utilizzata per rappresentare persone più importanti, non fatti quotidiani.
° Le bagnanti: attirano addirittura il disprezzo del pubblico. Napoleone III ordinò di far frustare simbolicamente l'opera, per punire il suo scandaloso eccesso di realismo.
Napoleone volle che l'oera fosse presa a frustate. Quella era la bellezza ideale, quella a terra era la sua serva. E' reale, un momento qualsiasi, è una donna vera, di schiena, non si vede il volto. Non è idealizzato, fa parte del quotidiano (volgare).
° Signorine sulla riva della Senna: l'opera rappresenta due giovani donne che riposano vicino al fiume, in un caldo pomeriggio d'estate. Le ragazze sono vestite con abiti moderni e dunque non sono idealizzate. Sono poi rappresentate con atteggiamento scomposto, giudicato sconveniente. Le protagoniste del quadro sono quello che appaiono, cioè due prostitute. Courbet concepì il dipinto come un manifesto liberatorio, un atto d'accusa rivolto contro i tabù che affliggevano, a suo parere, la società parigina.
Scandalo per la posizione, sono signorine dell'alta borghesia, non erano nell'atteggiamento ufficiale.
° L'Atelier: Voleva presentato all'esposizione universale di Parigi ma venne rifiutato. Scelse di realizzare a proprie spese il padiglione del realismo e di esporre privatamente 39 delle sue opere. Quest’opera è oggi considerata come esempio programmatico della poetica di Courbet e come sorta di quadro-manifesto del realismo francese. Opera ricca di significati allegorici e simbolici. Vuole presentarsi come un fedele spaccato di realtà contemporanea. Il soggetto dell'opera è l'atelier del pittore, dove si rappresenta intento a dipingere una campagna. Courbet è osservato attentamente da un bambino in apparenza uscito dal paesaggio che sta realizzando. Alle spalle di Courbet una modella nuda che stringe al petto una propria veste bianca, è forse la musa dell'artista. Dietro la tela si scorgono una scultura di San Sebastiano simbolo dell'arte accademica e un teschio appoggiato sopra una copia di un giornale parigino dell'epoca. Lo studio affollato da molti personaggi: esponenti del mondo artistico a destra e anonimi a sinistra. In primo piano a sinistra siede un bracconiere con il suo cane, ai piedi un cappello piumato, una mandola e un pugnale. Di fronte a lui accanto al quadro una donne irlandese allatta il suo bambino. Alle spalle del bracconiere sta in piedi il rabbino, sul fondo un mercante offre una stoffa preziosa a un’acquirente seduto. Più indietro un pagliaccio con il cappello a due punte, un prete cattolico, un operaio con le braccia incrociate e una prostituta. All’estrema destra, il poeta Baudelaire legge seduto sopra un tavolo, una coppia di collezionisti benestanti è in visita allo studio. Un bambino disegna sdraiato per terra. Seduto su uno sgabello un romanziere e saggista, grande sostenitore del realismo.
Il realismo è l’opposto di una scuola. Parlare di una scuola realista è assurdo, essendo il realismo franca e totale espressione di individualità che attacca proprio le convenzioni e l’imitazione delle scuole di ogni genere. Anche secondo Courbet, una scuola artistica può solo insegnare delle regole e dunque reprimere la libertà del singolo. Non a caso, decise di aprire una proprio scuola realista per contrastare l’influenza dell’accademia e affisse 4 comandamenti:
1) Non fare quello che fanno gli altri
2) Non fare quello che faccio io
3) Anche se tu facessi quello che ha fatto Raffaello, non esisteresti: è un suicidio
4) Fai quello che vedi, che senti, che vuoi
Lui non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna accademia, di alcuna chiesa e di alcun sistema: l’unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà.
L'origine del mondo: siamo tutti nati da lì, è la realtà.
Napoleone III perde il conflitto con la Prussia, perde potere.
Nasce un'ondata di libertà. Nei 40 giorni in cui c'è la Comune, gli viene data la Legion D'Onore (maggior carica, più alta onoreficenza francese), ma lui la rifiuta, perché l'onore non sta in un titolo, ma nelle azioni, vuole essere libero.

Dal 1870 la pittura perde il suo aspetto contenutistico: più interesse verso la tecnica dell'opera. Courbet cambia soggetti:
Natura morta

Honorè Doumier
Lavorava per i giornali, è un pittore, scultore, litografo, caricaturista.
Rappresenta per un po' di anni i parlamentari. Sono piccole stautine. Li rappresenta per far vedere l'idiozia, non avevano apertura mentale. Lui li rappresenta lì, sul momento, lo arrestavano, ma lui tornava sempre. Sono fatti in terra cruda.
Primo ministro francese: con tre facce, che usa a seconda della persona con cui parla.
Si comincia a parlare di espressionismo, la linea diventa grottesca, nervosa. Gli artisti sono coloro che riescono a mostrarci le nostre emozioni. Un'opera d0arte può dirsi tale quando riesce a trasmettere sensazioni che trovano eco dentro di noi, con linguaggio semplice, leggibile da tutti.
Speranza e delusione: Daumier assiste:
Ai moti del 1830 con l'ascesa al potere di Luigi Filippo (Re delle barricate)
Alla rivolta del 1848 con l'evento della seconda repubblica, alla presidenza Napoleone III

° Vogliamo Barabba: Un monocromo nel quale si mostra Ponzio Pilato mentre chiede al popolo se vuole la grazia per Gesù o per Barabba. In assenza di colore e di chiaroscuro, attraverso una composizione dinamica che a stento si serve delle forme. Il titolo dell'opera indica chiaramente che il vero tema affrontato non è l'episodio evangelico in sé quanto piuttosto la reazione di una folla irrazionale e un po' animalesca, la quale manda a morte un innocente che fino al giorno prima osannava.
Passo tratto dalle Sacre Scritture.
Pilato chiede al popolo -Chi dobbiamo uccidere, Barabba o Cristo?-
Pilato indica Cristo, come anche il popolo.
Atmosfera: tensione, gesto di Pilato che attira l'attenzione.
Perché sceglie questo: per rappresentare l'idea del popolo come un gregge di pecore. Il potere ci fa fare ciò che vuole. Prima tutti osannavano Cristo ed ora lo condannano contro Barabba, ladrone, un giusto è stato condannato a morte dallo stesso popolo.
E' un abbozzo, dentro non c'è niente, solo la linea di contorno.
L'unico che viene rappresentato è il padre con il bambino.
Bidimensionale: assenza anima.
° Il vagone di terza classe: Nel vagone di un treno destinata alle classi più disagiate uomini, donne e bambini si affollano come animali in uno spazio buio e ristretto. In primo piano, una contadina con lo sguardo fisso nel vuoto è come assente, svuotata di ogni pensiero, e il volto rugoso la rendono precocemente invecchiata, come se il lavoro nei campi l'avessi consumata. Accanto a lei, una ragazza, con in grembo il piccolo figlio fasce.
Treno: rivoluzionario. C'era prima, seconda e terza classe.
In terza classe saliva chiunque. E' polemico nei confronti del potere, lo rappresenta in un momento soffocante, ma nello stesso tempo con dignità. Cilindri in terza classe: strano.
Hanno dignità, ma sono privi di speranza. Aspetto invecchiato. Donna che ha perso la fiducia nel futuro, ha perso la vita. Unica speranza: giovane donna con un bimbo, lo guarda teneramente, lo stringe con affetto.
Lui ama la povera gente perché è vera e concreta.
Scompartimento prima classe: luce, posti a sedere.
° L'anonima lavandaia: Con fardello di panni sotto il braccio. Questa immagine disincantata di una popolana che risale dal fiume, stremata dopo una giornata di lavoro duro e mal pagato.
Si porta dietro la bambina, è stanca, non si vede il volto. E' una denuncia.
Le opere di Doumier nacquero dunque come strumenti di critica feroce la società borghese del tempo su corrotto apparato legislativo.
A Napoli 1851: vignetta pubblicata nei giornali. E' Ferdinando II, Re che ha voluto Napoleone III. E' il migliore die re che continua a far regnare l'ordine nei suoi stati: grosso a spese del popolo, brutto, sullo sfondo morti e gente che scappa: ecco come si mantiene l'ordine.

Camille Corot
Nei suoi paesaggi, compose una personale sintesi figurativa affidata prevalentemente a colori, che accostava a macchie, ottenendo un sottile equilibrio di accordi tonali. Voleva catturare la fugacità di un istante.
° Cattedrale di Chartres: Campeggia al centro della Tela la sagoma dell'edificio gotico. La visuale della Chiesa è tuttavia in parte ostruita da una montagna di terra in primo piano, accanto alla quale una donna si riposa appoggiata ad un muretto, mentre a sinistra un uomo è seduto sopra un grande masso. La scena è rassicurante, immediata e quotidiana. Dipinse in compagnia fondando la cosiddetta scuola di Barbizon. Corot e i suoi amici amano dipingere soprattutto en plein air, immersi nella natura. I paesaggi realisti, come il barcaiolo di Corot sono capaci di rendere con grande realtà la varietà degli effetti atmosferici.

Jean-Francois Millet
Figlio di contadini, è molto povero. La famiglia è legata alla religione, fede totale. E' convinto che se nasci in quella condizione è perché Dio l'ha voluto e tu devi accettarlo. Non è polemico, non crede nelle riforme, dipinge il suo mondo.
Nacque da una famiglia agiata di contadini. Si stabilì a Barbizon, dove iniziò a frequentare i componenti della scuola, pur senza farne parte. Preferì dedicarsi alla rappresentazione della vita quotidiana di contadini. A differenza di Courbet, Millet non sembrava credere alla possibilità di riforme o di conquiste da parte dei lavoratori; i suoi contadini erano legati da sempre alla terra e al lavoro, in una condizione immutabile.
° L'Angelus: una coppia di contadini interrompere il proprio lavoro per pregare; l'Angelus infatti è la preghiera rivolta alla madonna recitata, tradizionalmente, al mattino, a mezzogiorno e alla sera dopo il suono delle campane. Millet regredisce dal realismo al naturalismo romantico: sceglie soggetti poetici, ama le penombre avvolgenti che legano figure e paesaggio, i suggestivi effetti di luce, i motivi patetici.
Rappresenta due contadini che pregano al suono della campana, li esalta, li fa diventare degli eroi morali, atmosfera semplice e vera.
Monento intimo della vita dei contadini, assumono dignità: eroi morali.
L'opera non piacque perché considerata rivoluzionaria, perché i protagonisti sono dei contadini.
° Le spigolatrici: è considerato come uno dei più alti capolavori del realismo ottocentesco, sia per il tema sociale affrontato sia per lo stile impiegato dall'artista. Il dipinto è interamente occupato in primo piano da tre contadine intente nella pratica della spigolatura, ossia la raccolta delle spighe rimaste abbandonate. Era questa un'attività svolta dalle povere donne sole. Le spigolatrici, curve sul campo arato, voltano le spalle agli enormi covoni di grano. La linea d'orizzonte è molto alta. I volti appaiono imbruttiti dalla fatica, le mani deformate dall'estenuante lavoro. La fatica di quell'umile operazione è resa magistralmente; i corpi delle donne sono così abituati alla posizione china che sembrano non potersi più rialzare. Questa straordinaria luminosità è un elemento essenziale del dipinto. Millet vuole denunciare le misere condizioni di vita degli agricoltori. Le sue contadine sono poverissime ma non perdono mai il senso della dignità personale. I salva maniche che la donna al centro si è legata alla camicia, con l'intento di proteggerne la stoffa, non hanno niente a che vedere con gli spaccapietre straccioni di Courbet, in cui abiti lerci cadevano a brandelli con grande fastidio del pubblico. Le sue opere dovevano esaltare l'eterna grandezza del lavoro umano.
Stanno piegate tutto il giorno a raccogliere il grano. Non sono in posa, è un momento qualsiasi. Millet è un realista, rappresenta la realtà com'è.
Piantatori di patate: studio del paesaggio, è un paesaggista, ma l'uomo resta centrale.
L'uomo con la zappa: si sente la fatica.
La semina: la pennellata si sfalda, si sfuma la linea di contorno.
Pastorella col suo gregge: rappresentazione più malinconica e triste.
Il giardino: cambiamento, il disegno scompare, è importante l'atmosfera.
Primavera: luce protagonista, non inventa nulla.

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