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I presupposti dell’Art Nouveau

L’industrializzazione della seconda metà del 19° sec. portò anche effetti negativi, ad esempio molte attività artigiane fallirono per la concorrenza dell’industria. Le campagne si spopolarono e le città si ritrovarono impreparate ad accogliere nuove persone.
L’operaio fu doppiamente beffato, in quanto venne costretto ad abbandonare le proprie radici (quindi crisi di identità) e perchè il lavoro che gli veniva concesso era una fatica quotidiana e non c’era un salario equo (per il mantenimento della famiglia).
La grande “Esposizione dei prodotti industriali di tutte le nazioni”, la prima nel suo genere, svoltasi a Londra nel 1851, mostrava oltre a pezzi costosi, anche oggetti di uso comune (produzione in serie, basto costo, priva di valenza estetica).
Si sentiva la necessità di un cambiamento radicale che riconsiderasse le finalità stesse del lavoro operaio. Fu molto importante “William Morris”, pittore, decoratore e grafico. Egli aderì al socialismo utopistico. Morris riteneva che bisognasse restituire al lavoro operaio quella spiritualità e quel sentimento che erano stati eliminati dall’introduzione delle macchine e della produzione in grande serie.

Nel 1861 Morris dette vita alla ditta “Morris, Marshall, Faulckner & Co.” che produceva elementi per l’arredamento e per la decorazione delle abitazioni. Questa ditta tentava di essere competitiva con le industre sia per i costi che per la qualità. Tuttavia, essendo di alta qualità, finiva per rivolgersi a poche persone, escludendo proprio le masse operaie che Morris si proponeva di aiutare.
Quindi nel 1888 Morris fondò la “Arts and Crafts Exhibition Society”, un’associazione di artisti che voleva conciliare la produzione industriale con l’arte, in modo che ogni oggetto, pur se di serie e di basso costo, avesse un bel disegno e pregio artistico. Quindi il suo scopo era quello di consentire a tutti di acquistare oggetti d’uso comune di buona qualità e a basso prezzo!
Nel 1890 Morris dette vita a una tipografia, la “Kelmscott Press”, che rivolse la sua attenzione al libro d’arte. Infatti da questa tipografia, proviene l’edizione dell’opera omnia di Geoffrey Chaucer.
Le illustrazioni hanno un elemento in comune, il decorativismo. Esso si manifesta con la linea sinuosa, con la ripetitività dei motivi, con l’arricciolarsi di tralci di foglie e fiori resi in modo stilizzato).
Tali caratteri formali e ispirativi, pongono il movimento di William Morris e dei suoi seguaci, un presupposto immediato dell’Art Nouveau.

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