Il postimpressionismo

1) caratteri generali. Tra il 1885 e il 1890 la pittura impressionista esaurisce la propria spinta innovativa, ma i suoi principi e le sue regole non cessano di influenzare il mondo della pittura. Alcuni artisti, infatti, riferendosi alle teorie sul colore studiate già dal 1840 dal chimico Chevreul, cercano di dare un valore scientifico alla pittura impressionistica. Chevreul aveva notato che l'accostamento di due fili di lana di diverso colore, guardati da una certa distanza, apparivano del colore risultante dalla somma dei colori dei due fili di lana. Chevreul aveva anche predisposto un cerchio cromatico, diviso in 72 parti in cui i colori primari (rosso, giallo e blu) e i secondari complementari (cioè verde, viola e arancione) sono accompagnati da numerose sfumature che da un colore trapassano verso l’altro e dove, inoltre, ogni colore è opposto al suo complementare. Su questi principi si basa tutta la pittura del Postimpressionismo. Sono detti post-impressionisti tutti quegli orientamenti artistici che si diffusero prima in Francia e in seguito nel resto d’Europa nell’ultimo ventennio dell’800, e furono fondamentali per lo sviluppo successivo delle Avanguardie storiche e dell’arte del ‘900. Il Post-impressionismo è una tendenza artistica che supera i concetti dell'Impressionismo, conservandone solo alcune caratteristiche. Alla base dell’esistenza di questi orientamenti, vi era la conquista impressionistica della natura, indagata senza che l’artista scegliesse soggetti particolari, poiché tutto ciò che si presentava agli occhi sembrava degno di essere raffigurato così come appariva alla vista. I post-impressionisti, intraprendono, però, una ricerca più approfondita, indagando ogni aspetto della natura in un processo quasi infinito di ricerca, che divenne estremamente personale e sempre più legato alla cultura, all’interiorità e alle intime vicende di coloro che si avventurarono per strade nuove e non ancora percorse. Il massimo esponente, Seurat, rimane così affascinato dagli esperimenti di Chevreul e dal suo cerchio cromatico, da ideare una tecnica pittorica basata sulle sue osservazioni. Gli artisti che operano negli ultimi decenni dell’800 si formano inizialmente in ambiente impressionista. Dopo la crisi del movimento, se ne allontanano, cercando nuove strade: tra questi Cézanne, Gaugin, Van Gogh e Tolouse-Lautrec.

2) George Seurat. Nato a Parigi nel 1859 da un’agiata famiglia borghese, Seurat compì i suoi studi alla Scuola delle Belle Arti di Parigi. La sua vita artistica fu breve perché morì a 32 anni, nella città natale. I suoi inizi furono impressionisti, ma presto aveva creato il suo capolavoro con la tecnica divisionista, consistente nell’accostare i colori puri tenuti fra loro divisi, derivante proprio dalle teorie di Chevreul. La pittura di Seurat fu definita «neoimpressionista», poiché costituiva un perfezionamento della tecnica impressionista e anche «Impressionismo scientifico», in contrapposizione a quello «lirico». La tecnica di Seurat è basata sull’accostamento di colori puri, stesi sulla tela a piccoli punti o trattini, che da vicino appaiono distinti, ma, se si osserva il quadro da lontano, si ricompongono visivamente in un effetto di colore omogeneo. Con l’artista nasce il Puntinismo, detto anche “Neoimpressionismo”, che costruisce le immagini grazie all’accostamento di punti di colore sulla tela, senza mescolarli sulla tavolozza.

A) Una domenica pomeriggio. Realizzata tra il 1883-85 con la tecnica del Puntinismo, è l’opera che più di tutte rappresenta il superamento della poetica impressionista. In questo dipinto Seurat mostra un pomeriggio domenicale sull’Isola della Grande Jatte, una località sulle rive della Senna, nei dintorni di Parigi. Il soggetto è molto simile a quelli rappresentati dagli impressionisti: la descrizione un tranquillo pomeriggio domenicale, trascorso dai borghesi parigini in una località che si trova lungo le rive della Senna. Tuttavia, la realizzazione di questo dipinto è molto lontano dall’arte impressionista. Uomini e donne passeggiano o sono distesi all’ombra, una donna pesca, un uomo suona la tromba, 2 militari camminano, una coppia si abbraccia, dei canottieri remano, mentre dei bambini corrono o camminano. A destra, poi, una donna con un ombrellino da sole nero tiene al guinzaglio una scimmietta e un cagnolino ed è accompagnata da un uomo, che indossa un cappello a cilindro: queste figure sono rappresentate di profilo. A sinistra, infine, un uomo sdraiato fuma la pipa, un cane nero fiuta il prato, mentre una donna e un altro uomo sono seduti sull’erba. Gli impressionisti avrebbero cercato di rendere il movimento delle persone, i riflessi di luce e dell’acqua, mentre Seurat blocca ogni movimento, ferma il tempo in un’atmosfera astratta. Le figure hanno forme geometriche, sono raffigurate di fronte, di spalle o di profilo: prive di volume e “incollate” sulla tela. Sullo sfondo le figure sono più piccole, per dare il senso della profondità. I colori sono stesi in piccoli puntini, molto lontani delle pennellate degli impressionisti. Lo schema della composizione è molto rigido, chiaro, con una disposizione quasi scenografica delle persone e degli animali. L’artista, in quest’opera, si richiama alle forme essenziali dell’arte del Rinascimento italiano, in particolare a Piero della Francesca.

3) Paul Cézanne. Cézanne nacque nel 1839 a Aix-en-Provence e studiò nel collegio Bourbon dove ebbe come compagno lo scrittore Zola; poi, seguì dei corsi di disegno alla Scuola delle Belle Arti. Passò alcuni anni a Parigi per dedicarsi alla pittura: per tutta la vita cercò poi di far accettare le sue opere ai Salons ufficiali ricevendo solo rifiuti. A Parigi entrò in contatto con quei pittori che furono poi chiamati Impressionisti, e partecipò alla loro prima esposizione nello studio di Nadar. Dall’impressionismo Cézanne riprese il dipingere en plein air e la ricerca della luminosità dei colori. Visse una vita piuttosto tormentata: egli non si riteneva un semplice artista, ma un ricercatore, in quanto andava alla ricerca dell’”essenza delle cose”, che l’impressione visiva non poteva mostrare. La morte gli si avvicinò nel 1906 durante un temporale che colse l’artista all’aperto, mentre lavorava, procurandogli la perdita dei sensi. A differenza degli Impressionisti, non si limitò a riprodurre l’impressione che riceveva dalla realtà, ma indaga la realtà e la scompone in forme e colori. Cézanne era convinto che ogni oggetto corrisponda a una forma geometrica: nelle sue opere il colore prevale sempre. I suoi pensieri ebbero grande importanza per tutta l’arte del 900, in modo particolare per il movimento del Cubismo.

A) La casa dell’impiccato. È del 1872-73 La casa dell’impiccato ad Auvers-sur-Oise, dipinto che fu esposto alla prima mostra degli Impressionisti. La scelta del plein air e i tocchi di colore fanno di questo dipinto un’opera sicuramente impressionista. Tuttavia vi sono degli elementi che mostrano già la volontà dell’artista di andar oltre la tecnica impressionistica: ad esempio, nel paesaggio non vi è alcuna presenza umana; il paese è quasi inserito nel cuneo che si forma tra i due grandi edifici in primo piano; infine, lo sfondo è costituito da un’ampia vallata, limitata dal cielo che da un color lilla si trasforma in un azzurro. Il dipinto è privo di una costruzione prospettica e volumi e spazi sono strutturati mediante larghe masse di colori strutturate. Per Cézanne nella pittura erano importanti due cose: l’occhio e la mente, ed entrambe devono aiutarsi tra loro, poiché il primo ci offre un primo livello di lettura della realtà, un tipo di lettura percettivo della natura (ci mostra come gli oggetti appaiono con i nostri sensi). Per l’artista è fondamentale l’utilizzo della mente, che ci offre una chiave di lettura, di tipo intellettivo, che consiste nell’utilizzare l’intelligenza per andare a ricercare dietro le cose del reale la verità che si nasconde nelle apparenze. Oltre all’importanza dell’occhio e della mente, in Cézanne acquista molta importanza anche la geometria; secondo l’artista, tutta la natura può essere ricondotta a figure geometriche solide (es. cono, cilindro, sfera ----> utilizzo solidi di rotazione).

B) I giocatori di carte. Uno dei capolavori dell’artista, I giocatori di carte, risale al 1898. Nell’opera vengono rappresentati due uomini di paese che stanno giocando a carte davanti a uno specchio. All’apparenza il tema sembra tipicamente impressionista poiché ricorda “il Bar delle Folies-Bèrgeres” di Manet o “L’Assenzio” di Degas. In realtà, però, non c’è niente di collegato poiché lo specchio sembra fare parte del rivestimento ligneo, e l’attenzione si concentra solo sul tavolo e i due giocatori, che sembrano essere manichini. Il pittore si sofferma, poi, sul rapporto psicologico tra i due giocatori: l’uomo a sinistra, poggiato allo schienale della sedia, in attesa del gioco del collega, è più schematico: busto, braccia, cappello, sono volumi; più mosso l’altro, perché colto nella tensione che precede la decisione della scelta della carta da gettare sul tavolo. L’opera è riconducibile a figure geometriche: in particolare, sono presenti: la forma semisferica del cappello del giocatore di destra, quello dell’uomo di sinistra è composta da un cilindro sormontato da una calotta sferica, le giacche sono costituite da masse squadrate, mentre le maniche con cilindri, per quanto riguarda il braccio, e per l’avambraccio essi rimandano a dei tronchi di cono; e poi ancora il cilindro della bottiglia di vino posta fra i due giocatori, i parallelepipedi che formano il tavolino su cui è gettata una tovaglia, anch’essa molto squadrata, tanto da sembrare metallica. Per realizzare questa rigidità delle forme Cézanne, dal punto di vista pittorico, ha utilizzato delle pennellate organizzati in pezzature di diverso colore.

C) La montagna Sainte-Victoire. Negli ultimi anni di vita Cézanne fu affascinato e quasi ossessionato dal paesaggio che era abituato a vedere sin da bambino: quello dominato dalla montagna Sainte-Victoire. L’artista lo dipinse varie volte e sempre in modo diverso. In quest’opera ha voluto dividere sia il paesaggio naturale, sia quello artificiale, ricomponendolo accostando le superfici (utilizzando l’unione di piani). L’artista diede profondità al dipinto, senza utilizzare la prospettiva, ma il colore. L’aria e il cielo assumono anche i colori delle case e degli alberi: il verde è pure nel cielo da cui solo un tenue contorno azzurrino riesce a separare il monte. La profondità è tutta nel cielo unito al monte e la distanza è suggerita dalla nebbia azzurra che avvolge la montagna triangolare. Per questa ragione Cézanne costruisce un dipinto in perfetta forma impressionista. Il cielo presenta una sottile linea di contorno azzurro, che riesce a separare il monte. Lo stesso paesaggio fu realizzato anche da Renoir, il quale lo stesso soggetto suscitando un riconciliamento tra uomo e natura. Il dipinto è, invece, la natura svelata e vinta, pronta per essere consegnata ai pittori-ricercatori delle generazioni successive: per questo i cubisti vedono in Cézanne la loro fonte d’ispirazione.

D) Le grandi bagnanti. L’opera è un dipinto a olio su tela realizzato nel 1906. Il tema dei bagnanti è uno dei preferiti di Cèzanne, tanto che lo stesso pittore dedicò a questo soggetto un intero ciclo. La scena si svolge in un prato, dove un gruppo di donne, circondate a destra e a sinistra da tronchi d’alberi, si rilassano dopo il bagno. Al centro della composizione appaiono il cielo nuvoloso e il paesaggio in lontananza. I personaggi sono disposti in due gruppi, e formano un’apertura simmetrica. Le figure sedute sono inclinate in direzioni opposte, mentre i due nudi in piedi ai lati racchiudono la scena. La composizione ha così una struttura triangolare, che ha per lati i tronchi degli alberi e per base il ruscello situato dietro. La sua pittura è sempre meno naturalistica. I colori sono stesi in molti strati successivi, e predominano i blu-viola accostati all’arancio, i verdi con i rossi. Le tonalità blu è data in maniera quasi trasparente rendendo queste campiture simili a delle vetrate sacre. Le figure sono disegnate con linee nere che definiscono i contorni. Le figure sono allo stesso tempo maestose, semplici: si noti la donna che avanza da sinistra, simile a una statua, che con le mani solleva un tessuto bianco. Anche lo spazio non è naturale ma architettonico: i fusti arborei hanno l’imponenza dei pilastri di una cattedrale e definiscono lo spazio. I riferimenti all’arte del passato sono numerosi: i nudi femminili sono ripresi da statue classiche di Venere, che l’artista copia al Louvre.

4) Paul Gauguin. Nato a Parigi nel 1848, trascorse la prima infanzia in Perù. Rientrato in Francia, studiò a Orléans e a Parigi. A 17 anni, iniziò a viaggiare per mare toccando i più importanti porti del mondo. Dopo il congedo, si stabilì nella città natale lavorando come agente di cambio. Fu poi costretto ad abbandonare l’impiego a causa della grave crisi economica attraversata dalla Francia. L’evento non fu tanto traumatico per Gauguin, che poté dedicarsi alla pittura: infatti, partecipò alle mostre degli Impressionisti. Dopo essersi trasferito in Bretagna, s’imbarcò poi per Pànama e per la Martinìca. Rientrò in patria nel 1888 e visse per un breve periodo assieme a van Gogh. Vendette poi tutti i suoi beni per trasferirsi a Tahiti dove rimase due anni. Fu di nuovo a Pont-Aven nel 1894 e l’anno dopo partì per il suo ultimo viaggio per Tahiti. Qui, per essersi opposto alla politica razzista, fu incarcerato, dove morì nel 1903. Gauguin si allontanò dai modelli artistici tradizionali e dall’impressionismo, ricercando la purezza e la semplicità anche nell’arte medievale, nelle sculture primitive e nelle stampe giapponesi. I colori erano dati per ampie campiture, facendo uso di colori primari: rosso, giallo, blu. Egli infine usa colori molto accesi e non naturali, creando superfici piatte e bidimensionali, senza far uso di ombre e chiaroscuro.

A) Il Cristo giallo. L’opera è un olio su tela dipinto da Gauguin nel 1889. Il quadro rappresenta un Crocifisso come tanti che all'epoca si vedevano nelle campagne della Bretagna; ai piedi tre donne bretoni con i costumi tradizionali, mentre sullo sfondo un paesaggio surreale, con tinte dove prevalgono i gialli e rosso mattone, quasi un paesaggio autunnale. La composizione riprende molte immagini medievali, ma al posto della Madonna, la Maddalena e gli apostoli, ci sono tre contadine moderne. Come in altre opere di Gauguin, anche in questo caso le figure sono contornate da una linea nera piuttosto marcata, quasi che le figure siano state ritagliate e incollate sulla tela. La tecnica di definire con una linea nera i contorni delle figure è stata ripresa da Gauguin dall'arte gotica; si tratta del cloisonnè, impiegata nelle vetrate gotiche e nell'oreficeria. “Il Cristo giallo” fu particolarmente caro al pittore, che non se ne separò fino alla morte, anzi, lo utilizzò come sfondo per un suo autoritratto. Il colore prevalente è il giallo: gialli sono i campi di grano e giallo è il corpo del Crocifisso. Pur essendo i colori reali (il giallo dei campi così come il rosso mattone degli alberi, e i colori degli abiti delle donne), vengono utilizzati in maniera irreale; è per questo che in questo dipinto si parla di antinaturalismo. Gli elementi che segnano una svolta, un cambio di direzione rispetto alle tendenze imperanti all'epoca, sono: la bidimensionalità, l'uso del colore, il soggetto (la Crocifissione diventa un fatto immerso nella quotidianità di un momento della giornata nelle campagne della Bretagna).

B) Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Poco prima di un tentativo mancato di suicidio, Gauguin dipinse questo quadro, come una sorta di testamento spirituale. Si tratta di un’opera tra le più significative di Gauguin che meglio fa comprendere come la sua pittura debba essere vista solo per i suoi valori pittorici, indipendentemente dal tema. Si tratta di una vasta composizione che assume la forma orizzontale del fregio arcaico. Guardando il dipinto la sua pittura risulta piatta, bidimensionale, con figure semplificate con contorni scuri in quanto vuole separarli dalla natura circostante. La luminosità è resa mediante l’accostamento dei colori complementari con i colori primari. A destra, in basso, vi sono un bambino addormentato e tre donne sedute. Due figure vestite di porpora si confidano i propri pensieri. Una grande figura accovacciata leva il braccio e guarda attonita le due donne che pensano al loro destino. Al centro una figura coglie frutti, 2 gatti sono accanto a un fanciullo. Un idolo, con le braccia alzate misteriosamente sembra indicare l’aldilà. Una ragazza seduta pare ascoltare l’idolo. Infine una vecchia, vicina alla morte, è presa dai suoi pensieri, mentre uno strano uccello bianco, che tiene una lucertola con gli artigli, rappresenta la vanità delle parole. Si tratta, dunque, di un poema figurato, da non considerare come una narrazione di fatti, né come un’allegoria vivente. Alle tre domande che ogni uomo si pone sul mistero del proprio passaggio in terra, sul perché della propria esistenza transitoria, sulla propria origine, sulla propria vita, sulla propria fine, alle tre domande senza risposta, corrisponde la solennità delle figure. Il titolo è soltanto evocativo. Le parole, come afferma lo stesso Gauguin, sono inutili; esse non risolvono i problemi né danno risposte alle angosce della vita.

5) Vincent Van Gogh. Van Gogh nacque a Groot Zundert nel 1853 da una modesta famiglia protestante. I suoi studi furono molto instabili, tentando comunque di diventare anche lui un predicatore, fallendo però. Nel 1876 si licenziò da una casa d’arte francese presso cui lavorava e nel due anni dopo condivise la vita misera dei minatori di una regione mineraria del Belgio. Allontanato dai superiori per troppo zelo, si recò a Bruxelles. Qui studiò anatomia e seguì corsi di disegno prospettico. A L’Aia, invece, prese lezioni di pittura. Raggiunto il fratello Theo a Parigi, studiò nell’atelier di Cormon dove conobbe Toulouse-Lautrec ; quindi entrò in contatto anche con Monet, Degas, Renoir, Seurat e con altri Impressionisti e Divisionisti. Nel 1887, invece, iniziò l’amicizia con Gauguin, conclusasi però presto: le differenti opinioni artistiche dei due uomini erano oggetto di varie liti che portarono Van Gogh a tagliarsi parte di un orecchio. Fu il primo gesto di quello squilibrio mentale che nel 1890 lo porta a togliersi la vita. Autodidatta come Gauguin, elaborò una tecnica propria, capace di dar forma alle sue immagini interiori, modificando la realtà riguardo il proprio “io” interiore. Trasformava, perciò, gli elementi della realtà in “simboli” che rispecchiavano i suoi stati d’animo e nei quali proiettò se stesso e le proprie sofferenze.

A) I mangiatori di patate. L’opera che meglio rappresenta la partecipazione del pittore nell’umile mondo è I mangiatori di patate. All’interno di una povera stanza, illuminata da una lampada appesa al basso soffitto, alcuni contadini mangiano il pasto serale servendosi da un unico piatto di patate, mentre una di loro sta versando il caffè. Lo spunto nasce dalla tradizione fiamminga della rappresentazione di ambienti interni. La luce, provenendo dall’alto e colpendo perciò alcune parti, provoca contrasti chiaroscurali e accentua la caratterizzazione dei volti, delle mani, degli abiti. In nessun modo Van Gogh cerca di rendere piacevole l’immagine: i colori sono scuri e tetri, i lineamenti accentuati da pennellate spesse, e la bambina che ci volta le spalle sembra quasi tenerci fuori dalla scena. Van Gogh prepara con cura questo quadro, come un pittore accademico, dipingendo i vari personaggi separatamente per poi cimentarsi con la difficile composizione delle figure. La tela appartiene a questo periodo e in essa riesce nell’intento di sottolineare la misera esistenza della povera gente. Affronta un tema di natura sociale propri di Millet e Daumier. Il dipinto raffigurava secondo l’artista un criterio di bellezza aderente al soggetto trattato, in base al quale la pittura deve esprimere anche con violenza le caratteristiche di quello che rappresenta, deformando anche la realtà.

B) ritratto di père Tanguy. Questo quadro è da considerare molto interessante soprattutto per la scelta del soggetto e anche dei colori utilizzati, che dominano il quadro. Il ritratto a prima vista può sembrare un ritratto di un uomo qualunque, ma in realtà era molto legato al pittore olandese ed ebbe un ruolo fondamentale nella sua vita. L’opera rappresenta il proprietario di un colorificio a Parigi; molti artisti passavano all’interno della sua struttura, e tra questi si trovava anche lui, ma anche molti altri pittori appartenenti ad altre correnti. Père non è il nome vero e proprio del soggetto rappresentato, ma il suo soprannome, che tradotto significa “padre”. Tale nomignolo gli era stato dato poiché era un uomo molto buono ed ebbe con Van Gogh un grande rapporto di amicizia. Questo ritratto potrebbe rappresentare una sorta di esortazione da parte di Van Gogh per ringraziare questo signore per la sua bontà. Lo sfondo del quadro è molto interessante poiché è composto da diverse opere, indicando la forte influenza di quadri di tema nipponico; alla sinistra del quadro è presente un mezzobusto di una donna asiatica vestita con le tradizionali vesti delle donne orientali, e lo stesso accade con l’opera che si trova in basso a destra, dove è rappresentata un’altra donna di profilo con delle vesti di tradizione asiatica.

C) Vaso di girasoli. Le serie che hanno per soggetto i girasoli sono ben due, e sono chiamate la serie di Parigi e la serie di Arles, che prendono il nome dal luogo in cui sono state realizzate, ma oggi tutta la collezione si trova in varie parti del mondo. I quadri mostrano diverse fasi della vita dei girasoli, che vanno dalla nascita del bocciolo fino all’appassimento. All’interno delle opere iniziali si nota che il pittore aderisce a teorie pittoriche basate sull’utilizzo dei colori complementari, mostrando uno sfondo dal colore blu o viola. In seguito tende a collocare gli stessi fiori che sono soggetto del quadro all’interno di alcuni vasi dello stesso colore giallo: effettuando questa selezione Van Gogh si rende conto che la sua pittura cambia, trasmettendo forte allegria ed entusiasmo, proprio come accennato all’interno delle lettere per il fratello. Da notare che Van Gogh utilizza una pittura carica e un continuo sovrapporsi di colori, dando forte accento ai giochi di luce e ombra, dati sia attraverso la tonalità di colore ma anche attraverso lo spessore della tela. Tutte queste scelte per la serie pittorica hanno fatto sì che questi quadri diventassero tra i più amati e ricercati di Van Gogh.

D) La Berceuse. Van Gogh era interessato ad esprimere la sostanza profonda delle persone; egli sapeva cogliere la verità e le qualità di ogni tipo umano, come dimostra La Berceuse, il ritratto di Augustine Roulin. Il ritratto di Madame Roulin, che tra le mani tiene la fune con cui dondola la culla, è un’immagine simbolica della moglie e della madre, ma allo stesso tempo rappresenta l’idea di un’arte che consola e tranquillizza. Con quest’opera Van Gogh si fece interprete di una religiosità laica incentrata sull’uomo e sulla natura. La Berceuse non è un ritratto idealizzato; l’artista si concentrò sull’espressione della figura, da cui è mostrata una forte intensità emotiva. Questa carica di energia viene rafforzata dalla luminosità che si diffonde su tutto il quadro, ottenuta accostando colori complementari e usando una ristretta varietà di toni. L’artista realizzò almeno cinque diverse versioni del quadro, impostando l’immagine in modo abbastanza tradizionale: Madame Roulin è, infatti, seduta su una sedia e tiene le mani raccolte in grembo.

E) Autoritratti. Risale al 1887 l’Autoritratto con cappello di feltro grigio, uno dei numerosi che Van Gogh realizzò. Gli occhi sono fissi, inquieti e sembra che guardino nel vuoto, le labbra serrate, il viso magro e scavato: tutte queste caratteristiche mostrano il carattere instabile di Van Gogh. La giacca è rappresentata con tocchi di colore accostati l’uno all’altro: lo stesso avviene al volto realizzato con pennellate di colore violento che sembrano trasmettere tormento e angoscia. Anche lo sfondo, sui toni dell’azzurro e del violetto, è composto da pennellate di media lunghezza. L’artista sfrutta gli accostamenti di colori complementari (ad esempio i tratti verdi e la linea rossa fra le pieghe della giacca). Gli occhi inquieti, le labbra serrate, l’estrema magrezza fanno trasparire da questo autoritratto il carattere instabile e sofferente dell’artista, percorso da inquietudini e tormenti interiori.

F) Notte stellata. Dipinto nel 1889, "La notte stellata" di Vincent Van Gogh (di cui esistono, per altro, molteplici versioni) rappresenta forse, più di ogni altra opera del pittore, la sintesi della sua concezione naturalistica. È evidente l'intento dell'autore di rappresentare un mondo sensibile, che affascina, stupisce, per la sua grandiosità. In primo piano l’artista ha dipinto un alto e scuro cipresso, uno dei soggetti ricorrenti ai tempi del soggiorno a Saint-Rémy. In una piccola valle è mostrato un paesino (Saint-Rémy o ricordi del villaggio natio?) dominato dalla cima di un campanile. A destra spicca un oliveto, mentre dietro le alte colline tagliano la tela diagonalmente, cosicché la maggior parte della superficie pittorica è occupata dalla luna e dal cielo stellato. Il cielo notturno è realizzato con pennellate di blu cobalto e verde, punteggiato qua e là dai cerchi luminosi delle stelle. In primo piano appaiono la sagome nere di alcuni cipressi, alberi particolarmente amati da Van Gogh per la maestosa forma longilinea e per il colore cupo e intenso. Il cipresso è quasi l’aspirazione all’infinito, la forza della pace cercata, specchio dell’anima di Van Gogh.

G) La camera dell’artista. Il quadro rappresenta un punto importante nella vita dell’artista, poiché il soggetto è il posto in cui lo stesso Van Gogh risiedeva quando si trasferì ad Arles, nel 1888. All’interno della camera da letto Van Gogh utilizzò delle tonalità di colore molto leggeri, ricreando l’atmosfera del luogo; a questo fine decise di utilizzare i colori primari accostandoli ai cosiddetti colori complementari ottenendo così diversi colori che compongono questo quadro come il rosso scarlatto, il verde, il giallo chiaro, il lilla, il blu e l’arancione. La descrizione dell'ambiente è attenta: sulla destra vi è un letto; a sinistra del letto c'è una coppia di sedie ed un tavolino all'angolo, sopra il quale nel muro si apre, decentrata sulla destra, una finestra il cui panorama ci è negato dai vetri. I muri hanno un colore blu che partendo da destra degrada verso sinistra; appesi ai muri possiamo vedere 5 quadri,un asciugamano di colore verde e alla sinistra della finestra uno specchio. I toni del verde e del celeste mirano a dare un senso di tranquillità e comoda serenità, ma il risultato è un senso d'angoscia dovuto alla linea spezzata che incornicia gli oggetti, ai colori netti e privi di ombre e alle pareti e al pavimento inclinati, quasi sul punto di crollare, dando la sensazione che tutto stia scivolando verso sinistra.

H) Campo di grano con volo di corvi. Una delle ultime opere di Van Gogh è il “Campo di grano con corvi”, realizzata poco tempo prima del suicidio. Il dipinto racconta all’osservatore il suo stato d’animo: esso non tratta temi sociali, ma rappresenta una veduta di una campagna nel sud della Francia. Una tempesta, quasi un presagio di lutto, si sta per abbattere su un campo di grano nei pressi di Auvers, tagliato da tre viottoli verdi. Il campo di grano è così mosso che sembra una foresta in fiamme, in cui strade vuote, che portano verso l'ignoto, cercano di farsi largo e su cui volano tristi profezie: i corvi neri appunto, che sembrano arrivare come avvoltoi su un cadavere. La tela è un grido di dolore, accentuato dal ritmo vorticoso delle pennellate. L’opera fu realizzata con una violenza che mai prima d’allora Van Gogh aveva osato riversare su una tela. Il campo di grano, forse scosso dal vento è trattato con pennellate di giallo e il cielo è scurito dal nero delle nubi minacciose. La luminosità del cielo azzurro e l’oro lucente del grano stanno per soccombere, vinti da un colore scuro che inesorabilmente li copre. Al centro, infine, vi è una stradina che si restringe a poco a poco, allontanandosi dal primo piano per fare il senso della profondità. Un’altra stradina, a sinistra, collegata con quella centrale conduce lo sguardo dell’osservatore verso sinistra, al di fuori del dipinto; al contrario, a destra vi è un'altra piccola strada non collegata alle altre.

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