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Post-impressionismo

Paul Cezanne

Nasce ad Aix en Provence nel 1839 e muore per una polmonite presa durante un acquazzone nel 1906. Il padre è venditore di cappelli e, facendo fortuna, riesce a comprare la banca del paese; ciò influirà sulla vita di Cézanne. Il padre lo iscrisse agli studi di diritto ma lui voleva dedicarsi all’arte, così cominciano i primi contrasti col padre che continueranno per sempre.
Durante l’adolescenza conosce e frequenta E. Zola, erano molto amici ma questa fu interrotta in seguito alla pubblicazione dell’ “Opera” (1886) che parla di un pittore che fallisce, Cézanne si riconosce e identifica in questo personaggio così che si offende e litigano.
Zola dirà di lui: “germogliava in lui la cancrena romantica”.
Agli inizi è una pittura che risente molto dell’influenza romantica; dipingerà delitti, impiccagioni e orge; i colori sono cupi, densi e pastosi dati con la spatola fino a quando Pissarro lo introduce alla cerchia impressionista.
Nel frattempo conosce Pissarro che lo convince a dedicarsi alla pittura en plein air e lo introduce nella cerchia degli impressionisti.
Incontra gli Impressionisti e comincia una ricerca che continuerà fino alla morte, verrà definito “l’uomo della ricerca”. A Parigi viene introdotto al caffè Gourbois dove comincia a discutere di arte con gli altri artisti; Cézanne ha un carattere molto chiuso, litigioso e indeciso; non lega con gli altri anche se riconoscerà in Monet un grande pittore e maestro e dirà di lui: “Monet non è che un occhio, ma mio Dio che occhio!” però secondo lui vedeva l’attimo luminoso ma dimenticava la forma.
La prima mostra a cui partecipa è del 1882 e più avanti alcuni suoi dipinti verranno esposti al salon.
Si sposa con la modella Ortens, che mitigherà il suo carattere così come l’incontro con Pissarro cambierà la sua pennellata e la sua tavolozza.
Lascia Parigi perché non si trova nell’ambiente e va a Pontoise dove continua a dipingere en plein air fino al 1886 quando torna ad Aix en Provence, in seguito alla morte del padre, e gli sarà lasciata un ingente eredità, si sposa e vive più agiatamente e rompe l’amicizia con Zola.
Mentre dipingeva sotto la pioggia prende la polmonite, di cui poi morirà.
Anticipa il Cubismo. Dirà: “Voglio dipingere la natura col cono, il cilindro e la sfera” infatti lui ricercava la forma originaria delle cose, prima ancora che la nostra mente le riconosca come tali.
Non rinnega la ricerca impressionista quindi colore-luce sono usati come un’unica entità, ma non dimentica la forma; comincia a dipingere nature morte.

“Natura morta con mele e arance”: luce e sintesi con colore anche se Cézanne ha una tavolozza più ricca degli impressionisti, che avevano sette colori mentre lui ne usava 18.
Dipinge con le forme primarie (cono, cilindro e sfera).
C’è la molteplicità del punto di vista, gli oggetti sono visti da punti diversi, è come se lui si spostasse mentre dipinge.
Per dare il senso della profondità usa colori caldi (che avvicinano lo spettatore) e colori freddi (che allontanano lo spettatore).
La molteplicità del punto di vista sarà ripresa dai Cubisti nel 1908, due anni dopo la sua morte.

“Saint Victoire”: ne esistono 60 versioni, cerca di capire la forma; le pennellate sono piatte e larghe ed identificano la profondità chiamata “profondità piatta”; le case sono rappresentate da prismi.

VINCENT VAN GOGH

Nasce il 30 marzo 1855 in un paesino olandese confinante con il Belgio; il suo nome deriva dal fratello morto e questo gli pesa perché si sente un sostituto.
La sua educazione è molto rigida in quanto il padre è un pastore protestante; conduce un’infanzia molto triste perché è molto introverso e timido e vive a disagio la sua adolescenza.
All’età di 16 anni lavora dallo zio all’Aja dove fa il mercante d’arte, in seguito si trasferisce a Londra dove si innamora della figlia della padrona di casa, ma il suo amore non è corrisposto: prima crisi; lascia Londra e va a Parigi ma qui è svogliato e depresso e non riesce a lavorare così che lo zio lo licenzia.
Torna a Londra dove lavora per una scuola privata e comincia a frequentare i quartieri più poveri per andare a riscuotere le rette; sbattendo contro la povertà si risveglia in lui la religione e si fa pastore protestante; torna in Olanda e si iscrive a un seminario ma, essendo gli esami molto difficili, non li passa (seconda crisi).
Essendo molto convinto della sua fede parte lo stesso per Buorinage, in Belgio, dove vive e lavora con i minatori in un’assoluta povertà; in questo periodo si avvicina all’arte infatti comincia a realizzare degli schizzi; si dedicherà completamente all’arte all’età di 27 anni quando cominciò a dipingere. Le autorità ecclesiastiche vengono a sapere che si trova a Bourinage e lo allontanano (terza crisi).
L’arco di luce da artista dura 10 anni.
Si iscrive all’accademia di Anversa ma non passa gli esami e decide di raggiungere il fratello Theo a Parigi; il fratello lavorava anche lui per lo zio ed è di vitale importanza perché lo manterrà per tutta la vita, sono in simbiosi.
A Parigi si incontra con gli Impressionisti, agli inizi le sue pennellate sono dense e scure sanno di Realismo; in seguito all’incontro la sua tavolozza si schiarisce e cambia il suo modo di dipingere, la pennellata diventa leggera e vibrante.
Continua a dirsi: “Questa è arte ma non può esserci solo questa” perché non rispecchiava il suo modo di dipingere, la sua strada è diversa.
Conosce Pissarro e Toulouse Lautrec che gli consiglia di andare al Sud per trovare la luce migliore e i colori più vivi e intensi.
Nel 1888 (terremoto dell’arte moderna) e decide di organizzare una scuola “atelier du midì” (scuola del mezzogiorno) e vorrebbe accanto a lui Gauguin, così Van Gogh affitta la casa gialla (suo colore preferito, simboleggia l’amicizia in giapponese) per prepararsi al suo arrivo e lo tempesta di lettere ma Gauguin ha tutt’altra vita e riesce a convincerlo solo il fratello Theo, che gli paga anche il viaggio.
Cominciano a dipingere insieme, anche per 16 ore dimenticandosi di mangiare e bere; ma il connubio tra i due non funziona essendo Van Gogh litigioso e disordinato e Gauguin riflessivo e ordinato.
Dopo una serie di litigi, la notte del 23 dicembre litigando, Van Gogh gli tira un bicchiere di assenzio in faccia e lo insegue con un rasoio così che Gauguin scappa in un albergo e non si rivedranno mai più.
Per questo è molto dispiaciuto e mortificato si taglia il lobo dell’orecchio sinistro, lo mette in un fazzoletto e va in un bordello della città dove sviene.
Entra in varie cliniche, tra cui Saint Remì, i medici comunque lo lasciano dipingere perché notano che mentre dipinge si calma e si sfoga, le pennellate sono tortuose e pastose; distante dall’impressionismo dal colore puro.
Nasce l’Espressionismo che esprime ciò che è dentro e conosce l’esistenza del dottore Gachet appassionato di arte e amico impressionista, lo ospita ad Auvers-sur-Olse diventarono amici.
Nel frattempo Theo si sposa e ha un figlio che chiama Vincent, questa notizia lo rallegra ma da un lato gli pesa perché suo fratello ha una famiglia e deve mantenerlo.
Il 27 luglio 1890 va a fare una passeggiata in un campo di grano con una pistola scaccia-corvi e si sparerà un colpo al cuore, ma il colpo fu deviato e riesce ad arrivare fino alla casa del dottore Gachet dove rimarrà in agonia per due giorni; il fratello morirà sei mesi dopo per infarto e verranno sepolti vicini.
In tutta la sua vita non vende quadri ma grazie all’insistenza del fratello espone.
PRIMO PERIODO: Van Gogh risente del realismo olandese; colori densi, pastosi e scuri.
SECONDO PERIODO: influenza impressionismo; colori vibranti e veloci
TERZO PERIODO: espressionismo “vero Van Gogh”; colori primari e secondari, puri senza mezzi toni, dirà: “Voglio dipingere con il rosso e il verde le terribili passioni umane”.

“Caffè di notte”: il biliardo sembra che tremi, non c’è più prospettiva; l’uomo solo rappresenta inquietudine, esprime le proprie passioni.

“campo di grano con volo di corvi”: la pennellata è trascinata, data con tubetti; il cielo è scuro, tenebroso e minaccioso; vede la natura come proiezione dei suoi sentimenti.

PAUL GAUGUIN

Nasce il 7 giugno 1848 e muore l’8 maggio 1908. Il padre è un giornalista di sinistra e, quando Gauguin ha tre anni, lui e la sua famiglia lasciano Parigi e vanno in Perù a Lima; nel frattempo il padre muore per malaria e lui rimane con la madre. A 7 anni ritorna a Parigi e a 17 si arruola in marina e fa servizio militare. Si dedica agli affari e diventa un agente di cambio, grazie a ciò la sua vita diventa più agiata; si sposa con una ragazza danese da cui poi avrà 5 figli.
Comincia a dipingere da autodidatta per hobby, conosce gli impressionisti di cui collezionerà i quadri e riesce a partecipare alle mostre dopo il 1880, la loro arte diventerà sempre più pregnante nella sua vita tant’è che a 38 anni, approfittando di una crisi economica in Francia, lascia tutto e si dedica completamente all’arte; per questo si lascia con la moglie che ritorna a Copenaghen con i figli che non rivedrà mai più.
Passa sopra alla miseria a causa dei suoi inizi scadenti, i suoi quadri vengono derisi e per vivere è costretto a fare l’attacchino. Viene chiamato il pittore delle fughe perché vuole un ambiente incontaminato e puro, la sua insofferenza lo porta a viaggiare:
- Bretagna (nord della Francia), frequenta una piccola cittadina, Pont-Aven, dove vi sono molti artisti.
- Torna a Parigi e parte per Panama dove pensa di trovare una cittadina pura ma non riesce a dipingere a causa della sua miseria ed è costretto a partecipare agli scavi del canale di Panama
- Ritorna a Parigi e il successo sembra non arrivare; nel 1888, sotto insistenza del fratello di Van Gogh –Theo-, parte per Arles ma il connubio tra i due non funziona
- Parte per Tahiti dove trova un ambiente paradisiaco, più puro e genuino, dove riesce a trovare un rapporto diretto con la natura anche se i colonizzatori francesi impongono le loro regole agli indigeni e lui le critica e per questo è visto di malocchio dalle autorità dell’isola. Nel frattempo costruisce la “casa del piacere” dove dipinge, cerca di vendere i quadri ma non ha successo e per questo cerca di avvelenarsi in seguito a una crisi depressiva.
- Successivamente si sposta e va nelle isole Marchesi (Francia) dove lotta ancora per gli indigeni fino a quando verrà accusato e dovrà essere imprigionato ma muore prima.
I suoi dipinti sono un’evoluzione della pittura; inizialmente si stacca in modo netto dagli impressionisti dipingendo la realtà che vede.
Nella sua pittura usa il ricordo perché vuole esprimere i suoi sentimenti che però sono maturati dentro di lui e sono diventati ricordi, memoria; se il sentimento è diventato memoria poi diventa pensiero.

“Cristo Giallo”: dipinto in Bretagna, è caratterizzato da alcune peculiarità. Dominato da un grande crocifisso come spesso compaiono nelle campagne; sotto il quale si trovano tre donne inginocchiate a pregare. Fa da sfondo un paesaggio rurale che trasmette un sentimento di calma e serenità.
I colori utilizzati principalmente sono i primari e i secondari, date con macchie piatte e larghe; non sono colori naturali ma ricordi, il giallo domina nel quadro assumendo il valore di unione simbolica tra le masse di grano e il Messia.
La caratteristica principale di questo quadro è la linea di contorno blu che racchiude le figure chiamata Cloisonnisme, tecnica che veniva usata nelle vetrine medievali, identificavano il filo di piombo che univa le vetrate.
Il soggetto è spostato a sinistra e viene usato il taglio cinematografico (degli impressionisti) e la prospettiva viene data dalle macchie di colore che si allontanano. Il suo stile diventa più caratteristico perché risente di alcune culture primitive come l’arte egizia e le stampe giapponesi.

“Fanciulle tahitiane con fiori di mango”: vediamo un sentimento d’amore per gli indigeni, riscoprendo il rapporto con la natura; rappresenta con genuinità, anche se nude, le due donne che offrono i fiori di mango agli stranieri, hanno lo sguardo puro e senza malizia al contrario di “Olympià” in cui la donna aveva uno sguardo ammaliatore.
E’ usata la profondità temporale, le figure sono piatte e senza profondità poiché si tratta di un ricordo.

EDVARD MUNCH
Nasce il 12 dicembre 1863 in un paesino vicino ad Oslo. La sua infanzia fu segnata da una serie di lutti che lasciarono in lui un segno indelebile: a 5 anni la perdita della madre a causa della tubercolosi e a 14 la sorella, che gli faceva da madre, anche lei per tubercolosi.
Rimase con il padre affetto da attacchi di schizofrenia, la situazione si calmerà in seguito all’arrivo della zia che lo avvicinerà all’arte.
Munch dice: “Malattia, Pazzia, Morte: furono gli angeli neri che vegliarono sulla mia culla e che mi accompagneranno per tutta la vita”; infatti i soggetti dei suoi dipinti saranno la morte, la malattia e la pazzia. Il punto essenziale della sua poetica è l’amore visto però come impersonificazione della morte (morte-amore).
Vedeva la donna in tre fasi:
-Verginale- rappresenta l’adolescenza, quando la donna è ancora pura
-Passionale
-Morte- donna come rappresentazione della morte
Nonostante fosse un bell’uomo ha dei rapporti conflittuali con le donne; inizialmente ha legami con due donne sposate ma la fidanzata più importante fu Tulla Larsen, lei voleva sposarsi con il pittore ma lui è contrario perché gli è rimasto il senso di abbandono che lo accompagna da quando è piccolo e in più vede il matrimonio come una sorta di limitazione della sua arte.
Si iscrive all’accademia “Arte e Mestieri” a Oslo dopo aver provato nella facoltà di giurisprudenza.
Grazie ad una borsa di studio riesce ad andare a Parigi, nel 1890, dove conosce gli impressionisti.
Dopo di che torna in Norvegia, in seguito viaggerà spesso tra Norvegia e Germania, e a Berlino esporrà le prime opere che verranno definite “sgorbi”.
Frequenta un bar “porcellino nero”, frequentato da molti artisti come August Strinberg che è un drammaturgo.
Il successo è sempre più evidente, come l’amore per Tulla che è conflittuale; un giorno, durante un’accesa lite tra i due, parte un colpo di pistola che farà perdere un dito al pittore. Lei in seguito si sposerà con un altro ma la sua ossessione per lei rimane viva anche dopo la rottura, tanto che tutte le donne che dipingerà avranno il suo volto.
Questo dolore lo porta a bere molto e a cadere in depressione, tutto ciò lo porta a un crollo nel 1908 e verrà ricoverato nel Sanatorio norvegese. Nel 1943 torna in Norvegia e va ad abitare in una casa dove lascia ad asciugare i suoi quadri su un melo, ha un amore viscerale per questi.
In questo periodo esplode, vicino casa sua, una bomba che farà esplodere i vetri; rimarrà in casa senza i vetri e si prenderà una polmonite di cui morirà nel ’44.

“Bambina malata”: risente della pittura impressionista, l’occhio vede ciò che ha davanti offuscato e cerca di abituarsi alla nuova luce; la pennellata sembra quasi graffiare la tela.

“Danza della vita”: rappresenta le tre donne; quella vestita di bianco è la verginale, quella di rosso è la passionale (linea rossa del vestito contorna l’uomo) e quella vestita di nero la morte. Secondo lui l’unico potere della donna era sessuale, nei suoi quadri appare sempre un’angoscia esistenziale, un po’ come il colore simbolico.
Il segno è incisivo, drammatico, con tratti veloci; il prato è dipinto con pennellate dense, senza mezze tinti.

“Urlo”: anche in questo rappresenta l’angoscia esistenziale, è un autoritratto. Munch dice che si trovava con dei suoi amici su un fiordo quando all’improvviso sentì un urlo attraversare la natura e vide il cielo tingersi di rosso sangue.
I due amici del pittore lo abbandonarono dalla paura. Tutto si riferisce alla perdita di equilibrio: dalle linee che ondeggiano sul punto di essere quasi risucchiate da un vortice, al ponte che è espediente della diagonale e dà un senso di profondità e lontananza. Il volto è deformato, le mani schiacciano le orecchie, come se non volesse udire l’urlo che si deforma come tutto ciò che lo circonda.
Ne fa più copie, anche litografie e xilografie perché il segno incisivo della stampa aiuta la rappresentazione drammatica.

“Autoritratto tra l’orologio e il letto”: attribuisce valore simbolico sia all’orologio che al letto, dove il letto sta per malattia o morte e l’orologio rappresenta lo scorrere del tempo, lo scoccare dell’ora fatale; la vita è racchiusa in una stanza claustrofobica.
Lui è in piedi con le braccia alzate, è senza volto ma con una macchia rossa come particolarità; ai muri sono appesi i suoi ritratti.

“Madonna”: binomio Amore-Morte, c’è il rispetto assoluto per le donne. La donna è nuda, con le braccia dietro il corpo e i capelli sparsi sulle spalle, il volto, con segni scuri e neri, è reclinata all’indietro; il quadro viene tagliato al pube.
L’intera scena è giocata sulla bicromia rosso-nero, escludendo il rosa del corpo.
La donna è rappresentata nell’attimo estremo del piacere sessuale, diventando più acuto grazie alla serie di contorni ondeggianti come spermatozoi, che formano una sorta di feto attorno alla donna.

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