Postimpressionismo - Pittori

Paul Cézanne

Il primo distacco dall'Impressionismo lo avvertiamo in questo pittore, la cui finalità non è la fugacità impressiva , ma la solidità delle forme. Tuttavia sono molti gli aspetti che lo affiancano a questo movimento dell’arte: il contatto con la natura e la rappresentazione di essa come un corpo mobile. Egli vuole cogliere la “sostanza” naturale ovvero il modo in cui il pittore la percepisce e la comprende. Cézanne vede nella natura forme geometriche e per questo userà molto linea. Un quadro di Cézanne che si avvicina molto all'Impressionismo è La casa dell’impiccato. La composizione presenta una gran logica costruttiva: tutto segue la prospettiva ma secondo ampie scale di colori così che tutto sembra solido. Un altro importante quadro del pittore francese è I giocatori di carte, appartenente al suo ultimo periodo artistico definito “sintetico”. Egli si sofferma su soggetti umili facendo lavorare la coscienza e la sensibilità dell’osservatore. Il dipinto è estremamente geometrico, le forme, i volumi e la solidità dei 2 giocatori , collegati l’uno con l’altro dalle loro mani è la causa di una calma e serenità tipica del tema del dipinto. Fondamentale è in Cézanne il gusto per la pennellata, che cambia da dipinto in dipinto. Ne La montagna per esempio troviamo un gioco di pennellate molto efficace. Le superfici accostate e le due differenti prospettive forniscono alla montagna una vera e propria sensazione di distanza oltre che di un’altezza, che risultano spaventosamente realistiche.

Paul Gauguin

Genio assoluto post-impressionista, autodidatta, nella propria formazione è pittore dell’estrema forza interiore che si concede una trasposizione sentimentale nei propri quadri derivata dal mondo in cui vive miscelato ad un mondo ideale che auspica. Paul Gauguin diventerà il carro trainante di un’arte, quella simbolista, che a suo tempo non è ancora sbocciata. Caratteristica della sua pittura è la linea di contorno evidente e piatta che viene accompagnata da un cromatismo statico e ben delineato che non ha tempo per sfumarsi in superflue scale cromatiche, ma che, evidenziando soggetti e complementi, imprime il significato che il pittore vuole dare ai suoi quadri. Uno dei suoi quadri più celebri è il Cristo giallo. Qui ci porta a superare il comune simbolo cattolico del Cristo, che se pur rappresentato secondo le vecchie tradizioni, viene dipinto di giallo e accompagna un uso di colori piatti monotinta senza scale cromatiche, che vuole smuovere, da colore in colore, i sentimenti dell’osservatore. I colori principali sono il giallo e il blu oltre al marrone della croce che separa i soggetti(le donne evangeliche in basso) dallo sfondo. Il giallo rappresenta la divinità e i contorni marcati del cristo simboleggiano la difficoltà dell’autore nel raggiungerla. Durante il primo periodo della sua vita infatti, Gauguin ha un rapporto difficile con la fede, che supererà nella parte finale della sua esistenza. Gli innumerevoli viaggi di Paul, lo portano in una delle isole del Sud, famosa in tutto il mondo per le sue donne e la sua natura selvaggia, Tahiti, locus amoenus per un pittore che dipinge le proprie sensazioni.

In una civiltà lontana dal progresso egli ritroverà la propria serenità interiore. Il suo stile infatti muta radicalmente, le linee si ammorbidiscono, il colore è meno violento e il contorno più lieve. Qui la musicalità si fonde al colore in un’unione che rende “il semplice”, meraviglioso. L’esplosione delle capacità psico-pittoriche di Gauguin trova pieno sfogo nel dipinto “Da dove veniamo?Cosa siamo?Dove andiamo?”. Fonde passato( statue antiche e paesaggi naturali) e presente( ciò che lui sta realmente rappresentando). Tutto è in equilibrio e tutto segue un racconto, un poema che precorre la vita( da destra a sinistra) dalla nascita alla vecchiaia. I colori ben delineati e separati l’un l’altro sono accostati ai vari soggetti. Se non per questo trascorrere del tema vitale, ci troviamo invece di fronte ad un vero e proprio punto interrogativo della pittura. Infatti è la composizione la principale caratteristica di un dipinto ancora oggi di difficile comprensione.

Henri de Toulouse-Lautrec

Busto corto, cappello a cilindro, baffo alla francese, Toulouse-Lautrec fu il piccolo grande uomo del suo tempo, insieme a Van Gogh. Abbandonata l’aristocrazia, ove si sentiva giudicato a causa dei suoi complessi fisici, egli dedicherà anima e corpo alla rappresentazione di scenari ben più popolari. L’insicurezza dovuta ad una fragile personalità viene sostituita da un segno, rapido e aggressivo, nei suoi dipinti, che appaiono forti. Abbandona le scale cromatiche tanto amate dagli impressionisti. Le sue caratteristiche sono: linea nervosa, libertà di inquadrature e prospettive, e l’assenza di chiaro scuro.

Ballo al Moulin Rouge è un dipinto ad olio su tela. L'allora appena fondato Moulin Rouge è visto dal pittore Lautrec in chiave quasi caricaturale, colto in un momento di frequentazione da parte della società parigina. Diversi personaggi interagiscono tra loro, si affollano al bancone del bar, discutono e osservano le ballerine. Grazie alla linea pittorica che guida l'occhio verso i personaggi in secondo piano tramite un'abile disposizione degli elementi sulla tela, si intravedono un uomo con la faccia da teschio e la ballerina Jane Avril.
A fianco ammiriamo il dipinto Nella sala di rue des moulins. In questa composizione le figure, tutte prostitute del celebre bordello parigino, vengono rappresentate in un impianto ben equilibrato e con un cromatismo armonicamente vibrante attorno alla figura centrale. Questa, in atteggiamento sessualmente provocatorio, è circondata da una morbida – se pur accesa – massa di colore che, espandendosi in un insieme di eleganti tratti curvilinei, richiama la calma o qualcosa assai diversa da essa, ma certamente abbinabile, come la pigrizia, o forse la noia. Lautrec è aperto alle suggestioni dell'arte giapponese, la cui influenza è evidente nell'impiego di certi arabeschi che richiedono linee curve, qua e là innervosite da uno stringente ritorno su se stesse, nei colori "a plat" (stesi piatti), freddi o screziati, nello sviluppo formale che predilige la sproporzione anziché l'armonia, in funzione dell'impatto e dell'emozione visiva.
Su questa linea pittorica realizzò un gran numero di manifesti. Jardin de Paris - Jane Avril è il settimo manifesto di Toulouse-Lautrec, richiesto dall’omonima ballerina. In basso a destra, è collocata la caricatura di un violoncellista con il volto seminascosto dal braccio sinistro la cui mano afferra il manico dello strumento. Un manifesto, quello in esame, con una grande ascendenza giapponese.
Divan Japonais (1893). Si tratta di una litografia, realizzata per il locale omonimo. Il manifesto presenta soluzioni compositive e coloristiche improntate all'arte giapponese. In primo piano, la cantante Jane Avril e il critico musicale Edouard Dujardin; sulla scena, riconoscibile per i caratteristici guanti neri, Yvette Guilbert, con la testa tagliata dall'"inquadratura".

Vincent Van Gogh

Nasce in Olanda, figlio di un pastore. Sin da piccolo possedeva una personalità molto inquieta, e sempre si trovò a disagio di fronte alle situazione che la vita gli poneva dinanzi. Provò a fare il venditore, successivamente, spinto da necessità interiori si dedicò alla pittura. Fu un autodidatta. Egli si classifica come post-impressionista, infatti la sua arte è nettamente influenzata dalla sua sfera emotiva. Viene a contatto con il ceto basso, e dipinge I mangiatori di patate. Nel quadro domina l’oscurità, specchio della tristezza dei protagonisti. Una sola luce illumina la stanza, proveniente dalla lampadina in alto al centro. Quest’ultima mette in luce le facce vissute e imbruttite, le mani raggrinzite e callose, simbolo della stanchezza, del duro e lungo lavoro e della povertà. La sua inquietudine comincia ad influenzare sempre più fortemente i suoi quadri, e si manifesta con l’uso di colori più freddi. La luce si fa sempre più rada, le linee ed i contorni sempre più confusi.

La sua arte diventa sempre più espressione del suo “io”, come notiamo nell'Autoritratto del 1889; qui domina il blu, colore-simbolo del suo malessere, trasmettendo una forte inquietudine. Anche ne La camera da letto viene alla luce il suo disagio. Gli errori voluti di prospettiva (es: la sedia più vicina appare molto più grande della seconda), il disordine, i colori: Tutto lascia intendere che il pittore non si trovi a suo agio e non voglia rimanere all'interno di essa, nemmeno nel suo ambiente più privato. I suoi quadri, col passare degli anni, al contrario di quelli di Gaguin che vanno rasserenandosi, diventano sempre più “disturbati”. Dipinge con nervosismo, come ne La chiesa di Auvers dove la sua mano sembra disegnare incessantemente senza mai fermarsi. Questo effetto è dato dal fatto che neanche una linea è geometricamente dritta, cosa insolita per rappresentare un edificio reale. Cosa importante è la presenza dell’ombra proiettata dalla chiesa sul prato, nonostante l’assenza di una qualsiasi fonte di luce. Questo buio rappresenta senza ombra di dubbio il suo temperamento disturbato. Ma purtroppo la pazzia non è arte, e infatti all'aggravamento della sua condizione psichica corrisponderà la fine della sua produzione artistica. La sua ormai evidente pazzia lo spingerà al suicidio.

Hai bisogno di aiuto in Arte moderna e contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email